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Nagel si dimette con tutto il cda Mediobanca e scrive ai dipendenti: “Privilegio lavorare con voi”

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La decisione collegiale “preso d’atto dell’Opas di Mps e per favorire un’ordinata e tempestiva transizione”. Intanto l’ad cede titoli per altri 21 milioni, il presidente Pagliaro per 2 milioni e il dg Vinci per 8 milioni
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MILANO – Il cda di Mediobanca si dimette in blocco e convoca l’assemblea che il 28 ottobre rinnoverà il vertice della banca d’affari secondo le indicazioni del Monte dei Paschi, nuovo socio di controllo.

“I consiglieri, preso atto dell’esito dell’Offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da banca Monte dei Paschi di Siena sulla totalità delle azioni di Mediobanca e per favorire un’ordinata e tempestiva transizione attraverso il rinnovo dell’organo amministrativo, hanno rassegnato le dimissioni dalla carica, con efficacia dalla data della prossima assemblea”, si legge in una nota, diffusa al termine della riunione durata circa quattro ore.

Le dimissioni riguardano 14 dei 15 consiglieri della banca d’affari, “con l’eccezione del consigliere Sandro Panizza”, indicato nella lista di minoranza del socio Delfin.

Qualche ora prima l’amministratore delegato Alberto Nagel si era dimesso da amministratore delegato di Mediobanca, annunciando la sua decisione durante il cda. Ad anticipare…

MILANO – Il cda di Mediobanca si dimette in blocco e convoca l’assemblea che il 28 ottobre rinnoverà il vertice della banca d’affari secondo le indicazioni del Monte dei Paschi, nuovo socio di controllo.

“I consiglieri, preso atto dell’esito dell’Offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da banca Monte dei Paschi di Siena sulla totalità delle azioni di Mediobanca e per favorire un’ordinata e tempestiva transizione attraverso il rinnovo dell’organo amministrativo, hanno rassegnato le dimissioni dalla carica, con efficacia dalla data della prossima assemblea”, si legge in una nota, diffusa al termine della riunione durata circa quattro ore.

Le dimissioni riguardano 14 dei 15 consiglieri della banca d’affari, “con l’eccezione del consigliere Sandro Panizza”, indicato nella lista di minoranza del socio Delfin.

Qualche ora prima l’amministratore delegato Alberto Nagel si era dimesso da amministratore delegato di Mediobanca, annunciando la sua decisione durante il cda. Ad anticipare l'addio una lettera ai dipendenti, dove Nagel ha salutato citando Orazio, "Graecia capta ferum victorem cepit" (La Grecia vinta vinse il feroce vincitore)". "Non potrò mai ringraziarvi abbastanza per avermi dato il privilegio di lavorare con voi", la frase conclusiva dell'amministratore delegato.

Nella sua missiva Nagel ripercorre i passi compiuti dalla banca sotto la sua guida. "Sono passati oltre 34 anni da quando sono entrato in Banca ed oltre 22 da quando me ne e' stata data la responsabilità. Un periodo molto lungo, nel quale abbiamo fatto insieme un percorso straordinario di crescita e rinnovamento ascrivibile interamente alla vostra capacita' e senso di appartenenza".

Anche sotto il profilo dei numeri. “Alla fine dello scorso giugno, il gruppo consolida ricavi per 3,7 miliardi ed un utile netto per 1,3 miliardi, rispettivamente 3,7 e 2,5 volte rispetto al 2004. Nell'ultimo ventennio, la banca ha sempre investito in talento umano, triplicando il personale sino a raggiungere gli attuali 6.200 colleghi, a differenza di molti intermediari che hanno dovuto effettuare forti ristrutturazioni; ha distribuito agli azionisti circa 8,5 miliardi, senza mai fare aumenti di capitale ed ha conseguito un Total Shareholder Return del +500%”.

Nagel tocca poi il punto delicato dell’evoluzione dell’azionariato, quello che ha portato Mediobanca a essere mangiata da zionisti forti che hanno offerto le loro azioni a supporto dell’Ops lanciata da Mps.

“Tutto cio' e' stato accompagnato da un altrettanto incisivo cambiamento dell'azionariato della banca: nel 2004 il 55% del capitale era racchiuso in un patto di sindacato ed il resto sul mercato. A metà del 2019, con la progressiva riduzione del patto di sindacato, peraltro trasformato in un Accordo di Consultazione, il capitale sul mercato è pressochè totalitario e Mediobanca una vera public company. Dal 2020 ad oggi si è assistito ad un ritorno dell'azionariato "stabile" a discapito del mercato”.

Infine l'ad di Mediobanca nella lettera di addio ai dipendenti di Piazzetta Cuccia, ribadisce come sarebbe stato meglio un matrimonio nel risparmio gestito anziché l'acquisizione da parte di una banca commerciale e sottolinea come, in un momento in cui si parla del delisting di Mediobanca, "le banche quotate hanno molte più chance di crescere e di generare extra ritorni" quando presentano "un capitale diffuso" con una forte presenza di "investitori istituzionali".

Nel delineare il percorso del gruppo negli ultimi vent'anni Nagel sottolinea come questa "marcata evoluzione" sia "anche frutto di alcune mie radicate convinzioni". "La prima la chiamerei 'darwinismo bancario'" e consiste nel fatto che le banche che non riescono ad "adattarsi ad un contesto che cambia rapidamente sono destinate "all'estinzione della specie".

La seconda convinzione "è che la specializzazione in attività a maggior sofisticazione e valore aggiunto protegge nel lungo termine il valore degli intermediari. Ed è per questa ragione che ho sempre preferito l'acquisizione di un wealth manager di taglia e di fascia alta, con ripetuti tentativi effettuati negli ultimi 6 anni, piuttosto che l'unione con una banca commerciale per lo più concentrata sul mass market".

Infine per Nagel "le banche quotate hanno molte più chance di crescere e di generare extra ritorni, tanto più forte è l'allineamento di interessi tra azionisti e banca. In tutti i mercati finanziari più evoluti questo si verifica, almeno per gli istituti di maggiore dimensione, quando le banche hanno un capitale diffuso per lo più rappresentato da investitori istituzionali".

L’ultimo cda della Mediobanca guidata da oltre vent’anni da Alberto Nagel e Renato Pagliaro è stato convocato per esaminare i conti dell’esercizio 2024-2025, chiuso con utili da record di 1,33 miliardi di euro. Ma dalla riunione si attende anche la notizia delle dimissioni in blocco dei 15 consiglieri, che dovrebbero infine convocare per il 28 ottobre l’assemblea in cui, assieme al bilancio, gli azionisti voteranno per il nuovo vertice della banca d’affari.

Una presa d’atto dell’esito dell’offerta pubblica di acquisto e scambio di Mps, ancora in corso fino a lunedì 22, ma che ha già raccolto il 62,88% del capitale. Il nuovo azionista forte, proprio ieri, ha dato mandato ai cacciatori di teste di Korn Ferry per individuare una lista di profili adatti al nuovo vertice di Mediobanca, che sta diventando una controllata del gruppo senese. Le dimissioni in blocco diventeranno, quindi, operative dal 28 ottobre, e il cda uscente gestirà le operazioni ordinarie per un altro mese.

Chi sono i top manager di Piazzetta Cuccia

Nagel, manager milanese del 1965 ed entrato in Piazzetta Cuccia nel 1991, fu promosso alla direzione generale nel 2003, con l’estromissione di Vincenzo Maranghi – il delfino di Enrico Cuccia – da parte delle grandi banche azioniste. Dal 2008 è diventato amministratore delegato e ha condotto l’istituto durante la crisi finanziaria, costata poco o nulla a Mediobanca, e a cedere le tante partecipazioni focalizzandosi sulle attività di gestione patrimoniale, pur senza tralasciare il credito al consumo né la partecipazione regina in Generali, di cui l’istituto è principale azionista con un 13,1%.

Anche Pagliaro, milanese del 1957, ha svolto l’intera carriera nell’istituto, dov’è entrato nel 1981, fino alla presidenza (non più come dipendente, essendo da qualche tempo pensionato).

Tra i dimissionari di oggi, come membro del cda, sarà anche Francesco Saverio Vinci, direttore generale e braccio destro di Nagel, nato nel 1962 e in banca da ben 38 anni. Per lui, tuttavia, potrebbero profilarsi deleghe da “traghettatore interno”, che dipenderanno dalla dialettica del cda odierno, oltre che dalle scelte del nuovo azionista Mps, con cui Vinci si è mostrato accomodante nel video messaggio interno di qualche giorno fa.

I tre banchieri continuano a vendere azioni

Intanto stanno continuando le vendite di titoli Mediobanca da parte dei vertici e dei top manager. Secondo le comunicazioni “internal dealing” di mercoledì sera l'ad Nagel ha venduto un altro milione di titoli a 21,306 euro ciascuno, incassando circa 21,3 milioni di euro. A Nagel, che ha già venduto in Borsa azioni per un ammontare simile, restano azioni per un controvalore di circa 20 milioni.

Il presidente Pagliaro invece ha ceduto altre 100.000 azioni a 21,1743 euro, incassando 2,1 milioni di euro, mentre il dg Vinci ha venduto 400.000 titoli a 21,3293 euro, per un totale di circa 8,5 milioni. A Vinci resta una decina di milioni, che si vedrà se consegnerà all’Opas nel caso continuasse la sua avventura nella nuova Mediobanca integrata nel Monte dei Paschi.

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