ROMA – Negli Stati Uniti la class action avviata da un gruppo di azionisti di St Microelectronics, che ritiene di essere stato danneggiato dal comportamento della multinazionale e dei suoi vertici, va avanti. Il tribunale di New York ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal gruppo che produce chip, oltre che dall’ad Jean-Marc Chery e dal direttore finanziario Lorenzo Grandi.
Nelle nove pagine dell’ordinanza il giudice stabilisce, sulla base della giurisprudenza e di sentenze precedenti su casi analoghi, che le accuse e le osservazioni avanzate dagli azionisti nella class action, per il periodo che va dal 14 marzo 2023 al 30 ottobre 2024, abbiano un loro presunto fondamento.
Per il giudice esiste la possibilità, tutta da verificare in dibattimento, che la St abbia omes…
ROMA – Negli Stati Uniti la class action avviata da un gruppo di azionisti di St Microelectronics, che ritiene di essere stato danneggiato dal comportamento della multinazionale e dei suoi vertici, va avanti. Il tribunale di New York ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal gruppo che produce chip, oltre che dall’ad Jean-Marc Chery e dal direttore finanziario Lorenzo Grandi.
Nelle nove pagine dell’ordinanza il giudice stabilisce, sulla base della giurisprudenza e di sentenze precedenti su casi analoghi, che le accuse e le osservazioni avanzate dagli azionisti nella class action, per il periodo che va dal 14 marzo 2023 al 30 ottobre 2024, abbiano un loro presunto fondamento.
Per il giudice esiste la possibilità, tutta da verificare in dibattimento, che la St abbia omesso informazioni o abbia dato notizie fuorvianti per un investitore ragionevole rispetto all’andamento del gruppo collegato al mercato e ai settori di attività. Nessuno stop, quindi, al procedimento. Anzi. Il giudice Alvin K. Hellerstein, oltre a «respingere la richiesta di archiviazione» invita «le parti a presentarsi alla prima udienza preliminare il 4 dicembre 2025».
St, che pochi giorni fa nell’incontro al ministero dell’Industria ha ritirato gli esuberi annunciati nello stabilimento di Agrate, in provincia di Milano, non sembra essere turbata. Ma i rapporti tra i vertici della multinazionale, controllata da St Holding che a sua volta è divisa a metà tra il ministero dell’Economia e la banca pubblica Bpifranceè, e il governo italiano, soprattutto con il socio Mef, rimangono tesi.
E la notizia di una mancata archiviazione potrebbe rinvigorire le critiche che il ministero ha rivolto all’ad Chery. «Sono comparse notizie su un’azione legale intentata negli Stati Uniti contro la nostra società e alcuni dei suoi top manager per presunte violazioni della normativa statunitense sui valori mobiliari», sottolinea il gruppo interpellato da Repubblica. «È importante capire che al momento si tratta solo di accuse e che gli esiti dei procedimenti legali non sono prevedibili - spiegano da St - la società ritiene di avere solide argomentazioni legali contro le accuse e si difenderà con determinazione in tribunale. E come da policy aziendale, la società non commenta le controversie legali in corso».