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Euro digitale, la Ue accelera. La mina stablecoin e i dubbi delle casse di risparmio tedesche

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Venerdì la riunione di Copenhagen dell’Eurogruppo, dove la valuta digitale sarà fra i punti all’ordine del giorno
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Alla riunione di Copenhagen dell’Eurogruppo, il consesso dei ministri delle Finanze dell’area euro, uno dei punti in agenda venerdì è l’euro digitale. L’obiettivo è accelerare sul progetto, visto che l’avvento delle stablecoin, criptovalute private fortemente appoggiate da Trump, costituisce una seria sfida alla sovranità monetaria europea nonché alla stabilità finanziaria, come ricordato oggi da Chiara Scotti, vicedirettrice generale di Banca d’Italia.

Il confronto alla riunione di Copenhagen è tutto sul punto più delicato del progetto: il tetto massimo di euri digitali che i cittadini europei potranno avere nel proprio wallet, il portafogli virtuale. Non si tratta di mettersi d’accordo già ora sulla cifra precisa, quello avverrà solamente a pochi mesi dall’entrata in circolazione della valuta digitale, ma su chi dovrà decidere su quel tetto e quale percorso disegnare da qui al lancio. Secondo Politico, la Bce avrebbe fatto una proposta che teoricamente potrebbe sbloccare la situazio…

Alla riunione di Copenhagen dell’Eurogruppo, il consesso dei ministri delle Finanze dell’area euro, uno dei punti in agenda venerdì è l’euro digitale. L’obiettivo è accelerare sul progetto, visto che l’avvento delle stablecoin, criptovalute private fortemente appoggiate da Trump, costituisce una seria sfida alla sovranità monetaria europea nonché alla stabilità finanziaria, come ricordato oggi da Chiara Scotti, vicedirettrice generale di Banca d’Italia.

Il confronto alla riunione di Copenhagen è tutto sul punto più delicato del progetto: il tetto massimo di euri digitali che i cittadini europei potranno avere nel proprio wallet, il portafogli virtuale. Non si tratta di mettersi d’accordo già ora sulla cifra precisa, quello avverrà solamente a pochi mesi dall’entrata in circolazione della valuta digitale, ma su chi dovrà decidere su quel tetto e quale percorso disegnare da qui al lancio. Secondo Politico, la Bce avrebbe fatto una proposta che teoricamente potrebbe sbloccare la situazione e dare una bella accelerata al tutto. Christine Lagarde avrebbe offerto un compromesso agli stati membri, che sulla questione vogliono avere voce in capitolo: la nuova idea di Francoforte prevede che la Bce avvierà una consultazione con i governi due anni prima dell'emissione dell'euro digitale e proporrà un limite complessivo un anno prima dell'emissione. Emissione che richiederà il sostegno di una maggioranza qualificata rafforzata tra i governi dell'eurozona, la maggioranza più forte possibile utilizzata nelle procedure di voto dell'Ue. L’euro digitale – oltre alla Bce e alla Commissione Ue – può contare sull’appoggio della presidenza danese del Consiglio Ue, che si è prefissata di completare i negoziati entro fine anno, prima della scadenza del semestre di turno.

A Bruxelles si respira un cauto ottimismo. “Vedo ottime ragioni per aspettarmi che arriveremo a una soluzione abbastanza presto, se non già venerdì sarà nell’Eurogruppo di ottobre”, dice all’Ansa un alto funzionario europeo che segue il dossier. Certo, ci sarà da superare lo scetticismo di quelle banche che al progetto dell’euro digitale preferiscono altro. Stiamo parlando delle sparkassen, le casse di risparmio regionali tedesche, che invece spingono per una strada alternativa, quella che porta a Wero un sistema di pagamento digitale che viene utilizzato in Germania, Francia e Belgio e che si basa sui bonifici istantanei. “A nostro avviso, la soluzione più efficace sarebbe quindi rinunciare all'euro digitale per i clienti privati ??e consentire invece ufficialmente a Wero di funzionare come unico metodo di pagamento a livello europeo", sostiene Stefan Reuss, presidente esecutivo dell'Associazione delle Casse di Risparmio dell'Assia-Turingia. Posizioni che in qualche modo sono rilanciate all’interno dell’Europarlamento da Fernando Navarrete, deputato spagnolo del Ppe e relatore del dossier euro digitale, che da settimane esprime più di un dubbio sul progetto. Ha da poco pubblicato su Linkedin un documento dal titolo che lascia poco spazio alle interpretazioni: “Abbiamo veramente bisogno dell’euro digitale?”.

In realtà l’orientamento comunitario negli ultimi tempi ha virato nel verso contrario dei dubbi di Navarrete, anche grazie al grande lavoro di rassicurazione e spiegazione fatta dai vertici della Bce. Ieri a esempio, Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce che guida il progetto, è intervenuto all'esecutivo Abi per rassicurare ancora una volta: le banche giocheranno un "ruolo fondamentale" nella diffusione dell'euro digitale, saranno "remunerate per i loro servizi e "non addebiteremo loro commissioni associate al circuito". Inoltre, a differenza dei depositi, le disponibilità in euro digitale non saranno remunerate.

Ma anche la Commissione Ue ha le idee chiare. Il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha oggi detto chiaramente che “l'euro digitale è un simbolo potente del nostro impegno a essere in prima linea nell'abbracciare l'era digitale e svolgerà un ruolo importante nella modernizzazione e nella garanzia della resilienza del mercato dei pagamenti della Ue. Non possiamo permetterci di cedere interamente ad altri il controllo tecnologico sul sistema finanziario e sull'economia europea”. Il riferimento è chiaramente agli Usa, che tramite il circuito Visa-Mastercard oggi e le stablecoin usate dalle piattaforme digitali domani, di fatto la fanno da padrone nel mercato dei pagamenti digitali europeo. L'integrazione delle stablecoin "nelle piattaforme digitali potrebbe creare un potenziale squilibrio di mercato. Garantire pari condizioni è fondamentale per proteggere le scelte dei consumatori mantenendo la fiducia", ha ricordato non a caso Scotti.

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