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Nvidia punta 5 miliardi sulla rivale Intel, Wall Street benedice l’alleanza dei chip

Il fondatore e capo di Nvidia Jensen Huang nel Regno Unito, tra gli imprenditori che hanno accompagnato Trump nella sua visita di Stato 

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Rapporti di forza ribaltati in poco più di un decennio. L’ex dominatore del settore è stato appena soccorso dallo Stato
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ROMA – Il nuovo campione dei chip, trionfatore della corsa dorata all’Intelligenza artificiale, che soccorre il grande vecchio in crisi, ex rivale ormai surclassato. Nvidia stacca un assegno da 5 miliardi di dollari e si compra il 4% di Intel, come parte di un accordo che vedrà le due maggiori società statunitensi del settore sviluppare insieme nuovi processori. Un’operazione che riscrive la geografia del settore più strategico, e prima ancora di logiche industriali ne ha una geopolitica, legata alla volontà dell’amministrazione Trump di difendere il vantaggio hi-tech sulla Cina e riportare negli Stati Uniti la manifattura dei chip. Giusto un mese fa era stato il governo Usa ad acquistare il 10% di Intel.

Non tutti i chip sono uguali

L’accordo in re…

ROMA – Il nuovo campione dei chip, trionfatore della corsa dorata all’Intelligenza artificiale, che soccorre il grande vecchio in crisi, ex rivale ormai surclassato. Nvidia stacca un assegno da 5 miliardi di dollari e si compra il 4% di Intel, come parte di un accordo che vedrà le due maggiori società statunitensi del settore sviluppare insieme nuovi processori. Un’operazione che riscrive la geografia del settore più strategico, e prima ancora di logiche industriali ne ha una geopolitica, legata alla volontà dell’amministrazione Trump di difendere il vantaggio hi-tech sulla Cina e riportare negli Stati Uniti la manifattura dei chip. Giusto un mese fa era stato il governo Usa ad acquistare il 10% di Intel.

Non tutti i chip sono uguali

L’accordo in realtà non tocca il tema più critico per la società, cioè il fallimento del suo progetto di produrre chip per conto terzi, su cui ha investito miliardi senza trovare clienti. Sarà Nvidia – che progetta formidabili chip ma li fa stampare ad altri – quel cliente? No, almeno per ora. Ma l’accordo non è neppure una semplice ciambella finanziaria, per quanto gradita. I calcolatori di Nvidia per l’Intelligenza artificiale infatti, oggetto del desiderio universale, devono la loro potenza ai super processori grafici (Gpu) della casa, ma hanno bisogno anche di più classici processori logici (Cpu): in futuro sarà Intel a realizzarli, garantendosi un enorme portafoglio ordini e uno strapuntino sul treno dell’AI. Ieri in Borsa il suo titolo è schizzato del 23%, tornando a livelli che non si vedevano da più di un anno.

Il credito di Jensen

«Insieme getteremo le fondamenta per la nuova era della computazione», ha dichiarato l’ad Jensen Huang, fondatore e capo rockstar di Nvidia. Ieri pure la sua società, già la più capitalizzata al mondo, ha festeggiato in Borsa (+3,5%). E la ragione è anche nell’ulteriore credito politico che questo investimento gli può valere con Trump, nel momento in cui Washington deve decidere quali chip si possono vendere alla Cina, e Pechino quali vuole comprare e quali sostituire con alternative autoctone. «Stai conquistando il mondo… Jensen», gli ha urlato ieri il presidente in visita nel Regno Unito, durante un meeting tra gli imprenditori dei due Paesi.

Così passa la gloria del mondo

E pensare che un paio di decenni fa, nell’era dei Pc, quel mondo era di Intel. Che pensò pure di comprarsi Nvidia, piccolo concorrente specializzato in processori per videogiochi, per 20 miliardi, salvo poi decidere di svilupparsi un’alternativa in casa. Fu un errore più grave di quanto chiunque potesse immaginare, perché qualche anno dopo quei processori grafici - da accessorio per smanettoni - sarebbero diventati i neuroni delle IA. Oggi Nvidia vale oltre 4mila miliardi e comprarsi un pezzo di Intel non le costa nulla.

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