Telefonata Trump-Xi, a novembre l'incontro in Corea. Ma non c'è ancora l'accordo su TikTok
di Filippo SantelliUn vecchio incontro del 2017 tra il presidente degli Stati Uniti Trump, al suo primo mandato, e il leader cinese Xi
ROMA – L’accordo definitivo sul passaggio di TikTok in mani americane, quello su cui Trump aveva detto di contare, non è ancora raggiunto. Ma la cauta distensione dei rapporti tra Stati Uniti e Cina, rivali alla ricerca di un equilibrio nella competizione, sembra proseguire comunque. Ieri, come previsto da qualche giorno, Donald Trump e Xi Jinping si sono sentiti al telefono. Uno scambio “pragmatico, positivo e costruttivo” secondo la parte cinese, la prima a parlare. “Molto buono e produttivo”, ha poi scritto sui social Trump. Il risultato principale al momento sembra aver aperto la strada ad una serie di incontri faccia a faccia: uno a inizio novembre a margine del vertice Apec in Corea del Sud, il primo dal 2019 e dal ritorno di Trump alla casa Bianca; poi una visita di Stato del presidente americano in Cina, all’inizio del prossimo anno; quindi un viaggio negli Stati Uniti di Xi se e quando sarà il caso.
ROMA – L’accordo definitivo sul passaggio di TikTok in mani americane, quello su cui Trump aveva detto di contare, non è ancora raggiunto. Ma la cauta distensione dei rapporti tra Stati Uniti e Cina, rivali alla ricerca di un equilibrio nella competizione, sembra proseguire comunque. Ieri, come previsto da qualche giorno, Donald Trump e Xi Jinping si sono sentiti al telefono. Uno scambio “pragmatico, positivo e costruttivo” secondo la parte cinese, la prima a parlare. “Molto buono e produttivo”, ha poi scritto sui social Trump. Il risultato principale al momento sembra aver aperto la strada ad una serie di incontri faccia a faccia: uno a inizio novembre a margine del vertice Apec in Corea del Sud, il primo dal 2019 e dal ritorno di Trump alla casa Bianca; poi una visita di Stato del presidente americano in Cina, all’inizio del prossimo anno; quindi un viaggio negli Stati Uniti di Xi se e quando sarà il caso.
Versioni discordanti
Alle prese con problemi economici speculari che sconsigliano escalation, i due Paesi tengono quindi vivo il loro dialogo. Anche se, come spesso succede, le versioni date dalle parti divergono in maniera significativa. Nel suo ufficialissimo comunicato, Pechino dice che Xi ha elogiato gli ultimi colloqui bilaterali tra i due Paesi, ma anche chiesto a Trump di “evitare di minarne i risultati” e di “imporre restrizioni commerciali unilaterali”. Il riferimento è ai dazi e alle altre restrizioni all’export di tecnologiche critiche, anche se nelle ultime settimane il presidente americano, molto desideroso di incontrare Xi, ha piuttosto messo in fila gesti di distensione: dall’allentamento del divieto alle esportazioni di chip Nvidia al rifiuto di approvare un pacchetto di forniture militari da 400 milioni di dollari verso Taiwan.
L’ultima parola su TikTok
Dal canto suo Trump, un po’ meno enfatico del solito, parla invece di “progressi” su vari dossier bilaterali, dai dazi all’Ucraina, dal traffico di oppiaci a TikTok. Tre giorni fa a Madrid i negoziatori dei due Paesi avevano raggiunto un accordo secondo cui il ramo americano della piattaforma dei balletti, considerato una minaccia per la sicurezza nazionale, sarebbe stato venduto dai cinesi di ByteDance a una cordata americana, evitando così l’oscuramento. L’intesa attendeva l’ultima via libera dei due leader. Sui social Trump ha lasciato intendere che questo via libera sia arrivato, ma la versione di Pechino suona molto meno definitiva: “Il governo cinese rispetta la volontà delle imprese – avrebbe detto Xi secondo i media di Stato – e le incoraggia a condurre sane negoziazioni sulla base delle regole di mercato”. Nei prossimi giorni si capirà se si tratta di una frase interlocutoria o di un via libera mascherato, utile a salvare la faccia di fronte all’opinione pubblica cinese. La stessa Casa Bianca però ha ammesso poi che, almeno per ora, l’accordo non c’è.
Dai dazi alla Russia
A maggior ragione restano ben lontane da una soluzione tutte le altre e più strutturali questioni aperte tra i due Paesi. Sul fronte della guerra commerciale al momento i dazi sono al 30% per le merci cinesi alle dogane americane e al 10% lungo la direttrice opposta, ma a novembre, quando finisce la tregua, potrebbero tornare ad impennarsi. Su quello del boicottaggio tecnologico Washington ha mandato segnali contrastanti, mentre Pechino è sempre pronta ad utilizzare il suo predominio sulle terre rare come strumento di ricatto. Sul sostegno della Cina alla sforzo bellico di Putin, Trump ha minacciato ritorsioni, ma le ha attuate solo contro l’India. Più in generale, mentre Xi sembra avere un obiettivo chiaro, cioè rendere la Cina sempre più autonoma e indipendente dagli Stati Uniti, la “grande” strategia di Trump rispetto alla Cina non è ancora chiara, e nella sua amministrazione le posizioni spaziano dal contenimento stile Guerra Fredda al grande accordo per spartirsi le sfere di influenza.