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Crédit Agricole-Bpm francesi al 25% il piano per la fusione

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Un’operazione soft per non inimicarsi il governo e creare al fianco della maggioranza francese un nocciolo italiano al 12%
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Milano – La morsa del Crédit Agricole sul Banco Bpm si stringe sempre di più. Secondo la Reuters la Banque Verte ha arruolato come advisor Deutsche Bank e Rothschild per assisterla nella potenziale fusione della sua divisione italiana (Cai, Crédit Agricole Italia) con Banco Bpm.

L’annuncio potrebbe quindi essere vicino e, a quanto appreso da Repubblica, si stanno mettendo a fuoco alcuni dettagli dell’operazione per cercare di evitare un eventuale intervento del governo con il Golden power.

L’obiettivo delle ultime trattative sarebbe quello di mantenere la partecipazione del Crédit Agricole in Banco Bpm appena al di sotto del 25%, per non far scattare l’obbligo di Opa e il procedimento del whitewash (approvazione da parte della maggioranza delle minoranze).

Per raggiungere questo obiettivo in una prima fase Banco Bpm acquisirebbe soltanto il 51% di Cai dal Crédit Agricole che ne possiede l’86%. Con una valutazione di Cai intorno ai 6 miliardi, la quota vale circa 3 miliardi che verrebb…

Milano – La morsa del Crédit Agricole sul Banco Bpm si stringe sempre di più. Secondo la Reuters la Banque Verte ha arruolato come advisor Deutsche Bank e Rothschild per assisterla nella potenziale fusione della sua divisione italiana (Cai, Crédit Agricole Italia) con Banco Bpm.

L’annuncio potrebbe quindi essere vicino e, a quanto appreso da Repubblica, si stanno mettendo a fuoco alcuni dettagli dell’operazione per cercare di evitare un eventuale intervento del governo con il Golden power.

L’obiettivo delle ultime trattative sarebbe quello di mantenere la partecipazione del Crédit Agricole in Banco Bpm appena al di sotto del 25%, per non far scattare l’obbligo di Opa e il procedimento del whitewash (approvazione da parte della maggioranza delle minoranze).

Per raggiungere questo obiettivo in una prima fase Banco Bpm acquisirebbe soltanto il 51% di Cai dal Crédit Agricole che ne possiede l’86%. Con una valutazione di Cai intorno ai 6 miliardi, la quota vale circa 3 miliardi che verrebbero pagati dalla banca guidata da Giuseppe Castagna parte con azioni Anima (il 39% che vale un miliardo), parte con azioni Agos Ducato (il 36% vale un altro miliardo) e il rimanente miliardo con azioni dello stesso Banco Bpm.

In questo modo la partecipazione del Crédit Agricole in Banco Bpm salirebbe di soli 4 punti percentuali, appena al di sotto della soglia Opa, senza dover chiedere nuove autorizzazioni essendo già arrivato il disco verde della Bce a salire sopra il 20%.

Il Banco Bpm, inoltre, acquisirebbe un altro 14% di Cai dalle fondazioni azioniste pagandole con azioni proprie. Quindi la partecipazione di Banco Bpm in Cai salirebbe al 65%, soglia che consentirebbe in un futuro di procedere con la fusione delle due entità. E allo stesso tempo tra Fondazioni e Casse di previdenza, nuove e già presenti in Banco Bpm, si verrebbe a formare un nocciolo di soci italiani con il 12% delle azioni.

Ma è evidente che con il 25% (più altri azionisti francesi come Banque Postale e Natixis già presenti nella banca milanese) il controllo di Piazza Meda passerebbe in mani francesi, anche con Castagna alla guida per un altro triennio, come gli sarebbe stato assicurato dai vertici del Crédit Agricole.

Di qui la necessità di non scatenare una reazione contraria del governo italiano che al momento non ha una linea condivisa sull’operazione.

Di certo c’è che al Mef stanno lavorando per evitare che dalla Commissione Ue arrivi a breve la decisione finale ex art.21 sul Golden power varato il 18 aprile scorso per fermare l’Unicredit di Andrea Orcel. Ma non è detto che ci riescano. Una decisione definitiva della Ue, se arrivasse, taglierebbe le unghie all’interpretazione estensiva del Golden power adottata nei mesi scorsi dal governo. E che ha provocato la rinuncia all’Ops della banca guidata da Orcel.

Con meno armi a disposizione per il governo diventerebbe difficile arginare l’avanzata dei francesi che finora si sono sempre allineati alle sue decisioni. L’intervento della Ue faciliterebbe tuttavia anche un eventuale ritorno di Unicredit che si era mosso inizialmente proprio per ostacolare l’avanzata dei francesi. Scatenando l’ira del governo italiano.

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