Economia

Giorgetti: “Rottamazione? Un po’ di guerra a chi non fa pace col fisco”

Giorgetti: “Rottamazione? Un po’ di guerra a chi non fa pace col fisco”

Il ministro dell’Economia parla di un “pizzicotto” alle banche nella prossima manovra

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ROMA – La rottamazione non mi piace, preferisco parlare di pace fiscale con chi vuole farla. Chi non vuole deve aspettarsi un po’ di guerra». Giancarlo Giorgetti sceglie la formula bellica collegato con il festival di Open a Parma, rispondendo a Matteo Salvini e alla sua richiesta di una quinta edizione dello sconto sulle cartelle. Ma il ministro dell’Economia mette paletti: sì a una nuova tregua solo «con chi vuole fare la pace» e con un metodo che renda le rate «sostenibili, non impossibili da mantenere dopo le prime».

Guadagnano anche le banche

Lo dice all’indomani della promozione di Fitch, che ha alzato il rating dell’Italia da BBB a BBB+ con outlook stabile. E da Copenaghen, a margine dell’Ecofin informale, rivendica: «Il giudizio non è solo sul governo, ma si riversa sulle istituzioni, le aziende e le famiglie. Ci viene riconosciuto il lavoro fatto, testimoniato dallo spread drasticamente ridotto». Una promozione che, ripete Giorgetti, «non incasso io, ma il Paese: ahimè anche le banche», scherza. Alle quali promette «un pizzicotto» in manovra.

Il tesoretto non c’è

Ma non è tempo di illusioni. «Il tesoretto non c’è. La rotta invece ce l’ho precisa», chiarisce il ministro, raffreddando le attese per la legge di bilancio. Il mantra resta quello del rigore: «La disciplina contabile serve a ridurre il carico fiscale agli italiani, non ad aumentare la spesa a destra e a manca». La priorità resta il taglio dell’Irpef sul ceto medio, dall’aliquota del 35% al 33%: «Non sono abituato a fare promesse, normalmente porto risultati. E confido di portarli anche su questo».

Non scassare i conti

Alle sollecitazioni dei partiti risponde con una battuta: «Io faccio il ministro dell’Economia, ho una coalizione di volenterosi che propongono un sacco di cose. Insieme alla premier Meloni troveremo il dosaggio giusto perché tutti siano accontentati, ma senza scassare i conti: questo non lo permetterò». E ancora sulle tasse: «Il taglio lo chiedono tutti. Se fosse per me le abolirei, ma non si può fare». Quanto al deficit, Giorgetti intravede uno spiraglio: «È possibile scendere sotto il 3% già quest’anno. È un’opportunità storica e penso debba essere colta». Nonostante «le turbolenze globali che non ci hanno aiutato su export e crescita».

No a tagli allo spesa sociale per la difesa

Poi la rassicurazione: «Non è assolutamente immaginabile fare tagli allo stato sociale, in particolare alla sanità, a beneficio della difesa». Per gli impegni internazionali, assicura, il ministro della Difesa «Crosetto avrà la giusta soddisfazione, come tutti gli altri colleghi». Infine le banche. «Visto quello che guadagnano non hanno motivo di preoccuparsi», dice Giorgetti ricordando che il sistema di garanzie pubbliche sui prestiti va smontato «in modo intelligente e graduale». E su Mps: «Noi non abbiamo aiutato nessuno. Eravamo azionisti pazienti e non invadenti. Basta chiedere all’ad Lovaglio di Mps: non ha mai ricevuto una mia telefonata».

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