MILANO - Anche i tre top manager di Mediobanca Alberto Nagel, Francesco Saverio Vinci e Renato Pagliaro consegnano una parte (minoritaria) delle loro azioni all’offerta pubblica di acquisto e scambio di Mps, che chiuderà lunedì in Borsa e ha già raggiunto il 70,5% del capitale della banca d’affari.
Le ultime comunicazioni di “internal dealing” in materia, uscite venerdì a tarda sera, vedono l’ad Nagel aderente con 364.000 azioni, il dg Vinci con 263 mila azioni e il presidente Pagliaro con 100 mila azioni, a fianco di altre sue 100 mila azioni vendute sul mercato lo stesso giorno, con incasso di 2,1 milioni.
Finora solo vendite sul mercato
I tre manager, che hanno presentato le dimissioni dal cda Mediobanca di giovedì perché il 28 ottobre il nuovo azionista Mps rinnoverà…
MILANO - Anche i tre top manager di Mediobanca Alberto Nagel, Francesco Saverio Vinci e Renato Pagliaro consegnano una parte (minoritaria) delle loro azioni all’offerta pubblica di acquisto e scambio di Mps, che chiuderà lunedì in Borsa e ha già raggiunto il 70,5% del capitale della banca d’affari.
Le ultime comunicazioni di “internal dealing” in materia, uscite venerdì a tarda sera, vedono l’ad Nagel aderente con 364.000 azioni, il dg Vinci con 263 mila azioni e il presidente Pagliaro con 100 mila azioni, a fianco di altre sue 100 mila azioni vendute sul mercato lo stesso giorno, con incasso di 2,1 milioni.
Finora solo vendite sul mercato
I tre manager, che hanno presentato le dimissioni dal cda Mediobanca di giovedì perché il 28 ottobre il nuovo azionista Mps rinnoverà il vertice dell’istituto, hanno ricevuto in quasi 25 anni di carriera alla guida di Mediobanca pacchetti azionari per complessivi 140 milioni circa, come parte variabile dei loro compensi. Ma finora, con una serie di operazioni intensificatesi nell’ultima settimana, avevano venduto la maggioranza delle loro azioni in Borsa, dove il prezzo è sui massimi storici e incassando oltre 89 milioni di euro complessivamente (54 milioni il solo Nagel).
Una scelta che sorprende alcuni osservatori
Ora, al penultimo giorno utile, è arrivato il conferimento di 727.000 titoli per circa 12,6 milioni di euro, pari a una valorizzazione di 16,334 euro ciascuno, compresa la parte cash di 0,9 euro per azione. Si tratta di uno 0,1% circa del capitale di Mediobanca, che li farà diventare piccoli azionisti nella banca senese; anche se le quote potrebbero arrotondarsi, qualora i tre manager consegnino all’Opas i loro pacchetti residui, pari a circa 40 milioni di controvalore.
Il conferimento ha sorpreso alcuni osservatori, date le critiche anche aspre che per mesi il vertice di Mediobanca ha rivolto all’operazione, definita “ostile”, “priva di razionale industriale e finanziario” e “distruttrice di valore”; oltre al fatto che il cda dell’istituto per tre volte l’ha rigettata.
Secondo fonti vicine a Mediobanca l’adesione all’Opas sarebbe conseguente alle visioni strategiche dei manager, confermate dal fatto che la performance di Mps da inizio anno è pari a circa la metà del settore a Piazza Affari. Tuttavia, in ragione di questo e dato il via libera all’operazione, che sblocca il beneficio di 1,3 miliardi di euro in più di crediti fiscali e i 700 milioni di sinergie, i tre banchieri ritengono che ci siano spazi di crescita nel breve periodo per l’azione Mps, per questo hanno conferito una frazione dei loro portafogli all’Opas.
Giorgetti: “Non abbiamo aiutato nessuno”
Intanto è tornato sul dossier il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che ha risposto alle domande dei giornalisti al festival di Open. "Noi non abbiamo aiutato nessuno. Eravamo azionisti di minoranza, azionisti pazienti e non invadenti, basta chiedere all'ad di Mps Luigi Lovaglio, che non ha mai ricevuto una telefonata da parte nostra per questa o quella situazione".
Il politico della Lega ha aggiunto: "C'erano diverse opzioni per far crescere Mps, questa ha avuto grande successo di mercato. Visto che tanti ci rimproveravano di avere ancora il 12% in Mps, a questo punto andiamo automaticamente a una percentuale molto inferiore, quindi di fatto, per chi non l'avesse notato, non abbiamo nessuna capacità di incidere. Non avevamo il controllo prima, tanto meno ce l'abbiamo adesso". Il Tesoro dopo l’integrazione con Mediobanca dovrebbe dimezzare circa l’attuale 11,7% che detiene in Mps. Il ministro ha poi aggiunto: “abbiamo ereditato una banca che ha gravato per qualche miliardo sulla finanza pubblica, e noi l'abbiamo risanata e restituito soldi al bilancio pubblico, forse questo conviene ricordarlo".