MILANO – Un ultimo affondo per liberarsi definitivamente dal giogo russo sull’energia. L’Unione, arrivata al 19esimo pacchetto di sanzioni, ci spera. «Servirà tempo e pazienza, ma riusciremo a staccarci da Mosca», confida Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «La nostra è di fatto una guerra commerciale, più lenta di uno scontro sul campo, ma sta avendo l’effetto sperato di ridurre le risorse con cui Putin continua ad attaccare l’Ucraina e liberare l’Europa dalla dipendenza energetica». L’effetto? «Potremmo veder crescere i prezzi, ma il vero shock è già passato e lo abbiamo gestito».
Il divieto sul gas russo dal 2027, le multe ai Paesi terzi, il blocco delle navi ombra e delle transazioni dei colossi Rosneft e Gazprom. Riusciranno quest…
MILANO – Un ultimo affondo per liberarsi definitivamente dal giogo russo sull’energia. L’Unione, arrivata al 19esimo pacchetto di sanzioni, ci spera. «Servirà tempo e pazienza, ma riusciremo a staccarci da Mosca», confida Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «La nostra è di fatto una guerra commerciale, più lenta di uno scontro sul campo, ma sta avendo l’effetto sperato di ridurre le risorse con cui Putin continua ad attaccare l’Ucraina e liberare l’Europa dalla dipendenza energetica». L’effetto? «Potremmo veder crescere i prezzi, ma il vero shock è già passato e lo abbiamo gestito».
Il divieto sul gas russo dal 2027, le multe ai Paesi terzi, il blocco delle navi ombra e delle transazioni dei colossi Rosneft e Gazprom. Riusciranno queste misure a mettere in ginocchio Mosca?
«L’economia russa è un gigante che vive del commercio di risorse naturali. Di certo, non poter contare sul mercato europeo, dove prima della guerra riversava 150 miliardi di metri cubi di gas all’anno, dieci volte i livelli attuali, ha un effetto sui suoi conti. Ma il colpo non è forte quanto vorremmo a causa degli scambi con l’Asia. Serve pazienza».
Crede che le nuove sanzioni possano accelerare il processo?
«Accelerare no, ma la strada è giusta».
Queste misure ricalcano diverse delle richieste di Trump all’Ue.
«Sono una via di mezzo tra una mera manifestazione di intenti politici, come la promessa di acquistare 750 miliardi di dollari in prodotti energetici da Washington, e un progetto realizzabile. Sicuramente dimostrano la nostra necessità di non scontentare gli Stati Uniti».
Supponiamo che il Consiglio le approvi, cosa accadrebbe nella pratica?
«L’Europa dovrà investire in quei Paesi, come Ungheria, Slovacchia, Repubblica ceca e in parte Bulgaria, che ancora non possono fare a meno dell’import russo. Sarà necessario uno sforzo logistico per dirottare i flussi, anche quelli che oggi riversiamo verso l’Ucraina, ma credo che sia fattibile entro il 2027. Più complesso potrebbe essere interrompere i contratti tra privati che regolano le compravendite di gas naturale liquefatto (Gnl) russo, come quello della francese Total».
E per le navi ombra?
«Controllare il trasporto via mare non è mai stato semplice, per questo servirebbe maggior determinazione da parte degli Usa».
Come Europa e come Italia, possiamo permetterci di rinunciare all’energia russa?
«Assolutamente sì. Potremmo subire un leggero rincaro del gas, ma abbiamo dimostrato di poter sopportare shock peggiori».