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Tassa su memorie e cloud, la rivolta delle aziende: “Rischio rincari fino al 40%”

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Le associazioni di settore contro il decreto del governo che vuole potenziare la “tassa”(equo compenso per copia privata) su memorie di dispositivi tecnologici ed estenderla anche al cloud. Con l’effetto di aumentare i costi agli utenti
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Tutto il settore tecnologico italiano, praticamente, schierato contro un decreto del Governo che vuole aumentare la “tassa” su memorie di dispositivi tecnologici ed estenderla anche al cloud. Con l’effetto di aumentare i costi agli utenti – fino al 40 per cento - su prodotti e servizi digitali. Una batosta che può penalizzare i consumi: arriva proprio mentre gli italiani già devono fare i conti con il calo dei salari reali.

È una bozza di decreto del ministero della Cultura a scatenare il terremoto, con rincari per il cosiddetto “equo compenso” riscosso dalla Siae per la copia privata. Un vecchio balzello pensato compensare gli autori nel caso in cui gli utenti usino le memorie per fare copie personali di opere acquistate legalmente.

Rischio stangata su dispositivi e cloud

Le novità prevedono da una parte rincari sulle memorie fisiche (su smartphone, chiavette usb, hard disk eccetera) dall’altra sottomettono anche gli archivi cloud al balzello, perché in teoria i cittadini potrebbero …

Tutto il settore tecnologico italiano, praticamente, schierato contro un decreto del Governo che vuole aumentare la “tassa” su memorie di dispositivi tecnologici ed estenderla anche al cloud. Con l’effetto di aumentare i costi agli utenti – fino al 40 per cento - su prodotti e servizi digitali. Una batosta che può penalizzare i consumi: arriva proprio mentre gli italiani già devono fare i conti con il calo dei salari reali.

È una bozza di decreto del ministero della Cultura a scatenare il terremoto, con rincari per il cosiddetto “equo compenso” riscosso dalla Siae per la copia privata. Un vecchio balzello pensato compensare gli autori nel caso in cui gli utenti usino le memorie per fare copie personali di opere acquistate legalmente.

Rischio stangata su dispositivi e cloud

Le novità prevedono da una parte rincari sulle memorie fisiche (su smartphone, chiavette usb, hard disk eccetera) dall’altra sottomettono anche gli archivi cloud al balzello, perché in teoria i cittadini potrebbero farsi una copia della musica anche qui. Un’ipotesi, nei tempi dello streaming, giudicata anacronistica da tutti gli esperti.

Assintel e Aiip (associazione provider internet) in una nota parlano poi di doppio prelievo, nel caso del cloud, perché questo servizio si basa su memorie fisiche (sui server del fornitore) sui quali già si applica la tassa.

C’è il rischio di danneggiare lo sviluppo digitale dell’Italia: “il cloud è uno strumento essenziale per le imprese: viene utilizzato per backup, elaborazione dati, compliance, sicurezza informatica e intelligenza artificiale. Tassare questi utilizzi aziendali significherebbe colpire attività che nulla hanno a che vedere con la copia privata di opere protette, con il rischio di frenare lo sviluppo digitale delle pmi e delle startup italiane”, si legge in una nota congiunta delle due associazioni.

L’allarme delle aziende

“La proposta contrasta apertamente anche con le strategie nazionali ed europee che, tramite Pnrr e programmi Ue, incentivano la migrazione al cloud come leva di crescita. Una tassa su questi servizi rischia di avere l’effetto opposto, frenando l’adozione di tecnologie cruciali come intelligenza artificiale, big data e sicurezza informatica”.
“Come Assintel riteniamo necessario che il Governo riconsideri questa misura e ne stralci l’applicazione ai servizi cloud – dichiara Paola Generali, presidente di Assintel – perché non solo introduce un doppio prelievo a carico di cittadini e imprese, ma rischia di generare un freno alla digitalizzazione del Paese in un momento cruciale. Il cloud è la base per lo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale, big data e cybersecurity, e rappresenta per le pmi uno strumento indispensabile per essere competitive sui mercati globali. Introdurre nuovi oneri su questi servizi significa colpire direttamente l’innovazione e contraddire gli stessi obiettivi del PNRR e delle strategie europee”.
Aggiunge Giuliano Claudio Peritore, presidente di Aiip: “L’estensione del contributo per la copia privata ai servizi cloud rappresenta un grave ostacolo per le imprese italiane, complicando inutilmente gli obblighi di compliance e imponendo oneri aggiuntivi senza distinguere tra servizi destinati ai consumatori e quelli destinati alle aziende. È fondamentale - afferma Peritore - stralciare l'applicazione ai servizi cloud, in particolare quelli B2B, e semplificare le modalità di compliance, per non trasformare il diritto alla copia privata in una tassa occulta sull’innovazione”.

Critica anche l’associazione confindustriale Anitec-Assinform, che raccoglie aziende del settore, sia per gli aumenti previsti sui dispositivi tradizionali sia per l’estensione al cloud.

Dice il presidente Massimo Dal Checco: “l’istituto del compenso per copia privata, nato in un’era analogica, oggi appare del tutto anacronistico rispetto alle tecnologie e alle abitudini di fruizione dei contenuti digitali”. “Per questo motivo chiediamo con forza l’abolizione di qualsiasi aumento tariffario contenuto nello schema di Decreto e l’eliminazione del compenso sul cloud storage, che non appare conforme al quadro normativo vigente. Inoltre, sollecitiamo l’avvio di un'analisi completa ed empirica, insieme a una indagine dei reali comportamenti di utilizzo, prima di assumere qualsiasi decisione in merito alla modifica degli attuali importi delle tariffe”.

I rincari

L’associazione stima che i rincari sono del 20 per cento e potrebbero ribaltarsi sui prezzi al consumo. Ancora più nera la previsione di Asmi, l’associazione di categoria dei produttori di supporti e sistemi multimediali. In una nota, anche questa critica contro il Governo, scrive che “la proposta prevede esclusivamente aumenti generalizzati fino al 40% su smartphone, tablet PC e smartwatch, con rincari anche per CD, DVD, microSD, USB, HDD, SSD (+20%) e memorie integrate (+17%). Lo schema introduce inoltre nuove voci di compenso per tutti i dispositivi ricondizionati e persino per il cloud storage, colpendo strumenti digitali di uso quotidiano per cittadini e imprese”.
Per di più saranno tassati anche i prodotti rigenerati – usati e rimessi a nuovo dal venditore – un mercato che, a causa della perdita dei salari reali dopo la pandemia, sta andando molto bene in Italia.

I danni economici insomma sarebbero molteplici, se passa questa bozza di decreto: sulle tasche degli italiani, sull’industria tecnologica, sui consumi generali e lo sviluppo del digitale nel Paese. Dal M5S Antonino Iaria spiega: “Sul tema dell’equo compenso applicato al cloud il Governo non ha ancora una posizione chiara. È l’ennesima dimostrazione di un approccio improvvisato e privo di visione strategica: da un lato si parla di digitalizzazione, dall’altro si introducono balzelli che penalizzano imprese, professionisti e cittadini. Questa confusione regolamentare, in potenziale contrasto con le norme europee, conferma l’incapacità e l’incompetenza dell’esecutivo. Condivido le preoccupazioni sollevate dalle associazioni di categoria: così si frena l’innovazione invece di sostenerla. Serve una politica digitale seria, che accompagni la transizione tecnologica e non la ostacoli con tasse occulte e misure contraddittorie”.

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