ROMA – La prima è Nvidia, l’azienda che produce i chip più potenti e ambiti del pianeta. La seconda è OpenAI, che con ChatGpt e versioni successive ha portato il nostro mondo nell’era dell’Intelligenza artificiale. Sono i due campioni assoluti della tecnologia americana, e da ieri sono alleati in un patto di ferro, una «monumentale partnership strategica», che promette di dominare questa corsa miliardaria. Nvidia investirà la bellezza di 100 miliardi di dollari in OpenAI, la quale a sua volta – anche grazie a quei fondi – acquisterà milioni di processori della prima con cui riempire gli sconfinati centri di calcolo che sta costruendo, per addestrare e far funzionare le prossime generazioni di algoritmi intelligenti.
Patto tra campioni
Jensen Huang …
ROMA – La prima è Nvidia, l’azienda che produce i chip più potenti e ambiti del pianeta. La seconda è OpenAI, che con ChatGpt e versioni successive ha portato il nostro mondo nell’era dell’Intelligenza artificiale. Sono i due campioni assoluti della tecnologia americana, e da ieri sono alleati in un patto di ferro, una «monumentale partnership strategica», che promette di dominare questa corsa miliardaria. Nvidia investirà la bellezza di 100 miliardi di dollari in OpenAI, la quale a sua volta – anche grazie a quei fondi – acquisterà milioni di processori della prima con cui riempire gli sconfinati centri di calcolo che sta costruendo, per addestrare e far funzionare le prossime generazioni di algoritmi intelligenti.
Patto tra campioni
Jensen Huang e Sam Altman, i due personaggi da copertina della rivoluzione IA, si sono insomma appena giurati eterna e interessata fedeltà. Il primo ci guadagna due volte. Da un lato tra i 4 e i 5 milioni di chip venduti in più – pari a 10 Gigawatt di potenza – che gli permetteranno di difendere la centralità di Nvidia nell’ecosistema, ora che la concorrenza aumenta. Dall’altro una bella fetta della startup meraviglia OpenAI. Altman guadagna invece un accesso privilegiato alla potenza di calcolo che deciderà l’esito della partita, la «base dell’economia del futuro» che tutte le Big Tech lottano per ottenere bussando cariche di soldi alla porta di Huang. «Preoccupante», ha commentato su X Elon Musk, uno dei nomi eccellenti in fila.
Chip contro capitale
Per avere una idea delle proporzioni, 5 milioni di pezzi sono quelli che Nvidia venderà quest’anno, e 10 Gigawatt un quinto della potenza di calcolo installata negli Stati Uniti. La prima parte dell’infrastruttura dovrebbe essere pronta e accesa nella seconda metà del 2026, con la prossima generazione di processori di nome Vera Rubin (dal nome della nota astronoma americana). E man mano che ciò avverrà, Nvidia acquisterà progressivamente quote del capitale di OpenAI. Quanto ne avrà alla fine? Una quota rilevante, che dipenderà dalla valutazione che avrà la startup al momento degli acquisti: oggi si aggira attorno ai 500 miliardi. In teoria l’Antitrust potrebbe avere qualcosa da ridire per questa integrazione verticale, in pratica è improbabile che Trump voglia complicare la vita ai “suoi” campioni.
Chi vince e chi perde
Ieri in Borsa le azioni di Nvidia sono salite quasi del 4%, tornando vicino ai massimi storici e a una capitalizzazione che sfiora i 4.500 miliardi, di gran lunga la più grande al mondo. Qualche giorno fa la società aveva annunciato un altro investimento, meno strategico ma simbolico, in Intel. Festeggia anche Oracle, che collabora con OpenAI nel progetto Stargate, cioè la costruzione dei data center. Tremano i concorrenti delle due società, sia sul fronte dei processori che su quello degli algoritmi, pur in un mercato che promette gloria per tutti. Non esulta Microsoft, sostenitrice della prima ora di OpenAI sia dal punto di vista finanziario che come fornitore di potenza di calcolo, ma da cui la startup si sta rendendo sempre più in dipendente.