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Farmaci, Pnrr, tariffe e contratti: così saranno bruciati i fondi per la sanità in manovra

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Per le medicine i primi 4 mesi del 2025 segnano un +2% e intanto acadono finanziamenti del Piano di ripresa e resilienza per l’assistenza domiciliare. Per le Regioni solo stanziamenti vincolati
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ROMA – Soldi in più per la sanità nel 2026 rispetto a quelli programmati. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha promesso al collega della Salute, Orazio Schillaci, uno stanziamento extra da 2 miliardi da mettere nella manovra. Sembra una buona notizia, ma tra spese per il Pnrr, per i farmaci e per altre voci resterà ben poco per i medici e il resto del personale sanitario, ai quali avrebbero dovuto essere destinate le risorse in più. Le Regioni praticamente non vedranno un euro in più per finanziare come meglio ritengono le attività di assistenza. I soldi sono tutti vincolati.

Il rapporto spesa/Pil invariato

La sanità nel 2026, in base a quanto già stabilito dalla scorsa manovra, avrà di partenza quattro miliardi in più. Si tratta di soldi che non…

ROMA – Soldi in più per la sanità nel 2026 rispetto a quelli programmati. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha promesso al collega della Salute, Orazio Schillaci, uno stanziamento extra da 2 miliardi da mettere nella manovra. Sembra una buona notizia, ma tra spese per il Pnrr, per i farmaci e per altre voci resterà ben poco per i medici e il resto del personale sanitario, ai quali avrebbero dovuto essere destinate le risorse in più. Le Regioni praticamente non vedranno un euro in più per finanziare come meglio ritengono le attività di assistenza. I soldi sono tutti vincolati.

Il rapporto spesa/Pil invariato

La sanità nel 2026, in base a quanto già stabilito dalla scorsa manovra, avrà di partenza quattro miliardi in più. Si tratta di soldi che non spostano il rapporto tra la spesa sanitaria e il Pil, cioè il fattore che viene osservato per comprendere quanti soldi sono realmente destinati alle attività di assistenza degli italiani. Il dato resta infatti del 6,4% anche nel 2026 come nel 2025, cioè uno dei più bassi tra i principali Paesi europei. Bisognerebbe arrivare al 7%, dicono molti osservatori, per rilanciare l’assistenza pubblica oggi gravata da svariati problemi, tra carenze di personale, liste di attesa, ospedali e attrezzature da rinnovare. I quattro miliardi, che porteranno il fondo sanitario nazionale a 140 miliardi, serviranno tra l’altro per l’aumento delle tariffe delle prestazioni, per accantonamenti destinati ai contratti, indennità, aumento degli stipendi degli specializzandi.

A cosa serviranno i due miliardi

L’aumento reale e inatteso del fondo, quindi, sarebbero i due miliardi promessi da Giogetti. Il problema è che, secondo le stime fatte da alcune Regioni, tra i 7 e i 900 milioni di euro serviranno a pagare a attività previste dal Pnrr che dal 2026 non saranno più finanziate, come l’assistenza domiciliare. Non sembra del resto possibile che, visto quanto bisogno c’è in Italia di seguire i pazienti a casa loro, venga interrotto il servizio. Altri soldi, circa 500 milioni, potrebbero andarsene in varie voci, come la prevenzione (per il quale era stato chiesto uno stanziamento ben più alto), la farmacia dei servizi e altri ancora. Restano circa 500 milioni per il personale, come aveva proposto subito il ministro alla Salute. Visto che non è possibile dare un aumento secco, perché bisognerebbe intervenire sui contratti nazionali, si opterà come già successo per aumentare la cifra riconosciuta per gli straordinari, (la cosiddetta attività aggiuntiva). Quindi si chiederà a chi già lavora nel servizio pubblico di fare più ore, pagate 100 euro l’una ai medici e 50 agli infermieri.

Le mani legate delle Regioni

Le Regioni, inoltre, disporranno praticamente solo di denaro vincolato a determinate finalità, e questo riguarda sia i quattro miliardi già stanziati che i due in più. Quindi non avranno margini per decidere in cosa spendere il denaro, con buona pace delle spinte autonomiste di un pezzo della maggioranza, che ha votato l’autonomia differenziata.

Il problema della spesa farmaceutica

Ma tutti i conti ignorano un altro enorme problema della sanità italiana: la spesa farmaceutica. Il suo trend di crescita è preoccupante. Nel 2024 è stata più alta di 2 miliardi rispetto all’anno precedente. Aifa, che in questo periodo rilascia i dati con estenuante lentezza, proprio ieri ha detto come sono andati i primi quattro mesi del 2025. La crescita è più contenuta rispetto al 9% dell’anno scorso, si attesa infatti intorno al 2%. Ma si tratta di numeri provvisori e molti osservatori si aspettano che le cose a fine anno vadano peggio, tanto che la stessa agenzia del farmaco prepara progetti per ridurre le spese. Comunque sia, sono tutti soldi in più da spendere, che vanno presi dal Fondo sanitario nazionale, comprimendo le risorse per le altre voci legate all’assistenza.

Se la farmaceutica si allarga, e sia al ministero (leggi il sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato) che all’Aifa c’è chi non fa niente per bloccare gli aumenti di spesa e anzi in certi casi li promuove, i fondi per il resto dell’assistenza si comprimono. Ovviamente non si conoscono i dati della spesa per le medicine del 2026 ma se anche l’aumento fosse contenuto, sarebbero comunque altre centinaia di milioni da togliere dai famosi 2 miliardi di Giorgetti. Sempre se le cose vanno bene. Se andassero male, cioè la spesa farmaceutica fosse più alta, allora i guai sarebbero seri. Non è un caso che Schillaci a Giorgetti avrebbe chiesto, come l’anno scorso, un incremento del fondo previsto dalla manovra dell’anno scorso di 4-5 miliardi, non di soli 2.

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