ROMA - “Pizzicotto” o “buffetto” che sia, la sostanza non cambia: il contributo delle banche alla manovra è “assolutamente doveroso”. Non per questo - spiega Giancarlo Giorgetti - il governo farà “le crociate” contro gli istituti di credito. Tutt’altro. “Ci metteremo al tavolo con loro e troveremo il modo in cui possono dare un contributo al sollievo fiscale”, puntualizza il ministro dell’Economia quando a sera si collega con un evento elettorale della Lega a Pesaro.
Nessuna azione unilaterale, dunque. Il titolare del Tesoro lo ribadisce poco dopo: “Credo che in una logica di sistema, senza bullizzare nessuno, sia giusto che tutti diano un contributo”. Se il metodo è quello del dialogo, il merito dell’intervento è ricondotto agli utili. Ecco il ragionamento: “Se si guardano i bilanci degli ultimi cinque anni - annota il ministro - vediamo che ci sono settori che hanno subito pesantemente la crisi e gli effetti del costo dell’energia, e ci sono dei settori, come quello bancario, per br…
ROMA - “Pizzicotto” o “buffetto” che sia, la sostanza non cambia: il contributo delle banche alla manovra è “assolutamente doveroso”. Non per questo - spiega Giancarlo Giorgetti - il governo farà “le crociate” contro gli istituti di credito. Tutt’altro. “Ci metteremo al tavolo con loro e troveremo il modo in cui possono dare un contributo al sollievo fiscale”, puntualizza il ministro dell’Economia quando a sera si collega con un evento elettorale della Lega a Pesaro.
Nessuna azione unilaterale, dunque. Il titolare del Tesoro lo ribadisce poco dopo: “Credo che in una logica di sistema, senza bullizzare nessuno, sia giusto che tutti diano un contributo”. Se il metodo è quello del dialogo, il merito dell’intervento è ricondotto agli utili. Ecco il ragionamento: “Se si guardano i bilanci degli ultimi cinque anni - annota il ministro - vediamo che ci sono settori che hanno subito pesantemente la crisi e gli effetti del costo dell’energia, e ci sono dei settori, come quello bancario, per bravura per carità degli imprenditori che ci lavorano, che hanno fatto utili stratosferici”.
Un contributo a carico delle banche potrebbe trovare favorevole anche Forza Italia, a condizione, però, che venga concordato con gli istituti. Ieri una delegazione degli azzurri ha ricevuto i vertici dell’Abi: la nota diffusa dal partito al termine della riunione spiega che “si è preso atto del positivo andamento dell’intesa stabilita lo scorso anno, che porterà al bilancio dello Stato, per gli anni 2025 e 2026, oltre 4 miliardi di euro”.
Rottamazione, risultato “ormai in vista”
Al di là della forma, Giorgetti ha le idee chiare su come utilizzare il contributo delle banche: le risorse andranno alla riduzione delle tasse. Anche alla pace fiscale. Nel giorno in cui le opposizioni ritirano gli emendamenti al disegno di legge del Carroccio sulla maxi-rottamazione delle cartelle fiscali - “in attesa di un testo vero su cui discutere”, accusa il Pd - il ministro rilancia l’obiettivo: “Ci stiamo lavorando e siamo ormai in vista di un risultato che ritengo assolutamente ragionevole”.
Sul tavolo dei tecnici del governo ci sono varie ipotesi. Tra quelle più accreditate c’è una rottamazione in 96 rate (8 anni) invece che in 120 (10 anni). Allo studio anche una “fiche” d’ingresso: il debitore sarebbe chiamato a versare subito il 5% del dovuto. Ancora da sciogliere il nodo dei recidivi: non tutti i contribuenti decaduti dalle rottamazioni precedenti verrebbero ammessi alla quinta edizione.
Fin qui i lavori in corso su coperture e misure. Ma la manovra deve fare i conti anche con il quadro macroeconomico. “Abbiamo finalmente messo l’Italia in linea di galleggiamento, stiamo navigando nella rotta giusta”, rivendica Giorgetti. Nel conto virtuoso finisce anche il calo dello spread: “Se avessimo avuto ancora lo spread a 250 invece che a 80 - sottolinea - il costo degli interessi si sarebbe mangiato non soltanto qualsiasi possibilità di ridurre le imposte, ma anche la possibilità di finanziare spese importanti come quelle per la sanità”.
Ma - aggiunge - “la rotta che avevamo immaginato è stata un po’ disturbata da alcuni temporali”. La guerra in Ucraina e i dazi si fanno sentire sulle previsioni: la crescita tendenziale giù di un decimale quest’anno (da +0,6% a +0,5%) e il prossimo (da +0,8% a + 0,7%) nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) che il governo trasmetterà al Parlamento entro il 2 ottobre. Tocca alla manovra spingere l’asticella più in su.