In questo caso non c’entra la tempesta giudiziaria, che di fatto ha paralizzato il settore delle nuove costruzioni. Il mercato immobiliare milanese ha smesso di crescere (in termini reali) dalla seconda metà del 2024. È quanto emerge analizzando in profondità l’Ubs Global Real Estate Bubble Index, lo studio che analizza i prezzi delle proprietà residenziali in 21 grandi città del mondo. L’altra faccia della medaglia è data dal fatto che, nonostante la crescita a perdifiato durata diversi lustri, Milano è tra le grandi città a livello globale a minor rischio bolla quanto ai prezzi degli immobili. Una conclusione alla quale gli analisti sono arrivati confrontando le quotazioni del residenziale con i redditi medi e i prezzi delle locazioni.
Miami a rischio bolla, meglio l’Europa
Una prima parte della ricerca è focalizzata sul rischio bolla, particolarmente avvertito dagli analisti relativamente a città come Miami, Tokyo e Dubai (quest’ultima protagonista di una corsa dei prezzi nell’ultimo quinquennio). All’opposto, città come Londra, Parigi e Milano presentano un rischio basso. In termini generali, gli autori dello studio segnalano che l'euforia generale del mercato immobiliare si è attenuata, con il rischio medio di bolla in calo per il terzo anno consecutivo a causa dei tassi d'interesse elevati che hanno ridotto l'accessibilità finanziaria e la domanda.Tornando al capoluogo lombardo, resta la piazza più cara d’Italia, con prezzi sostenuti dalla solida economia locale, continui investimenti infrastrutturali e crescente domanda estera.
Tuttavia la dinamica dei prezzi non tiene il passo dell’inflazione, con un ritmo che è anche peggiore della media nazionale. Tutto questo mentre continua a correre il mercato degli affitti, complici le imminenti Olimpiadi invernali. “Dalla ricerca emerge chiaramente come la prospettiva globale consenta di dare un peso diverso alle percezioni diffuse in Italia. Si è soliti dire che Milano è una città molto cara, ma in realtà è tra le più economiche tra le grandi città internazionali del business”, commenta Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm Italy è disponibile per ulteriori approfondimenti. “Proprio questa situazione, abbinata alle infrastrutture in corso di realizzazione, rendono il capoluogo lombardo tra i principali candidati ad attirare investimenti internazionali nei prossimi anni”.
Segnali di stanchezza dalle tempistiche di vendita e dai prezzi
Non si tratta del primo segnale di stanchezza per il mercato immobiliare meneghino. Secondo un’analisi recente di Immobiliare.it Insights, pur restando la città italiana in cui le case si vendono in media più velocemente (2,9 mesi), nell’ultimo anno ha visto allungarsi il time to sell del 7%, mentre la media nazionale è rimasta pressoché stabile a 5,2 mesi.Nell’ultimo aggiornamento di luglio, Nomisma segnala che i prezzi di vendita nel mercato milanese mostrano un calo su base annuale: -0,9% per le abitazioni nuove o ristrutturate al nuovo e -1,2% per quelle usate.Detto del passato (recente), il cambio di passo potrebbe essere vicino. Per Ubs, tassi più bassi sui mutui e una ripresa della crescita demografica promettono di spingere la domanda.