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“Usiamo i beni russi congelati”: la svolta di Merz per aiutare Kiev

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz  

 (reuters)

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Il cancelliere tedesco rompe il tabù in una lettera al Financial Times. E spiega il meccanismo per prestare 140 miliardi agli ucraini
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BERLINO – Friedrich Merz rompe un altro tabù: sì allo sfruttamento degli asset russi congelati in Europa dall’inizio della guerra in Ucraina. Finora la Germania era sempre stata contraria, un po’ per la riluttanza del precedente governo Scholz, un po’ perché temeva problemi legali. Ma ieri il cancelliere ha scritto una lettera al Financial Times per spiegare che «occorre aumentare i costi della guerra per la Russia in maniera sistematica e massiccia».

Dopo le ultime, terrificanti settimane in cui Mosca ha aggredito lo spazio aereo di vari Paesi sul fianco orientale della Nato e dopo la nuova apparente svolta di Donald Trump, che ha assunto negli ultimi giorni una postura aggressiva verso Vladimir Putin, Berlino ha segnalato che vuol fare la sua parte. Anzitutto sospendendo il…

BERLINO – Friedrich Merz rompe un altro tabù: sì allo sfruttamento degli asset russi congelati in Europa dall’inizio della guerra in Ucraina. Finora la Germania era sempre stata contraria, un po’ per la riluttanza del precedente governo Scholz, un po’ perché temeva problemi legali. Ma ieri il cancelliere ha scritto una lettera al Financial Times per spiegare che «occorre aumentare i costi della guerra per la Russia in maniera sistematica e massiccia».

Dopo le ultime, terrificanti settimane in cui Mosca ha aggredito lo spazio aereo di vari Paesi sul fianco orientale della Nato e dopo la nuova apparente svolta di Donald Trump, che ha assunto negli ultimi giorni una postura aggressiva verso Vladimir Putin, Berlino ha segnalato che vuol fare la sua parte. Anzitutto sospendendo il dogma dell’intoccabilità delle riserve della banca centrale di Mosca bloccate all’inizio dell’invasione dell’Ucraina. «La Germania - ha scritto Merz - deve e vuole assumersi una parte importante di responsabilità» nel sostegno a Kiev.

Lo sguardo del cancelliere è anche rivolto a Washington, che negli ultimi tempi ha ripetutamente chiesto, in cambio di sanzioni contro Mosca, che l’Europa tagli tutte le forniture residue di energia dalla Russia e imponga sanzioni pesanti alla Cina. Difficile rispondere a quest’ultima richiesta, più facile cedere alle pressioni sempre più incalzanti, anche da parte di alcuni partner dell’Europa dell’Est, perché si intacchino gli oltre 190 miliardi di euro di beni russi ‘parcheggiati’ e ora congelati in Europa.

«Il cammino verso una pace giusta e duratura deve essere fatto insieme» a Washington, ha scritto Merz. Erano stati proprio gli americani a premere per uno sblocco delle riserve della banca centrale, uno sblocco che sta tenendo occupati stuoli di avvocati impegnati a capire come proteggere la belga Euroclear dai numerosi ricorsi intentati dai tribunali russi. I belgi hanno già chiarito che se saranno scongelati, dovranno essere i governi stessi a garantire Bruxelles dalle cause russe.

Merz stesso ha puntualizzato ieri che occorrerà trovare una soluzione che non violi i diritti di proprietà e ha ricordato le perplessità della Banca centrale europea, preoccupata per un eventuale crollo di fiducia che lo sfruttamento di quei fondi russi sequestrati potrebbe suscitare nella comunità finanziaria. Il timore è quello di una fuga di capitali dall’Europa. E il cancelliere ha anche fatto riferimento alla necessità di tutelare l’euro come una delle principali monete di riserva al mondo.

Perciò Berlino propone intanto di sbloccare 140 miliardi di euro per un credito senza interessi all’Ucraina, da restituire dopo la fine della guerra, quando la Russia avrà pagato per i danni del conflitto. Fino ad allora, finché Mosca non avrà ripagato i danni di guerra, i beni rimarrebbero congelati. La condizione di Berlino, tuttavia, è che Kiev sfrutti quel credito «esclusivamente ad uso militare».

Il cancelliere ha annunciato che discuterà la proposta al prossimo Consiglio europeo a Copenaghen, previsto per la fine di ottobre. «Suggerirò di dare mandato per preparare questa operazione in modo legalmente sicuro. Non solo: «idealmente», sottolinea Merz, questa decisione dovrebbe essere presa all’unanimità. Ma se i soliti sospetti - Ungheria o Slovacchia - dovessero mettersi di traverso, Berlino insiste che lo sblocco proceda «con un voto ad ampia maggioranza».

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