Sull’ex Ilva aleggia lo spettro dello “spezzatino”. La vendita di singoli asset, finora rimasta sullo sfondo della procedura di vendita avviata dal governo, potrebbe diventare l’extrema ratio. Il termine per presentare le offerte è scaduto alla mezzanotte di ieri. Oggi il ministero delle Imprese e del Made in Italy e i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia potrebbero chiarire il quadro. Che, fino a qualche ora dal gong, restava confuso.
L’incognita Jindal
La principale incognita riguarda Jindal Steel International. Il colosso indiano sembrava deciso a rilevare l’intero complesso, viste anche le interlocuzioni con il ministero, i commissari e la sindaca di Genova. L’interesse, però, si è affievolito con il passare dei giorni, sia per l’avvio della trattativa per l’acquisto del ramo siderurgico di Thyssenkrupp in Germania sia per alcune criticità che graverebbero sull’investimento in Italia. A cominciare dalle inchieste giudiziarie che riguardano l’ex Ilva fino ai debiti accumu…
Sull’ex Ilva aleggia lo spettro dello “spezzatino”. La vendita di singoli asset, finora rimasta sullo sfondo della procedura di vendita avviata dal governo, potrebbe diventare l’extrema ratio. Il termine per presentare le offerte è scaduto alla mezzanotte di ieri. Oggi il ministero delle Imprese e del Made in Italy e i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia potrebbero chiarire il quadro. Che, fino a qualche ora dal gong, restava confuso.
L’incognita Jindal
La principale incognita riguarda Jindal Steel International. Il colosso indiano sembrava deciso a rilevare l’intero complesso, viste anche le interlocuzioni con il ministero, i commissari e la sindaca di Genova. L’interesse, però, si è affievolito con il passare dei giorni, sia per l’avvio della trattativa per l’acquisto del ramo siderurgico di Thyssenkrupp in Germania sia per alcune criticità che graverebbero sull’investimento in Italia. A cominciare dalle inchieste giudiziarie che riguardano l’ex Ilva fino ai debiti accumulati e all’acquisto dei crediti per le emissioni di Co2, che dal 2026 diventerà particolarmente oneroso.
Secondo fonti vicine al dossier, con Jindal fuori dalla partita, per la vendita in blocco resterebbero in corsa due fondi statunitensi: Bedrock Industries, la cui proposta è stata sempre considerata poco convincente, e Flacks group, che si è fatto avanti con un’offerta economica simbolica (si è parlato di un euro), ma con la salvaguardia di tutti gli asset e dell’occupazione. Gli altri possibili acquirenti, a cominciare da Marcegaglia a Sideralba, hanno manifestato interesse per singoli impianti, soprattutto quelli del Nord. È lo scenario che il governo vuole evitare. Senza offerte convincenti, per Taranto, dove è concentrata la parte più consistente della produzione (anche se adesso al mimino) e degli addetti, prenderebbe corpo un epilogo simile a quello di Bagnoli. Anche per questo Fiom Cgil, Fim Cisl e Uil lunedì diserteranno il tavolo ministeriale sulla richiesta di cig. Chiedono una riunione urgente a Palazzo Chigi per avere garanzie sul futuro degli impianti e dei lavoratori.