✕

Extraprofitti delle banche, la Lega: “Un contributo da 5 miliardi”. E Forza Italia insorge

Ascolta l'audio

Salvini vuole copiare la Spagna che ha introdotto una tassa sui margini di interesse e le commissioni. Gli alleati: mossa sovietica, mai finché noi saremo al governo
2 minuti di lettura

ROMA – La scintilla che accende lo scontro tra la Lega e Forza Italia si chiama extraprofitti. Sono quelli che il Carroccio cita nella nota con cui torna a chiedere una tassa a carico delle banche in vista della manovra. Ma gli azzurri alzano un muro: “È roba da Unione sovietica”, finché saremo al governo - replicano - non ci sarà mai.

Extraprofitti, l’iniziativa della Lega

La crepa dentro la maggioranza si apre quando le agenzie di stampa rilanciano il comunicato che Matteo Salvini concorda con il gruppo economico del partito via WhatsApp. Dentro c’è la stima dell’incasso (5 miliardi di euro), la finalità - “sostenere famiglie, artigiani, commercianti e imprese” - ma vista dalla prospettiva avversa di FI c’è soprattutto la declinazione del contributo. L’obiettivo - spiegano i leghisti - è intervenire “sugli extraprofitti dei maggiori istituti di credito”.

ROMA – La scintilla che accende lo scontro tra la Lega e Forza Italia si chiama extraprofitti. Sono quelli che il Carroccio cita nella nota con cui torna a chiedere una tassa a carico delle banche in vista della manovra. Ma gli azzurri alzano un muro: “È roba da Unione sovietica”, finché saremo al governo - replicano - non ci sarà mai.

Extraprofitti, l’iniziativa della Lega

La crepa dentro la maggioranza si apre quando le agenzie di stampa rilanciano il comunicato che Matteo Salvini concorda con il gruppo economico del partito via WhatsApp. Dentro c’è la stima dell’incasso (5 miliardi di euro), la finalità - “sostenere famiglie, artigiani, commercianti e imprese” - ma vista dalla prospettiva avversa di FI c’è soprattutto la declinazione del contributo. L’obiettivo - spiegano i leghisti - è intervenire “sugli extraprofitti dei maggiori istituti di credito”.

Il modello a cui si guarda è l’imposta sulle banche introdotta in Spagna alla fine del 2022 e poi prorogata, con alcuni ritocchi, fino al 2027. Da ambienti del Mef si apprende che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non è stato coinvolto perché - viene spiegato - quella della Lega è “una proposta politica”. Al tempo stesso si ricorda che “il pensiero del ministro è chiaro e più volte espresso”. Negli scorsi giorni, Giorgetti aveva parlato di “un contributo doveroso” da parte delle banche: “Ci metteremo al tavolo con loro e troveremo il modo in cui possono dare un contributo al sollievo fiscale”, aveva detto il titolare del Tesoro.

La tassa sulle banche “modello Sánchez” che piace alla Lega

Alla fine del 2022, il governo spagnolo ha introdotto un’imposta del 4,8% sui margini di interesse e le commissioni delle banche che nel 2019 avevano fatturato più di 900 milioni. La tassa era nata per essere temporanea, per il 2023-2024. Lo scorso dicembre è invece arrivata la proroga della tassa, fino al 2027. L’aliquota è diventata progressiva: 1% per i redditi imponibili fino a 750 milioni, 3,5% fino a 1,5 miliardi e 4,8% fino a 3 miliardi. Sale al 6% fino a 5 miliardi e al 7% dai 5 miliardi in su. A giugno il gettito per lo Stato ammontava a 550 milioni di euro.

Lo stop di Tajani: “Mai con noi al governo”

Salvini insiste sulla linea dura. Sono i due pilastri della misura leghista - tassa e extraprofitti - a irritare gli azzurri. Da Telese Terme (Benevento), dove si trova per una festa di partito, è Antonio Tajani a bocciare la mossa del collega vicepremier: "Finché Forza Italia sarà al governo - dice - non ci saranno mai tasse sugli extraprofitti”. Non a caso cita Giorgia Meloni, ricordando che la premier ha indicato la via del dialogo con gli istituti di credito per arrivare a un contributo concordato. Appena quattro giorni fa, infatti, la presidente del Consiglio aveva auspicato “un confronto positivo con il sistema bancario come abbiamo fatto anche l’anno scorso”, riferendosi all’intesa sull’anticipo fiscale da 3,4 miliardi che le banche concederanno quest’anno e il prossimo allo Stato, posticipando le deduzioni sulle imposte differite attive (Dta).

Sul tavolo dei tecnici c’è anche l’ipotesi di allungare il meccanismo fino al 2027: una soluzione soft che troverebbe il consenso degli azzurri. Non un’imposta però. Per questo - insiste Tajani - “la minaccia di tasse è inaccettabile”. Poi la stoccata alla Lega: “Piuttosto che fare la rottamazione delle cartelle che costa cinque miliardi, e che dice pure a chi ha pagato ‘era meglio che non pagavi’, allora è meglio spendere cinque miliardi per la sanità”. Una nuova scintilla sulla manovra in costruzione.

Leggi i commenti