Cosa succede alle cripto: persi 300 miliardi di capitalizzazione. Correzione salutare o crisi?
di Raffaele RicciardiMILANO – Quella passata non è stata una buona settimana per le criptovalute: hanno messo insieme una perdita di capitalizzazione intorno ai 300 miliardi di dollari. Correzione salutare o è l’inizio di qualcosa di più serio (e preoccupante, per i detentori)?
Le perdite di Bitcoin, Ether & Co.
La seconda valuta digitale per importanza, Ether, ha accusato il colpo più grave perdendo il 12% nell’ultima ottava e scivolando sotto quota 4mila dollari. Ma anche il Bitcoin si lecca le ferite, con un rosso del 5 per cento. Nel complesso, il mondo cripto è tornato a valere meno di 4mila miliardi di dollari in aggregato, segnala CoinMarketCap.
Dietro il forte movimento c’è una serie di ragioni. “Una volta partite le prime liquidazioni, gli algoritmi e le pressioni di funding hanno innescato un circolo vizioso”, ha spiegato Ben Kurland, ceo della piattaforma di ricerca crypto Dyor, alla Bloomberg. Secondo lui non è un problema di fiducia verso gli asset digitali, ma di scarsa liquidità e di u…
MILANO – Quella passata non è stata una buona settimana per le criptovalute: hanno messo insieme una perdita di capitalizzazione intorno ai 300 miliardi di dollari. Correzione salutare o è l’inizio di qualcosa di più serio (e preoccupante, per i detentori)?
Le perdite di Bitcoin, Ether & Co.
La seconda valuta digitale per importanza, Ether, ha accusato il colpo più grave perdendo il 12% nell’ultima ottava e scivolando sotto quota 4mila dollari. Ma anche il Bitcoin si lecca le ferite, con un rosso del 5 per cento. Nel complesso, il mondo cripto è tornato a valere meno di 4mila miliardi di dollari in aggregato, segnala CoinMarketCap.
Dietro il forte movimento c’è una serie di ragioni. “Una volta partite le prime liquidazioni, gli algoritmi e le pressioni di funding hanno innescato un circolo vizioso”, ha spiegato Ben Kurland, ceo della piattaforma di ricerca crypto Dyor, alla Bloomberg. Secondo lui non è un problema di fiducia verso gli asset digitali, ma di scarsa liquidità e di un livellamento di prezzo a eleminare l’eccesso di rischio che si era creato. Sono state chiuse molte posizioni “long” sui future, ovvero scommesse su una ulteriore crescita dei prezzi, e così – in un ambito che resta opaco – i ribassi si sarebbero amplificati. Anche alcuni Etf che investono in Bitcoin hanno registrato importanti deflussi. Ma un ruolo importante lo hanno svolto anche alcuni investitori “istituzionali”, ovvero le cosiddette “tesorerie digitali”.
Il ruolo delle “tesorerie”
Queste società si caratterizzano perché – sebbene possano essere legate a un business storico – a un certo punto decidono di fare delle criptovalute il cuore del loro business. Raccolgono rapidamente capitali emettendo azioni dedicate (con forte effeto diluitivo per i soci) e lo investono per mettersi in bilancio questa o quella criptovaluta, alla quale finiscono per legare a doppio filo il proprio destino. Così diventano un punto di contatto tra il mercato azionario “tradizionale” e il mondo crypto, non senza sollevare dubbi su questo meccanismo. Vista dal lato di Bitcoin&Co., lo sviluppo di questo trend sembrava assicurare un ulteriore sostegno ai prezzi: più c’è fame di crypto per esigenze di tesoreria, più i prezzi salgono.
Però il trend in estate si è interrotto: calcola Bloomberg citando CrypoQant che gli acquisti delle tesorerie digitali quotate in Borsa sono crollati da 64.000 Bitcoin a luglio a 12.600 in agosto e a 15.500 fino a pochi giorni fa: un -76% rispetto al picco estivo. Con l’ondata di vendite che ha colpito questo mondo nelle ultime sedute, ci sono azioni di alcune società di tesoreria che sono arrivate a perdere fino al 97% rispetto al prezzo di collocamento. Praticamente gli investitori ad ora hanno in mano il classico pugno di mosche.
Oscillazioni che sempre più entrano nel radar dei regolatori. Dopo avere assicurato acquisti crypto per oltre 44 miliardi di dollari da inizio anno, l’idea che queste tesorerie possano offrire solide basi al mondo delle valute digitali si è incrinata. Secondo il Wall Street Journal, i regolatori stanno indagando su operazioni sospette nei titoli delle tesorerie digitali. “C’è anche scarsa trasparenza sui prezzi di acquisto delle criptovalute sottostanti e sul numero reale di azioni in circolazione” di queste società, ha spiegato Markus Thielen, responsabile di 10x Research.
Cosa accadrà ora?
Per alcuni esperti sentiti dall’agenzia Usa, questa fase di debolezza delle criptovalute si può legare proprio alle difficoltà che stanno affrontando le digital-asset treasuries piuttosto “che non a una loro pressione diretta in vendita”. Il crollo si spiega dunque “perché viene a mancare un compratore istituzionale chiave”, ha commentato ad esempio Jeff Dorman, capo degli investimenti di Arca.
Ma altri vedono un qualcosa d più profondo: “La discesa di Bitcoin sotto i 109.000 dollari segnala un mercato surriscaldato che sta entrando in fase di rallentamento”, ha osservato Arthur Azizov, fondatore di B2 Ventures, ancora all’agenzia finanziaria.
Un supporto potrebbe arrivare dalle scelte della Banca centrale americana. Venerdì i numeri dell’inflazione Usa non sono risultati particolarmente riscaldati, e questo lascia alla Fed un margine per operare ancora tagli dei tassi (per quanto la recente forza del Pil abbia fatto scendere le scommesse in tal senso: si guarda ora ai dati sul lavoro). Tassi più bassi potrebbero sostenere gli asset più rischiosi, come sono le crypto, nella ricerca di rendimento. Paul Howard, senior director presso il market maker Wincent, vede nelle cadute recenti una “correzione salutare”, senza “segnali di panico”. Ma considerando l’umore generale dei mercati, predica cautela: “Per la prima volta nel 2025 mi chiedo se torneremo davvero a rivedere i massimi storici entro l’anno”.