Una olandese, una belga, una danese, una tedesca, una svedese, una spagnola, una austriaca e due italiane. Non è una barzelletta, ma sono le nazionalità delle nove banche che insieme hanno deciso di dar vita a una stablecoin in euro, una prima mossa in un settore dove il 99% delle valute digitali ha come controparte il dollaro ed è governato da operatori privati. Con rischi per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria.
LE DUE BUONE NOTIZIE
Le buone notizie sono due. La prima è che l’Europa o meglio le sue banche – e per l’Italia sono Unicredit e Banca Sella - hanno iniziato a prendere sul serio le stablecoin. In un mercato che secondo i dati di CoinMarketcap capitalizza 260 miliardi di euro, le valute digitali con sottostante la nostra moneta unica valgono solo 400 milioni di euro. L’Europa è visibilmente indietro, ma iniziare a muoversi e con grandi operatori è un segnale positivo.
La seconda buona notizia è che in questo progetto uniscono le forze banche di Paesi diversi. I…
Una olandese, una belga, una danese, una tedesca, una svedese, una spagnola, una austriaca e due italiane. Non è una barzelletta, ma sono le nazionalità delle nove banche che insieme hanno deciso di dar vita a una stablecoin in euro, una prima mossa in un settore dove il 99% delle valute digitali ha come controparte il dollaro ed è governato da operatori privati. Con rischi per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria.
LE DUE BUONE NOTIZIE
Le buone notizie sono due. La prima è che l’Europa o meglio le sue banche – e per l’Italia sono Unicredit e Banca Sella - hanno iniziato a prendere sul serio le stablecoin. In un mercato che secondo i dati di CoinMarketcap capitalizza 260 miliardi di euro, le valute digitali con sottostante la nostra moneta unica valgono solo 400 milioni di euro. L’Europa è visibilmente indietro, ma iniziare a muoversi e con grandi operatori è un segnale positivo.
La seconda buona notizia è che in questo progetto uniscono le forze banche di Paesi diversi. In un settore dove gli Stati nazionali hanno eretto muraglie contro le fusioni transfrontaliere, spuntano ora accordi che includono importanti istituti di credito dei maggiori Paesi dell’euro. L’eccezione è la Francia, perché nessuna banca transalpina al momento ha aderito al consorzio, ma non è detto che non possano aderire successivamente perché l’iniziativa è aperta a tutti.
I rischi legati al denaro digitale
La necessità di muoversi è dettata, invece, dai rischi connessi alle valute digitali in dollari, ben presenti ai funzionari della Bce. Il loro usa mina la sovranità monetaria di ogni Paese europeo, perché qualora le stablecoin diventassero prevalenti, o comunque rilevanti, limiterebbero l’efficacia delle decisioni di politica monetaria della Banca centrale che ovviamente non gestisce la moneta verde. In più la stabilità finanziaria potrebbe entrare in crisi, per esempio qualora una stablecoin si trovasse a corto di liquidità: sotto la pressione dei riscatti, la valuta potrebbe andare incontro al fallimento, condizionando tutto l’ecosistema finanziario senza alcuna distinzione.
Non da meno le stablecoin possono influire negativamente anche sull’intermediazioni bancaria, sostituendosi ad essa, sulla sicurezza e la solidità dei sistemi di pagamento, nonché sulla protezione dei consumatori e dei loro dati. La loro poca trasparenza favorisce inoltre l’aggiramento delle normative antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, perché non hanno obblighi di segnalazione come quelli degli istituTi di credito. Chi gestisce Tether da Paesi come El Salvador, non ha molti obblighi contro il riciclaggio o la protezione dei dati e può agire in piena libertà. Di contro, l’amministrazione Usa spinge la diffusione delle stablecoin in dollari perché punta a espandere il più possibile l’influenza della propria moneta nel mondo, garantendosi una forza geopolitica rilevante. E perché chi vende stablecoin compra come riserve oltre al dollaro anche i titoli di Stato Usa. Con l’effetto positivo di rendere meno costoso e più facilmente finanziabile il debito Usa.