Tassare i super-ricchi per non tagliare i servizi. Parla l’economista che divide la Francia
dalla nostra corrispondente Anais GinoriA trentotto anni, Gabriel Zucman è diventato il volto di chi vuole tassare gli ultra-ricchi in Francia in nome di una maggiore giustizia fiscale. Più abituato alle aule universitarie che ai talk show, l’economista franco-americano è al centro del dibattito con la sua proposta di “tassa Zucman”, un prelievo del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni, secondo una proposta elaborata con altri studiosi. Discreto e riservato, figlio di medici parigini, si divide tra l’università di Berkeley e Parigi, dove è professore all’École normale supérieure e dirige il Laboratorio europeo della fiscalità. Secondo i sondaggi, la sua proposta è ampiamente sostenuta dall’opinione pubblica in Francia ed è stata avallata da sette premi Nobel per l’economia. «Quasi tutti riconoscono ormai la necessità di una tassazione minima degli ultra-ricchi» osserva durante l’intervista organizzata alla Paris School of Economics dove lavora anche Thomas Piketty. Il patron di Lvmh, Bernard Arnault, ha definito Zucman…
A trentotto anni, Gabriel Zucman è diventato il volto di chi vuole tassare gli ultra-ricchi in Francia in nome di una maggiore giustizia fiscale. Più abituato alle aule universitarie che ai talk show, l’economista franco-americano è al centro del dibattito con la sua proposta di “tassa Zucman”, un prelievo del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni, secondo una proposta elaborata con altri studiosi. Discreto e riservato, figlio di medici parigini, si divide tra l’università di Berkeley e Parigi, dove è professore all’École normale supérieure e dirige il Laboratorio europeo della fiscalità. Secondo i sondaggi, la sua proposta è ampiamente sostenuta dall’opinione pubblica in Francia ed è stata avallata da sette premi Nobel per l’economia. «Quasi tutti riconoscono ormai la necessità di una tassazione minima degli ultra-ricchi» osserva durante l’intervista organizzata alla Paris School of Economics dove lavora anche Thomas Piketty. Il patron di Lvmh, Bernard Arnault, ha definito Zucman uno “pseudouniversitario” e “militante di estrema sinistra”. «Non sono tesserato né militante di nessun partito» risponde l’economista, invocando «rispetto per la verità e i fatti».
Le tasse ai ricchi e l’aliquota media per reddito
In Francia si parla quasi solo di lei. Come vive questa improvvisa celebrità?
«La tassa porta il mio nome ma è il frutto di un lavoro collettivo. E poi forse avrei preferito che si chiamasse tassa Bernard Arnault. Sarebbe stato più logico visto che riguarda solo persone come lui, che possiedono un patrimonio superiore a 100 milioni».
Ci riassume la sua proposta?
«Insieme a decine di ricercatori internazionali, abbiamo tentato di capire come i più ricchi sfuggono a qualsiasi imposta sul reddito. Abbiamo avuto accesso a dati amministrativi interni, perché i redditi di questi miliardari sono spesso legati a strutture complesse. Abbiamo studiato le diverse esperienze nel mondo, in modo da non ripetere ciò che non ha funzionato. E alla fine abbiamo strutturato la proposta. È un prelievo del 2% su questi patrimoni, senza alcuna esenzione, deduzione, scudo fiscale. Questo, a nostro avviso, sarebbe l’unico modo per riuscire a far pagare le tasse ai miliardari».
Perché lei sostiene che questi miliardari non pagano le tasse?
«Continuiamo con l’esempio di Arnault, la persona più ricca di Francia e tra le più ricche al mondo. La quasi totalità del suo patrimonio, cioè le azioni di Lvmh, sono detenute non a titolo personale, ma tramite delle holding familiari che fanno da schermo alle tasse. E anche i dividendi non sono versati alla famiglia Arnault, ma a queste società che non sono fiscalizzate. I soldi delle holding possono essere usati per investire su imprese, acquisire media ma anche per comprare appartamenti e yacht. Insomma, il confine tra spese professionali e private è molto labile».
Lei sostiene che il prelievo produrrebbe un gettito fiscale compreso tra 15 e 25 miliardi di euro. Alcuni economisti prevedono invece solo 5 miliardi...
«Alcuni economisti partono dall’ipotesi che i miliardari troverebbero nuovi meccanismi di ottimizzazione ed evasione fiscale, da cui la stima più ridotta. Io penso invece che ci sia bisogno di politiche volontaristiche per evitare strategie per aggirare. Lo scambio automatico di informazioni bancarie è una realtà dal 2018 e ci sono molti altri strumenti di controllo».
Si tratterebbe di poche centinaia di persone...
«Ma la base imponibile è molto grande. Se si prendono le 500 più grandi fortune francesi, qualunque sia la classifica di riferimento, si arriva a una stima totale di oltre 1.200 miliardi. Se si applicasse la tassa al 2 per cento, si otterrebbero quindi 24 miliardi. Parlo di una forchetta tra 15 e 25 miliardi perché rimane un’incertezza sul valore esatto di queste fortune. Ma l’ordine di grandezza è questo».
Molti dei suoi nemici paventano una fuga di capitali verso l’estero.
«Il rischio di esilio fiscale viene agitato in modo eccessivo per spaventare l’opinione pubblica. Non dico che non c’è questo rischio, ma è marginale, come dimostra la letteratura scientifica».
L’ex premier François Bayrou, rispondendo a una domanda sulla tassa Zucman, ha citato il “dumping fiscale” dell’Italia. Che ne pensa?
«Non mi interessa criticare l’Italia. Vorrei invece spronare la Francia ad agire. Se ci fosse la volontà politica, potremmo mettere in atto uno scudo anti-esilio per evitare che le grandi fortune si spostino in Italia, in Belgio o alle Isole Cayman. Oggi, quando un miliardario si trasferisce all’estero, cessa immediatamente di essere un contribuente nel suo Paese d’origine. Senza arrivare fino al sistema americano, in cui i contribuenti pagano tutta la vita anche se hanno vissuto pochissimo negli Stati Uniti, si potrebbe stabilire una via di mezzo. Per esempio, se un miliardario ha fatto fortuna in Francia e decide di trasferirsi, si potrebbe decidere che continua a pagare le tasse in Francia per cinque, dieci o quindici anni».
Dietro i miliardari, ci sono spesso grandi imprese, migliaia di posti di lavoro... Tutto questo potrebbe essere messo in pericolo?
«Centoventi anni fa, al momento della creazione dell’aliquota sul reddito, venivano agitate le stesse paure. Si parlava di danni alle imprese e alla produzione, di una Francia indebolita rispetto all’Inghilterra e alla Germania. Invece non c’è stato nessun disastro ed è anzi avvenuto l’opposto. C’è stata un’esplosione della crescita e della produttività. Ribadisco che non si tratta di un prelievo supplementare sulle imprese. Parliamo dei nuclei familiari residenti in Francia che possiedono un patrimonio di oltre 100 milioni di euro. Se Amazon vuole aprire nuovi depositi in Francia, non sarà soggetta alla tassa Zucman».
La sinistra ha messo come condizione il prelievo sui più ricchi per sostenere il nuovo governo Lecornu. Spera che ci sarà un’intesa politica?
«Questa tassa non risolverà da sola l’intera crisi politica e sociale che stiamo attraversando in Francia. Penso faccia però parte della soluzione. Semplicemente perché sarà difficile chiedere sforzi ai francese nella Finanziaria senza garantire che i miliardari paghino almeno un minimo di tasse sui loro redditi. Le persone estremamente ricche pagano in media due volte meno imposte rispetto alle altre categorie sociali. Ed è vero che sono poche persone ma hanno patrimoni che aumentano in modo spettacolare. Alla fine degli anni Novanta e fino al 2010 i più ricchi in Francia possedevano l’equivalente del 5-10% del Pil. Oggi ne possiedono il 42. Penso quindi che ristabilire il principio dell’uguaglianza davanti al Fisco sia solo una questione di buon senso per preservare la coesione sociale».