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Extraprofitti, alleati cauti sulla tassa di Salvini: “Dalle banche solo 2-3 miliardi”

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La maggioranza concorda sulla necessità di includere gli istituti di credito tra i finanziatori della manovra, ma rimangono le differenze sulle modalità
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ROMA - Un contributo concordato, non una tassa. Anche l’incasso è divergente: tra 2,5 e 3 miliardi, non i cinque a cui punta Matteo Salvini. Alla volontà ribadita dalla Lega, che torna a chiedere un prelievo sulle grandi banche, il resto della maggioranza contrappone uno schema soft. Sono fonti di Fratelli d’Italia e FI a indicare la via del negoziato e a ridimensionare il “sacrifcio” da chiedere agli istituti di credito in vista della legge di bilancio.

Se ai piani alti del governo sono tutti d’accordo sulla necessità di includere le banche tra i finanziatori della manovra, ma senza sbilanciarsi sulla soluzione, al livello sottostante della maggioranza si registrano ancora tensioni sullo schema.

Le fibrillazioni crescono in vista del Consigl…

ROMA - Un contributo concordato, non una tassa. Anche l’incasso è divergente: tra 2,5 e 3 miliardi, non i cinque a cui punta Matteo Salvini. Alla volontà ribadita dalla Lega, che torna a chiedere un prelievo sulle grandi banche, il resto della maggioranza contrappone uno schema soft. Sono fonti di Fratelli d’Italia e FI a indicare la via del negoziato e a ridimensionare il “sacrifcio” da chiedere agli istituti di credito in vista della legge di bilancio.

Se ai piani alti del governo sono tutti d’accordo sulla necessità di includere le banche tra i finanziatori della manovra, ma senza sbilanciarsi sulla soluzione, al livello sottostante della maggioranza si registrano ancora tensioni sullo schema.

Le fibrillazioni crescono in vista del Consiglio dei ministri di mercoledì, quando il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) fisserà il perimetro della Finanziaria. Un’anteprima che restringerà le richieste extra-large.

Si spiega così l’ennesimo botta e risposta di ieri tra il Carroccio e Forza Italia. Dopo l’altolà degli azzurri alla tassa sugli extraprofitti da 5 miliardi, i leghisti tengono il punto sulla misura che ricalca l’imposta in vigore in Spagna. La premessa sono "gli utili per circa 130 miliardi di euro registrati nei tre anni del nostro governo” che - sottolinea la nota diffusa dal partito - “hanno quadruplicato il valore in Borsa” delle banche. Da qui si arriva alla richiesta di un contributo agli istituti più grandi, “a partire dagli enormi guadagni derivanti da interessi e commissioni”.

Ma se Salvini non intende indietreggiare, i forzisti sono altrettanto coriacei nel respingere la misura cara agli alleati. “Se faccio una vessazione sulle banche spavento i mercati e nessuno vuole più venire a investire” in Italia, dice il leader del partito, Antonio Tajani. La soluzione per FI è un’altra, come spiega lo stesso vicepremier: “Non è che le banche non debbano dare un contributo, ma bisogna parlare”. Ecco il contributo da concordare con l’Abi.

Dal gettito dell’intervento sulle banche dipende l’assetto della nuova rottamazione delle cartelle fiscali cara alla Lega. Tajani torna a criticare la misura: “Non sono contrario alla rottamazione ma - sottolinea - “bisogna stare attenti” perché “quelli che hanno pagato non possono fare la figura dei fessi”.

La replica del Carroccio è affidata al vicesegretario del partito, Claudio Durigon: "Siamo certi che come sempre troveremo una sintesi in linea con la storia del centrodestra e con il programma che tutti insieme abbiamo sottoscritto e sul quale abbiamo ottenuto la fiducia degli italiani”. Il leghista ricorda a Tajani che la pace fiscale era “un obiettivo irrinunciabile per Silvio Berlusconi” e cita il programma di governo del 2022, dove si parla proprio di pace fiscale, oltre che del saldo e stralcio, per dirsi “certo” che il leader di FI “converrà sulla necessità di un intervento sulle banche”.

Proprio sulla rottamazione, i leghisti provano a giocare d’anticipo: l’obiettivo è incassare il via libera della commissione Finanze del Senato al disegno di legge sulla rateizzazione delle cartelle già questa settimana.

Un passaggio preliminare al travaso nella manovra, dove lo schema attuale (120 rate mensili) sarà modificato. Allo studio c’è una dilazione dei pagamenti in 96 rate (8 anni) per i carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2022 o al 30 giugno 2023 (la seconda ipotesi ha più chance). Nessun anticipo delle somme dovute al Fisco, come si pensava fino a qualche giorno fa. Dentro i decaduti dalla rottamazione quater.

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