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“Perde dodicimila euro l’anno chi ha un contratto pirata”: denuncia di datori e sindacati

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Il report di Confcommercio sul dumping: “Lo Stato perde 533 milioni di euro l’anno tra minore gettito tributario e contributivo”
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ROMA – Un lavoratore perde in media quasi 8 mila euro l’anno, e con i contratti peggiori può arrivare a perderne fino a 12 mila. Lo Stato non incassa 553 milioni di euro, tra minore gettito tributario e contributivo. Il dumping contrattuale sottrae in Italia un monte retributivo di 1,3 miliardi di euro, pari allo 0,1% del Pil. Che non è poco, sottolinea il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio Mariano Bella, presentando il report “Dumping contrattuale nei settori del terziario e del turismo”, in un Paese in cui «la crescita del Pil si gioca sullo zero virgola».

Una denuncia che si aggiunge a quelle di altre organizzazioni datoriali, da Confindustria all’Ance. Per i settori del terziario e del turismo i contratti pirata sono circa 200 dei 250 depositati…

ROMA – Un lavoratore perde in media quasi 8 mila euro l’anno, e con i contratti peggiori può arrivare a perderne fino a 12 mila. Lo Stato non incassa 553 milioni di euro, tra minore gettito tributario e contributivo. Il dumping contrattuale sottrae in Italia un monte retributivo di 1,3 miliardi di euro, pari allo 0,1% del Pil. Che non è poco, sottolinea il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio Mariano Bella, presentando il report “Dumping contrattuale nei settori del terziario e del turismo”, in un Paese in cui «la crescita del Pil si gioca sullo zero virgola».

Una denuncia che si aggiunge a quelle di altre organizzazioni datoriali, da Confindustria all’Ance. Per i settori del terziario e del turismo i contratti pirata sono circa 200 dei 250 depositati al Cnel . Tra il 2019 e il 2024 il numero dei dipendenti ai quali vengono applicati sono aumentati del 141,7%. Sono peggiorativi da ogni punto di vista: oltre ai salari inferiori, prevedono integrazioni ridotte per malattia o infortunio, un minor numero di ferie e di permessi, forme di flessibilità accentuata, e non prevedono quasi mai, o in misura minima, strumenti di welfare. A firmarli diverse associazioni datoriali minori, le principali sono Anpit e Cnai.

Oltre a danneggiare i lavoratori, costituiscono una forma di concorrenza sleale nei confronti di chi applica retribuzioni e tutele migliori, negoziate con i sindacati «comparativamente più rappresentativi», come li definisce il Jobs Act. Proprio da lì, dal Jobs Act, suggerisce Confcommercio, oltre che dal decreto Semplificazioni del 2020, che introduce il Codice Unico Alfanumerico dei contratti collettivi di lavoro, bisognerebbe partire per costruire una «certificazione della rappresentatività», in attesa di un accordo tra le parti sociali, come propone la Cisl, o di una legge sulla rappresentatività, come chiedono la Cgil e la Uil Al governo Confcommercio chiede «un impegno concreto per impedire l’applicazione di contratti sottocosto», afferma il presidente Carlo Sangalli. E presenta varie proposte, che, oltre alla certificazione della rappresentatività, includono «il potenziamento degli strumenti di vigilanza e monitoraggio» e «il rafforzamento della bilateralità come strumento di certificazione della qualità contrattuale».

L’iniziativa di Confcommercio nell’immediato ottiene però solo il plauso di diversi esponenti dell’opposizione. Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, definisce la denuncia dell’associazione «molto importante», aggiungendo che «la misurazione della rappresentatività delle associazioni che rappresentano i lavoratori e i datori è un passo non più rinunciabile». Annamaria Furlan, senatrice di Italia Viva, ribadisce che «serve ridare centralità e forza alla contrattazione collettiva nazionale sottoscritta dai sindacati comparativamente più rappresentativi, l’unica capace di garantire diritti veri e salari giusti».

Plauso anche dai sindacati : «Il lavoro nel terziario è malato - afferma il segretario della Uiltucs Paolo Andreani - occorre un provvedimento di legge che impedisca lo sfruttamento di centinaia di migliaia di giovani e donne». Anche Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, si dichiara pronto a «collaborare con tutte le associazioni di buona volontà per una legge che premi la rappresentanza reale».

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