Manovra, per la Difesa 12 miliardi in più. Il Pil rivisto al ribasso
di Giuseppe ColomboIl ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti
(ansa)ROMA – L’asticella del deficit è collocata al 3%. «Al momento», specifica il ministero dell’Economia nella nota diffusa al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), la mappa dei conti che contiene anche l’anteprima della manovra. Il carattere temporaneo del valore del rapporto tra il disavanzo e il Pil nel 2025 non è casuale. La convinzione è che alla fine l’impegno sarà ancora più virtuoso. Sotto il 3%. Una prospettiva che blinda la richiesta di uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo che il Consiglio europeo ha bollinato a gennaio, quando ha raccomandato all’Italia di rientrare dal livello eccessivo entro il 2026.
Ora è tutto pronto per avviare l’…
ROMA – L’asticella del deficit è collocata al 3%. «Al momento», specifica il ministero dell’Economia nella nota diffusa al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), la mappa dei conti che contiene anche l’anteprima della manovra. Il carattere temporaneo del valore del rapporto tra il disavanzo e il Pil nel 2025 non è casuale. La convinzione è che alla fine l’impegno sarà ancora più virtuoso. Sotto il 3%. Una prospettiva che blinda la richiesta di uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo che il Consiglio europeo ha bollinato a gennaio, quando ha raccomandato all’Italia di rientrare dal livello eccessivo entro il 2026.
Ora è tutto pronto per avviare l’iter di chiusura della procedura in anticipo di un anno. Un passaggio decisivo anche per sbloccare l’impegno sulla spesa per la difesa. «L’incremento è subordinato all’uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, alla luce del profilo dell’indebitamento previsto dal documento», si legge nella comunicazione di via XX settembre. Tradotto: il governo metterà i soldi sul piatto solo dopo che la Ue avrà bollinato la fine del regime speciale di osservazione sui conti. In primavera. In tutto circa 12 miliardi in tre anni, dal 2026 al 2028.
Nella mappa dei conti c’è anche l’aggiornamento del quadro macroeconomico. Il Pil crescerà dello 0,5% quest’anno (un decimale in meno rispetto alle previsioni di aprile), mentre l’anno prossimo l’incremento del prodotto interno lordo non farà meglio dello 0,7% (anche qui un decimale in meno rispetto al quadro precedente), per poi salire allo 0,8% nel 2027 e allo 0,9% l’anno successivo. Le stime sono «assai prudenziali» e «allo stato risentono anche del contesto geopolitico», spiega il Mef.
L’impatto della manovra sul Pil sarà nullo: il valore tendenziale, a politiche invariate, coincide con quello del programmatico, che ingloba gli effetti della legge di bilancio.
Capitolo debito. Il governo spiega che si attesta su valori inferiori a quelli del Piano strutturale di bilancio di aprile, dove era stimato al 137,8% del Pil nel 2026 e «in termini programmatici in riduzione anche rispetto a quelli tendenziali del documento di primavera. Inizierà a ridursi già nel 2027 e si attesterà nel 2028 a un valore pari al 136,4%, quando verrà meno l’effetto del Superbonus. «Confermiamo la linea di ferma e prudente responsabilità», dichiara il titolare del Tesoro, Giancarlo Giorgetti. Per lui la linea scelta «tiene conto della necessità della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle nuove regole europee, ma nel quadro delle misure imprescindibili a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese».
La cornice dei conti tratteggia anche i contorni della Finanziaria in cantiere. La nota del ministero dell’Economia parla di «una ricomposizione del prelievo fiscale riducendo l’incidenza del carico sui redditi da lavoro». Sul tavolo c’è il taglio dell’Irpef per il ceto medio, con la riduzione di due punti percentuali dell’aliquota di riferimento (dal 35% al 33%) per i redditi fino a 50 mila euro. Nessun riferimento alla rottamazione delle cartelle fiscali chiesta dalla Lega.
Arriveranno soldi per la sanità, attraverso un rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale e «specifiche misure volte a stimolare gli investimenti delle imprese e a garantirne la competitività». Il governo punta anche sulle misure per il sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro.