Bezos: "L'IA è una bolla ma darà benefici". Elkann: "Nel tech c'è anche l'Europa"
di Filippo SantelliTORINO – In tempi di enormi cambiamenti, con tutte le incertezze che portano con sé, Jeff Bezos e John Elkann vedono e condividono tante ragioni di ottimismo. Ottimismo per chi fa startup, come i giovani presenti nella sala delle Officine grandi riparazioni di Torino, perché – dice il fondatore di Amazon e Blue Origin – “viviamo in un’epoca in cui sono in corso più “età dell’oro”, dei viaggi spaziali, dell’Intelligenza artificiale, della robotica, e la rapidità di questo cambiamento è fantastica per gli imprenditori”. Ottimismo per un’Europa da molti considerata Cenerentola dell’innovazione, ma dove gli investimenti in tecnologia – ricorda il Ceo di Exor e presidente di Stellantis – “nell’ultimo decennio sono cresciuti da 45 a 425 miliardi”. E ottimismo anche per la società nel suo complesso, perché sebbene l’IA in questo momento sia una bolla, è davvero una di quelle tecnologie destinate a cambiare tutto. Come l’aratro, come l’elettricità.
L’onda davanti a noi
TORINO – In tempi di enormi cambiamenti, con tutte le incertezze che portano con sé, Jeff Bezos e John Elkann vedono e condividono tante ragioni di ottimismo. Ottimismo per chi fa startup, come i giovani presenti nella sala delle Officine grandi riparazioni di Torino, perché – dice il fondatore di Amazon e Blue Origin – “viviamo in un’epoca in cui sono in corso più “età dell’oro”, dei viaggi spaziali, dell’Intelligenza artificiale, della robotica, e la rapidità di questo cambiamento è fantastica per gli imprenditori”. Ottimismo per un’Europa da molti considerata Cenerentola dell’innovazione, ma dove gli investimenti in tecnologia – ricorda il Ceo di Exor e presidente di Stellantis – “nell’ultimo decennio sono cresciuti da 45 a 425 miliardi”. E ottimismo anche per la società nel suo complesso, perché sebbene l’IA in questo momento sia una bolla, è davvero una di quelle tecnologie destinate a cambiare tutto. Come l’aratro, come l’elettricità.
L’onda davanti a noi
Bezos ed Elkann dialogano sul palco dell’Italian Tech Week, quest’anno dedicata alla “prossima onda”. Per tutti è quella dell’IA, una corsa dorata che sta attirando investimenti miliardari e spingendo alle stelle le valutazioni della società. “Il mio istinto è di cautela”, dice Elkann, ripensando la bolla internet di 25 anni fa, quando era un giovane studente di Ingegneria. Cosa resterà tra un quarto di secolo di tutto questo? Anche Bezos vede delle analogie: “Come allora gli investitori per l’eccitazione non distinguono le idee buone e quelle cattive, ma l’IA è reale e cambierà ogni industria”. La definisce una bolla industriale, non finanziaria, “e la cosa bella delle bolle industriali è che quando la polvere si posa la società ha benefici giganti da queste invenzioni”. Anche per Elkann sarà così, proprio ricordando come la bolla delle dot.com abbia lasciato al mondo la sua attuale infrastruttura di connessione fisica e digitale: “Bisogna distinguere le bolle e le loro conseguenze esplosive, che possono o non possono esserci, dalla realtà dei fatti: se guardiamo all’’IA come a Internet o l’elettricità arriverà ovunque, tutti – persone e aziende – la useremo e ne trarremo benefici. Dobbiamo essere aperti ed adottarla”.
Il ruolo dell’Europa
L’Europa avrà un ruolo in questa corsa al futuro, oggi dominata da Stati Uniti e Cina? Sul palco dove pochi minuti prima ha parlato la presidente dalla Commissione Ursula von der Leyen, promettendo che il “futuro dell’IA sarà qui”, il Ceo di Exor (che controlla Gedi, editore di Repubblica) dice di sentire un “grande ammontare di ottimismo”, sintetizzato dalla crescita verticale degli investimenti. L’americano Bezos concorda: si parla tanto delle regole europee, dice, ma le regolazioni ci sono ovunque: “Quello di cui l’Europa ha bisogno è l’attitudine imprenditoriale, e mi sembra che abbia tutti gli ingredienti per avere successo”.
Essere imprenditori
E’ proprio la vocazione dell’imprenditore il filo rosso del dialogo, intitolato “sognare e costruire”, e a tratti molto personale. Elkann e Bezos per esempio parlano dell’importanza che per loro hanno avuto le figure dei nonni. Il primo racconta di come suo nonno Gianni Agnelli stimolasse la curiosità e la responsabilità dei nipoti fin da bambini, chiedendo loro cosa pensassero e cosa volessero scegliere. Il secondo, figlio di una ragazza madre, le estati passate nel ranch del nonno nel Sud del Texas dove tutto si faceva in casa, dalle trasmissioni per riparare i trattori agli aghi per fare le iniezioni alle mucche (“e alcune sono perfino sopravvissute”). Il suo insegnamento più importante: “E’ più difficile essere gentili che intelligenti”.
Un lato umano per i due deve essere parte del pensare “a lungo termine” degli imprenditori e delle loro imprese, specie in momenti di incertezza come questo. Bezos, spesso oggetto di critiche per la sua ossessiva ricerca di efficienza, dice che nello sviluppo del grande negozio globale chiamato Amazon, condensato di visi e virtù del capitalismo digitale, questo ha sempre significato “focalizzarsi sui bisogno dei clienti, che cambiano molto lentamente: nessuno fra dieci anni chiederà consegne più lente o prezzi più alti”.
Verso lo spazio
Oggi Bezos ha lasciato i ruoli più operativi in Amazon, ma si definisce “il meno pensionato del mondo”. Lo sa anche la moglie Lauren Sanchez, sposata a Venezia qualche mese fa e seduta in prima fila, spiega, che “lavorare lo rende felice”. Oltre all’IA, quello a cui si sta dedicando sono i viaggi spaziali della sua Blue Origin, la grande concorrente di SpaceX ed Elon Musk nella nuova corsa dei privati alle stelle. “Credo che nei prossimi decenni milioni di persone che vivranno nello spazio”, ha detto l’imprenditore. Cominciando dalla colonizzazione della Luna, che sarà “la nostra rampa di lancio” e una risorsa chiave anche per l’Intelligenza artificiale: “Nei prossimi dieci anni inizieremo a costruire enormi data center da gigawatt nello spazio: sarà il luogo ideale per realizzarli perché lì l’energia solare è disponibile in abbondanza”.
Elkann chiede a Bezos, grande appassionato di fantascienza, quale sia il suo libro preferito. E Bezos cita il “Ciclo della cultura” dello scrittore scozzese Iain Banks, che racconta di una civiltà intergalattica che grazie alla tecnologia ha superato la scarsità, e dove intelligenze umane cooperano in armonia con superintelligenze artificiali, combattendo altre e più barbariche civiltà. Tra gli scrittori di fantascienza, il più utopico.