ROMA – Una manovra da 16 miliardi: di cui 10 miliardi coperti con tagli di spesa, soprattutto dai ministeri, e 6 miliardi con nuove entrate e quindi nuove tasse per qualcuno, ad esempio le banche. Il bonus mamme da 40 euro al mese «confermato e potenziato». Tagli all’Irpef per il ceto medio. Rifinanziamento del fondo sanitario. Incentivi alle imprese. Investimenti tenuti al 3,4% del Pil in media, più che col Pnrr. Mezzo punto di Pil per la difesa in tre anni, circa 12-13 miliardi. Nessuna traccia dello stop ai 3 mesi in più per andare in pensione dal 2027: solo la previsione di un generico disegno di legge collegato alla manovra su “Interventi in materia di disciplina pensionistica” (c’è ogni anno, mai realizzato).
La “manovrina” in arrivo
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ROMA – Una manovra da 16 miliardi: di cui 10 miliardi coperti con tagli di spesa, soprattutto dai ministeri, e 6 miliardi con nuove entrate e quindi nuove tasse per qualcuno, ad esempio le banche. Il bonus mamme da 40 euro al mese «confermato e potenziato». Tagli all’Irpef per il ceto medio. Rifinanziamento del fondo sanitario. Incentivi alle imprese. Investimenti tenuti al 3,4% del Pil in media, più che col Pnrr. Mezzo punto di Pil per la difesa in tre anni, circa 12-13 miliardi. Nessuna traccia dello stop ai 3 mesi in più per andare in pensione dal 2027: solo la previsione di un generico disegno di legge collegato alla manovra su “Interventi in materia di disciplina pensionistica” (c’è ogni anno, mai realizzato).
La “manovrina” in arrivo
Eccola qui la quarta legge di bilancio del governo Meloni. La prudenza è d’obbligo, però. Intanto perché il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), definito in premessa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti la «cornice» della manovra, approvato giovedì dal Consiglio dei ministri, lascia un margine di dubbio. Lì si dice che la manovra del triennio 2026-2028 sarà «di 0,7 punti di Pil in media all’anno», finanziata per il 60% da tagli di spesa e il 40% da entrate. Significa che tra circa 20 giorni potremmo avere una “manovrina” più piccola dei 16 miliardi a favore di quella del 2027, anno elettorale, più grande. Le premesse ci sono tutte. Nascoste in due dati essenziali: la spesa netta e il deficit. E in un Pil che sale per effetto della manovra solo nel 2027-2028.
I tesoretti spostati sull’anno elettorale 2027
La spesa netta, il parametro guida previsto dal nuovo Patto di stabilità Ue, deve rientrare nel percorso stabilito con l’Europa. In media non può crescere più dell’1,5% all’anno, ma lungo il percorso di aggiustamento di sette anni si possono fare piccole variazioni in su o in giù: ciò che conta è la media. Ebbene dal Dpfp del governo si vede che la spesa del prossimo anno è un po’ più alta di quanto previsto (1,7% anziché 1,6%): quindi verrà tagliata. Mentre nel 2027 si abbasserebbe di suo all’1,3%, ma il governo l’alzerà all’1,9% (livello concordato con Ue): una bella spinta alla manovra elettorale.
Così il deficit: il prossimo anno di suo sarebbe sceso al 2,7%, verrà tenuto al 2,8% (un paio di miliardi per le «spese one off», dice il testo, cioè temporanee). Nel 2027 sarebbe andato al 2,4%, ma verrà portato al 2,6%. Ciò che conta, sottolinea il governo a più riprese del documento, è la discesa sotto al 3%. E questa è certa. Quando avverrà l’uscita dell’Italia dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo non c’è scritto nel documento. Che anzi tiene a precisare che il deficit di quest’anno sarà più basso del previsto: non 3,3%, ma «intorno alla soglia del 3%».
La spinta del Pnrr e la scure dei dazi
Lo stesso governo quindi non dà per scontato la fine del cartellino rosso già quest’anno. Di sicuro avverrà il prossimo e la discesa come visto consentirà anche dei margini. Il debito invece sale ancora per effetto del Superbonus e della spesa per interessi. Non quanto stimato in aprile, ma sale dal 136,2% del 2025 al 137,4% del 2026 per iniziare una (minimale) discesa dal 2027 con 137,3% e poi 136,4% nel 2028. Il Pnrr alla fine spingerà la crescita del 6,6% al 2031, tra riforme e investimenti fatti e da fare. I dazi portano giù il Pil dello 0,1% quest’anno e 0,5% il prossimo.??