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Maxi dazi Usa per la nostra pasta, si rischia il blocco dell’export

Uno stabilimento per la produzione della pasta

 

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Il dipartimento del Commercio accusa di dumping 13 aziende italiane, da Barilla a La Molisana: dal 2026 potrebbero scattare tariffe punitive del 92%. Intervento del governo per provare ad evitarle
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ROMA – I dazi del 15% applicati da Donald Trump, senza le sperate esenzioni, erano già un bell’ostacolo. Ma ora il cibo italiano per eccellenza, la pasta, rischia di trovarsi di fronte negli Stati Uniti un muro tariffario ben più alto, insuperabile. Il dipartimento del Commercio ha infatti annunciato l’applicazione di un maxi dazio “punitivo” del 91,74% nei confronti di 13 grandi e piccoli produttori italiani, al termine di un’indagine antidumping, cioè contro la vendita sotto costo dei propri prodotti. Il dazio scatterebbe dal primo gennaio 2026: il condizionale - la speranza di evitarlo - è legato alle residue possibilità di “fare appello” contro una decisione non ancora definitiva, ma soprattutto alla pressione diplomatica che si è subito attivata, con il ministero degli Esteri e quello dell’Agricoltura al lavoro per provare a far cambiare idea ai funzionari del Dipartimento del Commercio.

ROMA – I dazi del 15% applicati da Donald Trump, senza le sperate esenzioni, erano già un bell’ostacolo. Ma ora il cibo italiano per eccellenza, la pasta, rischia di trovarsi di fronte negli Stati Uniti un muro tariffario ben più alto, insuperabile. Il dipartimento del Commercio ha infatti annunciato l’applicazione di un maxi dazio “punitivo” del 91,74% nei confronti di 13 grandi e piccoli produttori italiani, al termine di un’indagine antidumping, cioè contro la vendita sotto costo dei propri prodotti. Il dazio scatterebbe dal primo gennaio 2026: il condizionale - la speranza di evitarlo - è legato alle residue possibilità di “fare appello” contro una decisione non ancora definitiva, ma soprattutto alla pressione diplomatica che si è subito attivata, con il ministero degli Esteri e quello dell’Agricoltura al lavoro per provare a far cambiare idea ai funzionari del Dipartimento del Commercio.

Il clima dell’indagine

Qualche margine pare esserci, un po’ come qualche settimana fa si è riusciti a intervenire con le autorità doganali quando, per una interpretazione errata dei dazi, Parmigiano e Grana Padano si sono trovati tassati il doppio di quanto avrebbero dovuto. Va detto che questa nuova tariffa - la cui introduzione è stata anticipata dal quotidiano Italia Oggi - ha poco a che vedere con i dazi commerciali di Trump. Si tratta infatti di una delle misure antidumping che gli Stati Uniti hanno sempre applicato alle aziende straniere. Anche se le modalità dell’indagine e la durezza della sanzione fanno ipotizzare che il verbo protezionista del presidente possa aver influito sulle valutazioni tecniche e giuridiche dei funzionari coinvolti.

Una punizione esemplare

Da un lato infatti il Dipartimento del Commercio ha punito in modo esemplare le due aziende oggetto di indagine diretta, cioè La Molisana e Garofalo, perché ha ritenuto gravemente mancanti le informazioni da loro fornite, informazioni che invece (come già in passato) le società ritengono di avere condiviso. Dall’altro ha deciso di applicare lo stesso maxi dazio anche alle altre undici aziende che non sono state direttamente sentite, tra cui Barilla, Rummo e Gragnano. Così un procedimento che per due volte negli scorsi anni si era chiuso con dazi zero o sotto il 2%, oggi rischia di tagliare fuori dal mercato un intero settore. «Modalità inaccettabili, specie in questo momento in cui si cerca di riportare stabilità nei rapporti commerciali», dice Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia.

L’intervento del governo

A rendere ancora più doloroso il tutto è il fatto che si tratti di un “dazio amico”: una delle due aziende americane che hanno denunciato il presunto dumping, che sarebbe avvenuto a cavallo tra il 2023 e il 2024, è infatti Winland Foods, produttore controllato dal fondo di investimento Investindustrial, che di recente l’ha unito con La Doria nel colosso Windoria.

«Il ministero è intervenuto formalmente nel procedimento come “parte interessata” - ha scritto ieri la Farnesina - per aiutare le aziende a far valere le proprie ragioni. Il governo italiano auspica che da parte americana venga riconosciuta la correttezza e la piena volontà di collaborare dei nostri produttori».

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