La Bio-on che visse due volte
di Carlotta ScozzariNella storia di Bio-on, c’è un nuovo anno che segna un profondo cambiamento: il 2025, quando la società è rinata dalle proprie ceneri dopo il fallimento. L’altra data che fa da spartiacque nella sua storia è il 24 luglio del 2019. Quel giorno, il video di Gabriel Grego del fondo Quintessential capital management (Qcm) fa crollare le azioni e i sogni della società della plastica “verde”, accusandola di essere una scatola vuota e paragonandola a Parmalat.
Bio-on fallisce a dicembre del 2019 su richiesta dell’amministratore giudiziario, senza la convocazione di un’assemblea per la ricapitalizzazione e dopo l’allontanamento dell’intero cda. La vicenda approda in tribunale, dove lo scorso autunno si è concluso il primo grado di giudizio. Prima del 24 luglio del 2019, l’azienda bolognese era arrivata a valere 1,3 miliardi in Borsa, favorita dai numerosi annunci di collaborazioni e partnership e da un business in sé altamente seducente, costruito intorno agli oltre 100 brevetti per le biopla…
Nella storia di Bio-on, c’è un nuovo anno che segna un profondo cambiamento: il 2025, quando la società è rinata dalle proprie ceneri dopo il fallimento. L’altra data che fa da spartiacque nella sua storia è il 24 luglio del 2019. Quel giorno, il video di Gabriel Grego del fondo Quintessential capital management (Qcm) fa crollare le azioni e i sogni della società della plastica “verde”, accusandola di essere una scatola vuota e paragonandola a Parmalat.
Bio-on fallisce a dicembre del 2019 su richiesta dell’amministratore giudiziario, senza la convocazione di un’assemblea per la ricapitalizzazione e dopo l’allontanamento dell’intero cda. La vicenda approda in tribunale, dove lo scorso autunno si è concluso il primo grado di giudizio. Prima del 24 luglio del 2019, l’azienda bolognese era arrivata a valere 1,3 miliardi in Borsa, favorita dai numerosi annunci di collaborazioni e partnership e da un business in sé altamente seducente, costruito intorno agli oltre 100 brevetti per le bioplastiche Pha, al 100% biodegradabili naturalmente.
Fondata nel 2007 da Marco Astorri e Guido Cicognani, Bio-on si quota all’Aim (oggi Egm) nel 2014 quando vende licenze per la produzione di queste bioplastiche. Successivamente decide di mettersi anche a produrle e perciò costruisce uno stabilimento a Castel San Pietro Terme (Bo) che diventa operativo nella primavera del 2019. L’impianto è tra gli argomenti al centro dell’attacco di Qcm, che ne mette in discussione l’attività e ne contesta l’aumento dei costi. Il fondo, dopo avere dichiarato fin da subito «un interesse economico nel movimento del prezzo del titolo», solleva, inoltre, dubbi sulla consistenza dei crediti e del fatturato (nel primo semestre del 2019 Bio-on aveva annunciato ricavi per 917mila euro, di cui 767 mila per conto terzi).
È proprio dalla fabbrica di Castel San Pietro Terme che ha ripreso vita la Bio-on targata Maip, la società torinese della famiglia Martini che l’ha comprata dal concordato fallimentare per 27 milioni e con un ulteriore investimento di 6 milioni. Oggi lo stabilimento ha ripreso a funzionare dopo lo stop imposto nel 2019.
Morpheus Research, una società sconosciuta dietro alla “grande scommessa" che ha affondato Cucinelli
Astorri, che non ha mai abbandonato la sua creatura, attende fiducioso l’appello, la cui data non è ancora stata fissata. Lo scorso novembre, il tribunale nei suoi confronti ha lasciato cadere i due capi di imputazione di appropriazione indebita e di ricorso abusivo al credito ma lo ha condannato in primo grado a cinque anni e due mesi per manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali. Astorri e i suoi legali confidano che anche queste accuse possano cadere in appello, complice il recente decreto del Mef secondo cui, in caso di trasferimento pieno dei diritti economici, i ricavi da licenze e cessione di know-how vanno rilevati integralmente a bilancio fin da subito (come fatto da Bio-on e contestato in tribunale), con validità anche ai fini fiscali.
Astorri è sempre stato convinto della bontà del business di Bio-on, che produceva bioplastiche così all’avanguardia da far gola anche ai maggiori concorrenti, tra cui Novamont (oggi del gruppo Eni). A dicembre, la trasmissione Report aveva mostrato come alcuni professionisti riconducibili a Novamont fossero coinvolti anche nel crac di Bio-on.
Lo stesso giorno del video di Qcm, Astorri racconta che avrebbe dovuto firmare un accordo per fare spazio al 10% a nuovi investitori con un aumento di capitale da 200 milioni, dopo che Ubs aveva valutato la società fino a 2 miliardi. Non se ne fece nulla. Il recente attacco del fondo Morpheus a Brunello Cucinelli ha riportato Astorri alle vicende del 2019: «Occorre regolamentare i fondi attivisti - afferma dopo avere espresso vicinanza all’imprenditore Cucinelli - introducendo degli obblighi di trasparenza con riferimento ai titoli oggetto delle loro analisi. A maggior tutela del mercato e degli investitori, bisognerebbe prevedere un sistema di sanzioni amministrative e magari anche un reato “ad hoc” per chi omette di dichiarare oppure dichiara il falso».
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