Montenegro, la porta europea sui Balcani
dalla nostra inviata Rosaria AmatoUna veduta del Millennium Bridge a Podgorica, la capitale del Montenegro
Il ventottesimo Paese Ue nel 2028. Sembra quasi un numero magico, e in effetti per il Montenegro significa moltissimo: non soltanto ottenere la posizione e i vantaggi dell’Unione Europea, ma arrivarci per primo tra i Paesi dei Balcani occidentali, tutti candidati all’ingresso per i prossimi anni, ma ancora molto indietro con il processo di adeguamento agli standard Ue, e non tutti così motivati (vale soprattutto per la Serbia).
«Siamo circondati dai Balcani, e da noi vivono tutti i gruppi etnici presenti negli altri Paesi: se ce la faremo per il 2028, il messaggio è che anche gli altri ce la possono fare, e vale anche per Ucraina e Moldova», afferma in un incontro con un gruppo di giornalisti di varie testate europee, tra cui Repubblica, il primo ministro del Montenegro Milojko Spaji?, appena 38 anni, alla guida del Paese dall’ottobre 2023, quando ha vinto le elezioni con il partito “Europa ora”. Sul piccolo Montenegro, poco più di 600mila abitanti, un territorio equivalente più o men…
Il ventottesimo Paese Ue nel 2028. Sembra quasi un numero magico, e in effetti per il Montenegro significa moltissimo: non soltanto ottenere la posizione e i vantaggi dell’Unione Europea, ma arrivarci per primo tra i Paesi dei Balcani occidentali, tutti candidati all’ingresso per i prossimi anni, ma ancora molto indietro con il processo di adeguamento agli standard Ue, e non tutti così motivati (vale soprattutto per la Serbia).
«Siamo circondati dai Balcani, e da noi vivono tutti i gruppi etnici presenti negli altri Paesi: se ce la faremo per il 2028, il messaggio è che anche gli altri ce la possono fare, e vale anche per Ucraina e Moldova», afferma in un incontro con un gruppo di giornalisti di varie testate europee, tra cui Repubblica, il primo ministro del Montenegro Milojko Spaji?, appena 38 anni, alla guida del Paese dall’ottobre 2023, quando ha vinto le elezioni con il partito “Europa ora”. Sul piccolo Montenegro, poco più di 600mila abitanti, un territorio equivalente più o meno a quello della Campania, Bruxelles sta puntando con decisione le proprie carte per vincere la scommessa dell’allargamento.
Gli aiuti della Ue
Tra pochi giorni, il 14 ottobre, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, inaugurerà a Luštica Bay la Conferenza per investimenti in Montenegro, insieme a Spajic. E intanto la Ue sta già dando il buon esempio, finanziando scuole, progetti culturali e infrastrutture, e soprattutto cercando di battere un rivale formidabile, la Cina, che nel 2021 aveva finanziato con quasi un miliardo di dollari il primo tratto dell’autostrada del Montenegro, un investimento che ha portato Podgorica quasi sull’orlo della bancarotta. «Avremmo affidato volentieri il progetto a una compagnia europea, ma i cinesi ci hanno offerto le migliori condizioni», osserva il presidente del Parlamento montenegrino, Andrija Mandi?.
L’Eurobarometro
Erano anni in cui da Bruxelles si guardava con una certa disattenzione ai vicini dei Balcani. Ma nel 2022, con la guerra in Ucraina, è cambiato tutto: «Come dimostrano anche i dati dell’ultimo Eurobarometro – spiega l’ambasciatore Ue in Montenegro Johann Sattler – la maggioranza dei Paesi europei ha capito che è meglio prendersi cura con maggiore attenzione dei vicini, per garantire la nostra sicurezza. Ed è meglio ancora includerli nella Ue, naturalmente una volta che hanno portato a termine le riforme necessarie». E infatti, al momento di rimborsare il prestito monstre con la Cina, diverse banche europee sono corse in soccorso di Podgorica, che adesso ha ancora un’esposizione di 600 milioni con Pechino, ma con tassi ragionevoli, in modo da rendere il rimborso sostenibile. Tanto che il debito pubblico, che era schizzato oltre il 100%, si è ridotto al 60%, e anche il deficit è in linea con i parametri di Maastricht e ha scelto esclusivamente finanziatori europei per la realizzazione del secondo tratto dell’autostrada, a partire dalla Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).
Il distacco dalla Russia
Il Montenegro ha voltato le spalle anche alla Russia, non limitandosi a entrare nella Nato, ma decidendo anche di partecipare con personale militare alla Missione di assistenza militare dell’Unione europea per l’Ucraina. «La metà delle nostre entrate venivano dal turismo, e la stragrande maggioranza dei turisti arrivava dalla Russia – ricorda Spaji? – Non avevamo contatti con gli intermediari dei Paesi europei, non avevamo infrastrutture con standard adeguati, non eravamo pronti».
Le prospettive economiche
Adesso i turisti europei sono arrivati, ma il Montenegro guarda ancora avanti: «Puntiamo alle rinnovabili, e alle nuove tecnologie, a cominciare dai datacenter», spiega il premier. Grazie a una robusta produzione idroelettrica le rinnovabili sono nel Dna del Paese, che pure ha ancora una ampia quota di produzione dal carbone, che conta di eliminare entro il 2041, assicura il ministro dell’Energia e delle Miniere, Admir Šahmanovi?. Per i prossimi anni l’obiettivo è di sviluppare, grazie agli investimenti e alle partnership con società europee, l’eolico e il solare. In quest’ottica rientra il progetto di raddoppio del cavo sottomarino da 445 chilometri tra Kotor e Pescara, realizzato da Terna nel 2019, che è già stato inserito nella lista dei progetti transfrontalieri di interesse Ue, ed è in attesa del via libera della Commissione e del Parlamento. L’integrazione del Montenegro nel mercato Ue dell’energia passerà anche dal Memorandum d’intesa che, alla fine di ottobre, Šahmanovi? firmerà insieme al ministro italiano dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il secondo cavo sottomarino convoglierà dall’Italia verso i Paesi Ue, nelle intenzioni di Bruxelles, anche l’energia in eccesso prodotta da Serbia e Bosnia-Erzegovina.
E le riforme
Nel frattempo, il governo montenegrino ha varato un ambizioso programma di riforme, che già sta cambiando il volto del Paese. Sette dei 33 capitoli del programma messo a punto dalla Ue sono stati già chiusi. Cinque dovrebbero essere completati entro la fine di quest’anno, tutti gli altri entro il 2026. Tra gli scogli più complessi il capitolo 27, che riguarda l’ambiente: non è facile passare all’economia circolare per un Paese che al momento ricicla solo l’1% dei rifiuti, e che fa un ampio utilizzo delle discariche. Ma anche le riforme economiche sono una sfida: nel giro di pochi mesi il Paese ha raddoppiato il salario minimo, ed è riuscito a garantire uno stipendio medio che si aggira intorno ai 1.000 euro, circa la metà della media Ue. Il migliore risultato nei Balcani occidentali, quasi un miracolo, che però poggia su presupposti fragili, non manca di sottolineare l’opposizione: «Il salario lordo è rimasto lo stesso – denuncia il socialdemocratico Boris Moguša, presidente della Commissione Parlamentare Economia, Finanze e Bilancio – Il governo si è limitato a tagliare in modo massiccio il cuneo contributivo, riducendo i versamenti per la pensione ed eliminando quelli per il sistema sanitario». La domanda che molti si fanno, non solo l’opposizione, è come verranno pagate le pensioni tra qualche anno, in un Paese che, come il resto d’Europa, invecchia rapidamente. Ovviamente la scommessa del governo è quella di far crescere il Pil tanto da poter ripianare il bilancio previdenziale, grazie agli investimenti e allo sviluppo di attività imprenditoriali ad alto valore aggiunto. Tra le quali va considerata anche l’agricoltura: i montenegrini sono particolarmente orgogliosi dei loro vini, e rivendicano da sempre di aver esportato in Italia la “madre” del Primitivo. E adesso puntano all’agricoltura 4.0.
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