Auto, la Germania a Bruxelles: “Salviamo le ibride”
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , Diego LonghinL’epicentro della crisi di una fiera potenza industriale e manifatturiera come la Germania è l’auto. Ma al governo della prima economia europea ci sono attualmente due partiti che la pensano diversamente sull’obiettivo Ue di bandire la produzione di motori a scoppio dal 2035. Il cancelliere e leader della Cdu Friedrich Merz ha segnalato da tempo che punterebbe a sospendere quella scadenza. All’emittente Ntv Merz ha ribadito di ritenerlo «un divieto sbagliato». Ma il suo partner di governo, la Spd, è spaccato tra chi vorrebbe assecondarlo, come Stephan Weil, governatore della Bassa Sassonia (il land del colosso Vw) e il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider, insieme a una fetta del gruppo parlamentare, che vorrebbe invece mantenere l’impegno ad accelerare il passaggio all’elettrico e alla neutralità climatica. Il leader della Spd, Lars Klingbeil, non ha ancora preso ufficialmente posizione.
L’epicentro della crisi di una fiera potenza industriale e manifatturiera come la Germania è l’auto. Ma al governo della prima economia europea ci sono attualmente due partiti che la pensano diversamente sull’obiettivo Ue di bandire la produzione di motori a scoppio dal 2035. Il cancelliere e leader della Cdu Friedrich Merz ha segnalato da tempo che punterebbe a sospendere quella scadenza. All’emittente Ntv Merz ha ribadito di ritenerlo «un divieto sbagliato». Ma il suo partner di governo, la Spd, è spaccato tra chi vorrebbe assecondarlo, come Stephan Weil, governatore della Bassa Sassonia (il land del colosso Vw) e il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider, insieme a una fetta del gruppo parlamentare, che vorrebbe invece mantenere l’impegno ad accelerare il passaggio all’elettrico e alla neutralità climatica. Il leader della Spd, Lars Klingbeil, non ha ancora preso ufficialmente posizione.
Il maxi vertice tedesco sull’auto
Il punto di caduta potrebbe venir fuori dopo il maxi vertice dedicato all’auto previsto per domani. Merz e Klingbeil hanno convocato i big del settore, i sindacati e alcuni governatori per capire come rendere il più indolore possibile l’addio al motore a combustione. In quella sede il cancelliere cercherà di trovare la quadra anzitutto nella sua maggioranza, e secondo l’Handelsblatt l’accordo che Merz potrebbe ottenere dai socialdemocratici e portare a Bruxelles potrebbe essere quello di chiedere di escludere dal bando del motore a scoppio una parte dei modelli ibridi, i cosiddetti “plug-in”, che hanno sia la batteria sia il motore termico. Punto di partenza da cui poi, eventualmente, allargare ad altri tipi di propulsori, sempre a basso impatto ambientale, o a combustibili alternativi.
Ma intanto da duecento top manager di aziende della mobilità elettrica è arrivato un appello al cancelliere del Paese che indubbiamente pesa di più nella trattativa europea sulla scadenza del 2035. Gli amministratori delegati di colossi come Volvo, ma anche di aziende legate allo sviluppo dell’elettrico come le italiane A2A ed Erg o le spagnole Iberdrola ed Eda o al gigante americano Uber, hanno scritto a Merz chiedendogli di «non fare marcia indietro sul blocco europeo della vendita di nuove auto a combustione dal 2035».
La sfida da destra
Ma è difficile che Merz li ascolti: l’emorragia ormai è enorme non soltanto nei grandi marchi, ma anche nell’indotto. E l’Afd, da sempre contraria alla fine del motore a scoppio, ci marcia. Nei sondaggi è ormai due punti avanti alla Cdu/Csu, al 26%. Sul punto Germania e Italia hanno deciso di portare avanti una battaglia comune, mettendo nero su bianco la richiesta di rivedere il percorso al 2035. Lettera inviata a Bruxelles. In Italia la situazione continua ad essere critica secondo i dati elaborati dalla Fim-Cisl sulla produzione negli stabilimenti Stellantis.
Nei primi 9 mesi sono uscite dalle fabbriche soltanto 265.490 unità tra auto e veicoli commerciali, con un calo del 31,5% sullo stesso periodo del 2024. Perdite in tutte le fabbriche e il 2025 chiuderà con una riduzione di un terzo della produzione. «Cruciale sarà l’incontro tra noi e il nuovo ad Filosa il 20 ottobre a Torino», dice il segretario della Fim-Cisl Ferdinando Uliano che chiede indicazioni al costruttore automobilistico sul progetto della Gigafactory a Termoli. E poi invoca «un cambio di passo» alla Ue e al governo Meloni.