Economia

Pezzotto, il legale: “Lecita la richiesta di risarcimento di Dazn. Dubbi sui dati dei multati”

Pezzotto, il legale: “Lecita la richiesta di risarcimento di Dazn. Dubbi sui dati dei multati”
(ansa)

Intervista all’avvocato torinese Umberto Maria Del Noce, esperto di diritto d’autore: “Una cosa è la sanzione della Finanza, altra cosa è il danno che la pay tv pensa di aver subito. L’iniziativa dell’emittente, però, ha delle zone d’ombra: acquisire informazioni giudiziarie, sensibili, è legittimo quando si avvia una causa vera. Questa è una campagna dissuasiva”

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ROMA – Umberto Maria Del Noce, avvocato, esperto di diritto d’autore, studio legale a Torino. Dazn chiede un indennizzo di 500 euro alle persone che la Guardia di Finanza ha già sanzionato per l’uso del pezzotto. È una richiesta legittima?
“La richiesta della pay tv è in sé legittima, a mio parere”.

Ma queste persone hanno già ricevuto una multa, una sanzione amministrativa per mano dei finanzieri.
“Il pagamento della sanzione non esclude che la parte lesa, Dazn, possa reclamare un risarcimento. L’indennizzo per il danno che l’emittente pensa di aver subito ha tutt’altro scopo rispetto alla multa”.

Dunque la strada di Dazn è in discesa?
“Non del tutto. Vedo nella sua iniziativa delle zone d’ombra”.

Quali, avvocato?
“La Guardia di Finanza, leggo sui giornali, invia a Dazn i dati dei multati con il nulla osta delle Procure che indagano sul pezzotto. Ora, l’invio dei dati giudiziari può avvenire quando la parte lesa avvia effettivamente un’azione di risarcimento”.

Entra in campo, in questa vicenda, la normativa sulla privacy nazionale ed europea

Ma Dazn avvierà un’azione di risarcimento.
“In futuro potrebbe farlo. Per il momento si limita a inviare delle lettere che sono parte di una campagna dissuasiva. Quindi bisognerà verificare se sia legittimo l’invio a Dazn di dati giudiziari con questa finalità. I dati giudiziari, sensibili, sono sottoposti alle rigide normative sulla riservatezza”.

Dazn scrive che, in assenza di una risposta dell’utente pirata, farà una causa.
“Leggiamo bene la lettera. Dazn scrive che si sentirà libera di avviare una causa. E’ un po’ diverso”.

La verità è che Dazn, Sky, la stessa Lega Calcio stanno facendo sul serio nella lotta al pezzotto, dopo anni di risposte velleitarie al fenomeno.
“Sono assolutamente d’accordo. Alzano la voce e hanno tutto il diritto di farlo. Quando però il contrasto alla pirateria chiama in causa l’utente comune, le cose cambiano: Dazn dovrà dimostrare di aver subito un danno e di quale entità”.

Le piattaforme pirata non propongono solo il calcio. Vendono pacchetti con tante emittenti, incluse quelle dei film e della fiction

Una persona guarda le partite, sottoscrive un abbonamento pirata e non paga quello a Dazn o Sky. Ecco dimostrato il danno.
“Le piattaforme pirata, in genere, vendono un pacchetto di contenuti. Nei pacchetti ci sono tante televisioni a pagamento, da Disney+ a Netflix. Poi c’è anche Dazn”.

E questo che cosa implica?
“In sede giudiziaria, Dazn dovrà provare che l’utente pirata ha effettivamente visto – con i film e le fiction delle altre televisioni – anche le sue partite. Una cosa è il danno reale, altra cosa è il danno probabile”.

Dazn, nella famosa lettera, chiede 500 euro. Non 5.000.
“Cinquecento euro potrebbero essere una richiesta sproporzionata”.

Il profilo del legale (in foto a sinistra)
Il profilo del legale (in foto a sinistra) 

È sbagliato inviare lettere tutte uguali con la stessa richiesta di risarcimento a prescindere dai diversi comportamenti individuali

La Guardia di Finanza spesso ha accertato che gli utenti pirata hanno usato il pezzotto per anni.
“In questo caso, la richiesta di 500 euro può essere ragionevole. In altri casi, la persona può aver fruito di contenuti in modo illegale solo per qualche mese. Dazn ha sbagliato se ha inviato lettere tutte uguali, con un’identica richiesta di indennizzo, prescindendo dai diversi comportamenti individuali”.

Dazn chiede agli utenti pirata di giurare che non lo faranno più, che non colpiranno altre volte i suoi diritti.
“E’ un’intimazione moralizzante, parte della campagna di dissuasione. La persona assumerebbe su di sé un impegno più morale che giuridico”.

Se un utente comune, destinatario della raccomandata di Dazn con la richiesta di indennizzo, venisse da lei. Ecco, che cosa gli suggerirebbe di fare? Risponderebbe entro 7 giorni, come Dazn chiede?
“Valuterei il comportamento della persona soprattutto attraverso la sanzione amministrativa che la Guardia di Finanza gli ha comminato. Poi, probabilmente, gli direi di non rispondere. Aspetterei di vedere se effettivamente Dazn avvierà una causa con finalità risarcitorie”.

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