Povertà assoluta, troppi esclusi dalle misure di sostegno: ora nuove strategie per l’assistenza
di Linda Laura SabbadiniLa povertà elevata sta diventando strutturale. Dopo la crisi del 2008-2009, che causò un crollo dell’occupazione, la povertà assoluta in Italia non aumentò subito. A contenerla furono due fattori: la cassa integrazione, che protesse molti capifamiglia, e il ruolo delle famiglie, che usarono risparmi o si indebitarono per sostenere i giovani disoccupati ancora conviventi.
Se la crisi fosse durata poco, si sarebbe potuto evitare un peggioramento. Ma così non fu: nel 2012 la povertà raddoppiò e da allora non è mai tornata ai livelli pre-crisi. È cresciuta ancora nel 2020 e nel 2022, per poi stabilizzarsi nel 2023. Nel 2019 fu introdotto il Reddito di cittadinanza, che durante la pandemia evitò che circa un milione di persone scivolasse nella povertà assoluta. Dal 2024, però, è stato sostituito dall’Assegno di inclusione.
La povertà elevata sta diventando strutturale. Dopo la crisi del 2008-2009, che causò un crollo dell’occupazione, la povertà assoluta in Italia non aumentò subito. A contenerla furono due fattori: la cassa integrazione, che protesse molti capifamiglia, e il ruolo delle famiglie, che usarono risparmi o si indebitarono per sostenere i giovani disoccupati ancora conviventi.
Se la crisi fosse durata poco, si sarebbe potuto evitare un peggioramento. Ma così non fu: nel 2012 la povertà raddoppiò e da allora non è mai tornata ai livelli pre-crisi. È cresciuta ancora nel 2020 e nel 2022, per poi stabilizzarsi nel 2023. Nel 2019 fu introdotto il Reddito di cittadinanza, che durante la pandemia evitò che circa un milione di persone scivolasse nella povertà assoluta. Dal 2024, però, è stato sostituito dall’Assegno di inclusione.
I dubbi sulle misure di contrasto alla povertà
Il dato più preoccupante oggi è la persistenza di livelli molto alti di povertà da oltre un decennio. Il rischio che diventi una condizione strutturale è elevato, anche perché l’aumento dell’occupazione avviato nel 2021 non è bastato a ridurre il fenomeno. In questo contesto, l’analisi della Caritas sull’Assegno di inclusione è preziosa e solleva interrogativi sull’efficacia delle attuali politiche. L’Assegno è destinato solo a nuclei con almeno un componente minorenne, disabile, over 60 o inserito in programmi di assistenza. Sono quindi esclusi i nuclei composti solo da adulti tra i 18 e i 59 anni, anche se in povertà assoluta. I più penalizzati sono i poveri del Nord.
Meno beneficiari: una scelta penalizzante
Le conseguenze sono tre: riduzione della platea dei beneficiari (tra il 40 e il 47%), esclusione di molte famiglie in povertà assoluta e importi medi più bassi, salvo che per i nuclei con disabili. Lo studio Caritas evidenzia come la scelta di restringere i destinatari sia stata penalizzante: l’Assegno di inclusione è meno efficace nel ridurre sia l’incidenza della povertà, sia il numero di poveri raggiunti. Non che il Reddito di cittadinanza fosse perfetto: la Commissione Saraceno, istituita dal governo Draghi, aveva proposto diversi miglioramenti, ignorati sia dallo stesso governo Draghi che dal governo Meloni.
Il problema è serio e non più rinviabile. La Caritas ha ragione. Serve un vero ripensamento strategico, con strumenti universali, flessibili e capaci di intercettare la varietà delle povertà contemporanee. Escludere intere fasce in difficoltà mina la coesione sociale e frena lo sviluppo del Paese.