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Ancora un vertice per la manovra. Sconto Irpef anche per i redditi alti

(ansa)

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Ultima mediazione prima del Cdm che darà l’ok. Leo incontra l’Abi per il contributo. Sconto Irpef per i redditi fino a 200mila euro
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ROMA - La manovra ha bisogno di un’altra messa a punto ai box prima di scendere in pista. Ecco perché dopo il vertice di due giorni fa a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni tornerà a riunire i suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, e al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Una nuova riunione, tra domenica sera e lunedì, per sciogliere i nodi che ancora attorcigliano la legge di bilancio. Sono allo stesso tempo economici e politici. Nella “piccola” Finanziaria da 16 miliardi c’è spazio per poche misure. Forza Italia ha già incassato il taglio dell’Irpef per il ceto medio: lo sconto salirà progressivamente per i redditi tra 28mila e 50mila euro, arrivando a toccare un valore massimo di 440 euro. Ma il beneficio è destinato anc…

ROMA - La manovra ha bisogno di un’altra messa a punto ai box prima di scendere in pista. Ecco perché dopo il vertice di due giorni fa a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni tornerà a riunire i suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, e al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Una nuova riunione, tra domenica sera e lunedì, per sciogliere i nodi che ancora attorcigliano la legge di bilancio. Sono allo stesso tempo economici e politici. Nella “piccola” Finanziaria da 16 miliardi c’è spazio per poche misure. Forza Italia ha già incassato il taglio dell’Irpef per il ceto medio: lo sconto salirà progressivamente per i redditi tra 28mila e 50mila euro, arrivando a toccare un valore massimo di 440 euro. Ma il beneficio è destinato anche a chi ha un reddito maggiore di 50mila euro, fino a una soglia che a ieri sera era fissata a 200mila euro. Superato questo livello scatta la sterilizzazione dello sconto attraverso la cancellazione di detrazioni per un valore pari a 440 euro.

La Lega, invece, rischia di perdere terreno sulla nuova rottamazione delle cartelle fiscali, oltre che sul blocco dell’aumento dei requisiti per andare in pensione.

La misura che ancora non convince del tutto Fratelli d’Italia e FI è proprio la maxi-rateizzazione dei debiti con il Fisco senza il versamento di interessi e sanzioni. La possibilità di spalmare solo i debiti con un importo elevato su 108 rate (9 anni) ridimensiona la portata e i costi dell’intervento.

Ma la cinghia potrebbe stringersi di più. E qui la questione si fa politica perché sul tavolo c’è il perimetro della platea dei beneficiari: una “pace fiscale” per pochi diventerebbe un boomerang per Matteo Salvini. ll nodo è rappresentato dai recidivi, i contribuenti che hanno aderito alle rottamazioni precedenti, ma che poi non hanno pagato. Nel governo c’è chi vorrebbe limitare l’accesso alla quinta edizione prendendo come riferimento il numero delle rate non saldate in passato: più bassa è la fedeltà fiscale, meno possibilità ci sarebbero di essere inclusi nel nuovo schema.

La manutenzione della manovra ai box riguarda anche le entrate, la benzina che serve a far correre la macchina. Ieri è partita ufficialmente la trattativa con le banche per arrivare, nell’auspicio dell’esecutivo, a un contributo concordato.

Ma all’incontro al Mef tra il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, e una delegazione dell’Abi, si è parlato soprattutto del fondo per i rimborsi dell’addizionale Irap sui dividendi esteri (1,5 miliardi). Carte coperte, invece, sulla misura che punta a incassare 2-3 miliardi dagli istituti di credito. Perde quota l’idea di allungare il congelamento delle deduzioni delle Dta (imposte differite attive) fino al 2027: problemi di gettito e con l’Europa alla base della frenata. Giorgetti non si sbilancia: "Ci sono tante proposte in circolazione, è complicato, gli ingredienti della torta sono complicati, deve arrivare a giusta cottura, poi magari è buona”.

Intanto dai ministeri piovono proposte. Quelle del dicastero del Lavoro sono trentotto, ma quasi tutte sono destinate a finire nel cestino, dalla mini Irpef al 10% sui rinnovi contrattuali alla detassazione di tredicesime e straordinari. Si lavora invece a un aumento della soglia di esenzione fiscale per i fringe benefit (da mille a duemila euro per chi non ha figli a carico, da duemila a quattromila per chi li ha).

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