Auto e clima, l’impegno di Merz: “Farò di tutto contro i divieti”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniIl Cancelliere tedesco Friedrich Merz (secondo da sinistra) alla conferenza stampa sullo stato di salute dell'industria tedesca dell'auto
(reuters)TRE miliardi di euro entro il 2029 per promuovere l’elettromobilità: dopo una riunione di maggioranza che si è protratta fino a notte fonda e un vertice con i big dell’auto e i sindacati, il governo Merz è riuscito a trovare un accordo sull’incentivo. Ma il nodo del bando dei motori a scoppio entro il 2035 continua a spaccare la Cdu/Csu e la Spd; quest’ultima continua essere divisa anche al suo interno.
La discussione proseguirà: Berlino ha fretta di trovare un’intesa, anche pressata dalla sua industria “core” che sta vivendo una crisi strutturale. E il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito di puntare, tout court, alla cancellazione di quella scadenza: “presuntuosa”, l’ha definita ieri.
Troppo arduo, questo il ragionamento, prevedere in anticipo di anni lo sviluppo di nuove tecnologie. «Dal mio punto di vista una cesura così netta nel 2035 non ci può essere. Farò di tutto per raggiungere questo obiettivo».
TRE miliardi di euro entro il 2029 per promuovere l’elettromobilità: dopo una riunione di maggioranza che si è protratta fino a notte fonda e un vertice con i big dell’auto e i sindacati, il governo Merz è riuscito a trovare un accordo sull’incentivo. Ma il nodo del bando dei motori a scoppio entro il 2035 continua a spaccare la Cdu/Csu e la Spd; quest’ultima continua essere divisa anche al suo interno.
La discussione proseguirà: Berlino ha fretta di trovare un’intesa, anche pressata dalla sua industria “core” che sta vivendo una crisi strutturale. E il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito di puntare, tout court, alla cancellazione di quella scadenza: “presuntuosa”, l’ha definita ieri.
Troppo arduo, questo il ragionamento, prevedere in anticipo di anni lo sviluppo di nuove tecnologie. «Dal mio punto di vista una cesura così netta nel 2035 non ci può essere. Farò di tutto per raggiungere questo obiettivo».
I modelli ibridi
L’“Autoland” Germania, insomma, vuole portare una posizione a Bruxelles che accetti almeno delle eccezioni al divieto delle auto che emettono CO2. Su questo, si è registrata ieri l’apertura del vicecancelliere socialdemocratico Lars Klingbeil, che si è mostrato ottimista su un accordo e ha acconsentito all’ipotesi di escludere dal bando i modelli ibridi, i Range Estender (auto dotate di un piccolo motore a combustione per ricaricare la batteria elettrica) e alcuni tipi di carburanti come gli e-fuels: «È una strada che possiamo percorrere», ha dichiarato.
Ma una parte della Spd, come il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider, resta dell’idea di mantenere fede al bando totale.
L’obiettivo del precedente governo Scholz di 15 milioni di auto elettriche entro i prossimi cinque anni sembra ancora lontanissimo: attualmente sono 1,7 milioni quelle in circolazione in Germania, cui si aggiungono 3,7 milioni di ibride, su un totale di circa 49 milioni di vetture.
L’ad di Volkswagen
E Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen, ha ammesso che l’avvento dell’elettromobilità richiederà “più tempo” del previsto. Tutte le previsioni sul tema «erano eccessivamente ottimistiche», ha puntualizzato.
L’industria automobilistica tedesca impiega attualmente 750mila persone e soltanto nell’ultimo anno il settore ha registrato 50mila esuberi. Pesa il rallentamento della Cina, ma anche la maggiore difficoltà di accesso al suo mercato, ormai stradominato dai marchi elettrici autoctoni come Byd.
E pesano i dazi di Donald Trump, che hanno già costretto colossi come Bmw a rivedere al ribasso le previsioni sugli utili mentre Mercedes ha segnalato un calo delle vendite in Cina.
Ma l’emorragia riguarda ormai anche l’indotto: i due colossi ZF e Bosch hanno annunciato di recente, rispettivamente 14mila e 13mila tagli entro il 2030. La società di consulenza Falkensteig prevede un aumento dei fallimenti, soltanto nell’indotto, del 30% entro fine anno. Numeri che hanno ulteriormente allarmato il governo.