ROMA – Ha provato fino alla fine a tenere il punto, la Lega di Salvini. A bloccare per tutti, senza eccezioni, l’aumento dei requisiti per andare in pensione dal primo gennaio 2027: tre mesi in più di età e di contributi. Ma alla fine non sarà così. È stato un altro leghista, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, a dire mercoledì sera che sarà «una sterilizzazione selettiva» a favore di «precoci e usuranti». Ovvero di chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni. O in mestieri pesanti. Se l’intervento si fermasse a loro, significherebbe agevolare una parte molto piccola dei pensionati italiani: 11 mila precoci e poco più di 2 mila usuranti, secondo i dati Inps dell’anno scorso. Ovvero meno del 3% del totale e il 6% delle pensioni anticipate.
ROMA – Ha provato fino alla fine a tenere il punto, la Lega di Salvini. A bloccare per tutti, senza eccezioni, l’aumento dei requisiti per andare in pensione dal primo gennaio 2027: tre mesi in più di età e di contributi. Ma alla fine non sarà così. È stato un altro leghista, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, a dire mercoledì sera che sarà «una sterilizzazione selettiva» a favore di «precoci e usuranti». Ovvero di chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni. O in mestieri pesanti. Se l’intervento si fermasse a loro, significherebbe agevolare una parte molto piccola dei pensionati italiani: 11 mila precoci e poco più di 2 mila usuranti, secondo i dati Inps dell’anno scorso. Ovvero meno del 3% del totale e il 6% delle pensioni anticipate.
Ipotesi sul tavolo
Ecco perché il capitolo pensioni non pare ancora chiuso. Ieri il sottosegretario leghista al Lavoro con delega alle pensioni Claudio Durigon ha incontrato Giorgetti. Entrambi in questi mesi si erano a più riprese esposti pubblicamente, garantendo lo stop totale. Non sarà così. Troppo alti i costi: 3 miliardi all’anno per il biennio 2027-2029. Sul tavolo ci sono diverse proposte preparate dalla Ragioneria. Una di queste prevede il blocco solo per i pensionati che nel 2027 avranno almeno 64 anni. Significa alzare di tre mesi, cioè a 43 anni e 1 mesi di contributi (un anno in meno) il requisito per la pensione anticipata di chi sta sotto questa età (il 90%): Quota 43. Una soluzione che ora persino Durigon guarda come il male minore rispetto alla prospettiva di agevolare solo il 3% dei pensionati ed alzare età e contributi per il 97%: quasi tutti gli altri.
Quota 43 e aumenti graduali
Il vincolo dei 64 anni per l’anticipata consentirebbe comunque alla Lega di poter dire che l’età della vecchiaia resta a 67 anni e non sale a 67 anni e 3 mesi. Ma anche così il costo a regime sarebbe alto: 2 miliardi anziché 3. Ecco che guadagna punti l’altra ipotesi, spinta dal ministero dell’Economia: mini aumenti graduali dei requisiti. Iniziare con un mese nel 2027 e poi salire nel 2028 (i tre mesi sono calcolati da Istat in base all’aumentata speranza di vita). Ma così sia l’età che i contributi crescerebbero, seppur di poco. Insomma addio blocco totale. Per il resto, nel pacchetto pensioni potrebbero confluire il rinnovo delle uniche tre forme di uscita anticipata esistenti: Ape sociale, Opzione donna e Quota 103. Con gli stessi paletti, finestre, ricalcolo previsti quest’anno. Per Quota 103 si prevedono adesioni basse: 16 mila.
Il bonus nuovi nati
L’idea poi di un bonus nuovi nati da destinare alla previdenza complementare, spuntata nel vertice di maggioranza di mercoledì, non è nuova in casa Inps. A fine settembre il presidente dell’Istituto Gabriele Fava e la direttrice generale Valeria Vittimberga erano a Bolzano per capire come funziona. Il Trentino Alto Adige ha da poco approvato una misura simile: 300 euro alla nascita, o all’atto dell’adozione o dell’affidamento, poi altri 200 euro per i successivi quattro anni a condizione che la famiglia versi altri 100 euro all’anno nello stesso fondo. Quale fondo? Un fondo complementare regionale, quindi pubblico. La stessa operazione a livello nazionale costerebbe molto (mille euro a testa, circa 350 milioni) e i soldi andrebbero tutti a fondi privati. Se ne discuterà forse anche oggi, all’incontro della premier Meloni con le parti sociali sulla manovra.