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La soglia dell’Opa al 30% assist per Crédit Agricole

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I francesi sarebbero avvantaggiati nel caso di un’ipotetica scalata all’istituto di Castagna
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Milano – La possibilità che il governo, attraverso la delega alla Legge Capitali per modificare il Tuf, cambi la soglia che fa scattare l’Opa obbligatoria, riportandola dal 25 al 30% per tutte le società, può avere importanti ripercussioni sulle partite bancarie in corso.

Il primo caso che balza all’occhio è quello di più recente discussione, cioé l’eventuale acquisizione di Crédit Agricole Italia (Cai) da parte di Banco Bpm. Poiché buona parte dell’operazione verrebbe finanziata con l’emissione di nuove azioni, la partecipazione del Crédit Agricole in Banco Bpm, oggi al 20,1%, potrebbe salire fin sotto il 30% senza incorrere in obblighi di Opa. Nelle condizioni attuali, invece, il superamento della soglia del 25% per un’operazione di fusione, imporrebbe l’approvazione da parte del mercato, cioé della maggioranza delle minoranze, il cosiddetto whitewash.

Milano – La possibilità che il governo, attraverso la delega alla Legge Capitali per modificare il Tuf, cambi la soglia che fa scattare l’Opa obbligatoria, riportandola dal 25 al 30% per tutte le società, può avere importanti ripercussioni sulle partite bancarie in corso.

Il primo caso che balza all’occhio è quello di più recente discussione, cioé l’eventuale acquisizione di Crédit Agricole Italia (Cai) da parte di Banco Bpm. Poiché buona parte dell’operazione verrebbe finanziata con l’emissione di nuove azioni, la partecipazione del Crédit Agricole in Banco Bpm, oggi al 20,1%, potrebbe salire fin sotto il 30% senza incorrere in obblighi di Opa. Nelle condizioni attuali, invece, il superamento della soglia del 25% per un’operazione di fusione, imporrebbe l’approvazione da parte del mercato, cioé della maggioranza delle minoranze, il cosiddetto whitewash.

Il governo, se dovesse approvare la modifica del Tuf alla soglia Opa, favorirebbe la scalata della banca francese all’istituto milanese guidato da Giuseppe Castagna. Inoltre con la decisione della Ue in arrivo a metà novembre, che obbliga il governo a ritirare il decreto Golden Power, l’avanzata dei francesi sarebbe ancora più difficile da arginare.

Nel 2015 il governo Renzi stabilì per legge che le banche popolari dovevano trasformarsi in spa. L’obiettivo era quello di aprire il capitale al mercato e far nascere public company che avrebbero potuto aggregarsi tra loro. La Bpm l’ha fatto nel gennaio 2017 attraverso la fusione con il Banco Popolare. Ora, secondo gli osservatori più attenti, il rischio è che il controllo di Banco Bpm finisca alla più grande banca popolare europea, non contendibile, senza passare dal voto del mercato.

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