Rischio doccia fredda (letteralmente) per gli europei a causa di un cavillo burocratico dell'Ue
di Irene Maria ScaliseROMA – Doccia fredda, anzi gelata per gli europei. I cittadini dell’Unione rischiano un inverno di docce per fisici bestiali per colpa di un cavillo burocratico. In pratica i materiali essenziali per i serbatoi dell'acqua calda non sono stati inclusi nell'elenco Ue delle sostanze autorizzate, elenco che è stato rivisto nell'ambito della legislazione ambientale dell'Unione.
Tutta colpa dell’afnio
Il gruppo degli elettrodomestici Applia – fa sapere il Financial Times – ha stimato che oltre il 90% dei serbatoi di accumulo dell'acqua calda non sarebbe più commercializzabile nell'UE se l'afnio, un metallo altamente resistente al calore, e il suo elemento gemello, lo zirconio, non fossero riconosciuti come sicuri per l'uso domestico. I due elementi non erano elencati n…
ROMA – Doccia fredda, anzi gelata per gli europei. I cittadini dell’Unione rischiano un inverno di docce per fisici bestiali per colpa di un cavillo burocratico. In pratica i materiali essenziali per i serbatoi dell'acqua calda non sono stati inclusi nell'elenco Ue delle sostanze autorizzate, elenco che è stato rivisto nell'ambito della legislazione ambientale dell'Unione.
Tutta colpa dell’afnio
Il gruppo degli elettrodomestici Applia – fa sapere il Financial Times – ha stimato che oltre il 90% dei serbatoi di accumulo dell'acqua calda non sarebbe più commercializzabile nell'UE se l'afnio, un metallo altamente resistente al calore, e il suo elemento gemello, lo zirconio, non fossero riconosciuti come sicuri per l'uso domestico. I due elementi non erano elencati nelle norme europee sull'acqua potabile, che entreranno in vigore nel 2027 e mirano a tutelare i consumatori e a migliorare gli standard di qualità dell'acqua. La Commissione europea peraltro sembra aver trascurato il fatto – racconta il quotidiano finanziario – che anche gli scaldabagni contengono acqua potabile, con i produttori che avvertono di rischiare multe se non rispettano l'elenco delle sostanze autorizzate.
Le carissime alternative
Ma soprattutto le alternative all'afnio, come l'acciaio o il rame, costano da quattro a cinque volte tanto, e questo costo ricadrebbe sui consumatori in un momento in cui le finanze delle famiglie sono ristrette. Le aziende europee hanno fatto pressione sulla Commissione affinché semplificasse l'onere normativo a livello europeo. Ma la Commissione ha affermato che spetta agli Stati membri notificarle la necessità di autorizzare l'afnio e finora nessuno lo ha fatto.
Bruxelles aveva precedentemente comunicato alle aziende che potevano richiedere valutazioni tossicologiche per ottenere l'approvazione. Ma l'industria sostiene che questo processo richiederebbe troppo tempo e che nel frattempo sarebbe costretta ad apportare modifiche costose alle proprie linee di produzione. Gli Stati membri possono approvare l'uso dell'afnio a livello nazionale, ma questa opzione è più costosa e richiede più tempo rispetto all'autorizzazione dell'Ue. E se ci sono molte aziende disposte a riportare la produzione in Europa, senza questa certezza non lo faranno mai.