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Unicredit-Bpm, la mossa Ue: “Il golden power va ritirato”

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Per Reuters la Commissione invierà due lettere all’Italia: boccia il provvedimento e apre la procedura d’infrazione. Gli effetti sul risiko italiano e su quelli europei
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Milano – La Commissione Ue chiederà entro metà novembre al governo italiano di ritirare il decreto sul Golden power varato il 18 aprile scorso relativo all’operazione Unicredit-Banco Bpm. È questa, secondo Reuters, la decisione finale a cui è giunta la DgComp sulla concorrenza in base all’articolo 21 del regolamento europeo sulle concentrazioni, confermando le conclusioni della lettera preliminare che aveva inviato al governo italiano il 14 luglio scorso.

Il Golden power varato dalla presidenza del Consiglio dei ministri aveva autorizzato l’operazione di concentrazione tra le due banche ma con prescrizioni molto vincolanti, che entravano nel merito della gestione aziendale di Unicredit, imponendo di mantenere per 5 anni lo stesso livello di depositi/prestiti e impedendo alla Sgr Anima di vendere titoli del debito pubblico italiano. Inoltre costringeva Unicredit a uscire dalla Russia entro nove mesi. Condizioni stringenti, che esulavano dall’ambito della sicurezza nazionale, all’intern…

Milano – La Commissione Ue chiederà entro metà novembre al governo italiano di ritirare il decreto sul Golden power varato il 18 aprile scorso relativo all’operazione Unicredit-Banco Bpm. È questa, secondo Reuters, la decisione finale a cui è giunta la DgComp sulla concorrenza in base all’articolo 21 del regolamento europeo sulle concentrazioni, confermando le conclusioni della lettera preliminare che aveva inviato al governo italiano il 14 luglio scorso.

Il Golden power varato dalla presidenza del Consiglio dei ministri aveva autorizzato l’operazione di concentrazione tra le due banche ma con prescrizioni molto vincolanti, che entravano nel merito della gestione aziendale di Unicredit, imponendo di mantenere per 5 anni lo stesso livello di depositi/prestiti e impedendo alla Sgr Anima di vendere titoli del debito pubblico italiano. Inoltre costringeva Unicredit a uscire dalla Russia entro nove mesi. Condizioni stringenti, che esulavano dall’ambito della sicurezza nazionale, all’interno della quale gli Stati membri sono autorizzati a legiferare parallelamente alle leggi europee. Con questo provvedimento, che secondo la Reuters verrà fomalizzato con due lettere distinte entro la metà di novembre, la Ue intende riaffermare la propria supremazia legislativa denunciando lo sconfinamento del governo italiano. Un provvedimento che va nella direzione di favorire il consolidamento bancario all’interno dei 27 Paesi europei al fine di facilitare il finanziamento della transizione digitale ed energetica e di competere con le più grandi banche americane e cinesi. La seconda lettera riguarderà la procedura di infrazione che vuol indurre il governo italiano a riscrivere l’impianto di leggi che compongono l’ossatura del Golden power, potenziato varie volte nel periodo Covid.

Il governo, e in particolare il Mef con il ministro Giancarlo Giorgetti, si sono opposti strenuamente all’iniziativa della DgComp in base all’art. 21, sostenendo che le prescrizioni contenute nel Dpcm rientravano tutte nell’alveo della sicurezza nazionale, che include anche la difesa del risparmio. Ma questa interpretazione non è stata accolta dai decisori europei e ora il governo dovrà ritirare il decreto e, eventualmente, ricorrere alla Corte di Giustizia contro la decisione.

Il provvedimento della Ue, se verranno confermate le anticipazioni della Reuters che sono avallate da quattro fonti diverse, potranno avere delle ripercussioni sul risiko bancario italiano ed europeo. Innanzitutto Unicredit potrebbe chiedere i danni al governo italiano per averla fatta desistere dall’Ops su Banco Bpm lo scorso 22 luglio. Ma potrebbe anche indurre Andrea Orcel a ripresentare l’operazione o comunque a riconsiderarla alla luce del nuovo provvedimento. Inoltre la decisione potrebbe avere riflessi anche in Germania, dove sempre Unicredit è impegnata in una difficile scalata alla Commerzbank, finora osteggiata in tutti i modi dal governo di Berlino. O anche in Spagna dove da quasi due anni il Banco Bilbao Vizcaya ha lanciato un’offerta sul Banco Sabadell ostacolata in tutti i modi dal governo Sanchez. Secondo la Ue favorendo il consolidamento dell’industria dei servizi finanziari in Europa si promuove anche la creazione dell’Unione monetaria europea.

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