L’ennesimo riacuirsi delle tensioni con la Cina non basta da solo a spiegare la caduta di Wall Street. È venuta al pettine una lunga serie di fattori negativi. Il fatto che i problemi sono tanti, indipendenti l’uno dall’altro e tutti di difficile soluzione, rende complesso prevedere cosa accadrà alla riapertura. Non vedo comunque grandi segnali di ottimismo». John Lonski conosce a menadito le alchimie del mercato visto che è stato per 36 anni capo economista di Moody’s, dal 1985 al 2021 quando ha fondato il think-tank Lonski Group e ha assunto l’incarico di docente di finanza alla Fairfield University. «Intendiamoci – chiarisce subito – l’economia e la Borsa americane non sono sull’orlo dell’abisso, anche se in tanti temono l’esplodere della bolla speculativa soprattutto legata all’hi-tech, ma da questo a prevedere un grande boom ce ne corre».
L’ennesimo riacuirsi delle tensioni con la Cina non basta da solo a spiegare la caduta di Wall Street. È venuta al pettine una lunga serie di fattori negativi. Il fatto che i problemi sono tanti, indipendenti l’uno dall’altro e tutti di difficile soluzione, rende complesso prevedere cosa accadrà alla riapertura. Non vedo comunque grandi segnali di ottimismo». John Lonski conosce a menadito le alchimie del mercato visto che è stato per 36 anni capo economista di Moody’s, dal 1985 al 2021 quando ha fondato il think-tank Lonski Group e ha assunto l’incarico di docente di finanza alla Fairfield University. «Intendiamoci – chiarisce subito – l’economia e la Borsa americane non sono sull’orlo dell’abisso, anche se in tanti temono l’esplodere della bolla speculativa soprattutto legata all’hi-tech, ma da questo a prevedere un grande boom ce ne corre».
Il vostro presidente però ne è convinto e continua a profetizzare l’età dell’oro...
«Accontentiamoci che Trump si sia persuaso che non è il caso di interferire con l’indipendenza della Fed, almeno fin quando scadrà il mandato di Jay Powell nel maggio 2026, anche se per arrivarci ci è voluto il blocco della Corte Suprema al licenziamento di Lisa Cook e la paura che il dollaro affondi. Speriamo che ora non gli venga in mente di andare contro le agenzie di rating, e che faccia tesoro della lezione della Cina: chi prende sul serio i rating delle agenzie cinesi sapendo quanto sono influenzati dal governo?»
Quali sono i fattori che minacciano Wall Street?
«Le rinnovate tensioni con Pechino, certo. Poi ci sono fattori tipicamente interni, come la debolezza del mercato del lavoro: fin quando non sarà recuperato un ritmo di 100mila nuovi posti al mese per un periodo prolungato, la spesa dei consumatori e l’economia nel complesso continuerà a rallentare. Il trend è sfavorevole: in agosto i posti sono stati 22mila, ben al di sotto delle previsioni, e in luglio 73mila. Per settembre le prime stime sono addirittura negative: -32mila. Non stupisce che la fiducia dei consumatori sia ai minimi da decenni».
Come reagirà la Fed?
«Sono sicuro al 100% che nella riunione del 29 ottobre abbasserà i tassi di un intero punto. Farà bene visto il quadro di incertezza. C’è il pericolo che le aziende comincino a licenziare, deprimendo ulteriormente la domanda aggregata. E poi non dimentichiamo lo shutdown, dove Trump sta facendo di tutto per cronicizzare lo stallo, cominciando per esempio a licenziare i lavoratori pubblici messi in aspettativa, un’esasperazione mai vista nei 50 shutdown precedenti».
Non è la prima volta che Trump tenta di avvelenare i pozzi.
«Anche quando si fa del male da solo. Prendiamo i tanto decantati investimenti in patria che dovrebbero seguire alla politica delle tariffe: ma quale imprenditore prende un azzardo del genere sapendo che dall’oggi al domani l’intera impalcatura dei dazi potrebbe essere ribaltata per qualche cambiamento d’umore del presidente? Oltretutto diventa sempre più complesso trovare le maestranze viste le autolesionistiche restrizioni sulle migrazioni che stanno accentuando la crisi demografica già così dura in tutto l’occidente».