García-Herrero (Bruegel): “Dietro l’escalation cinese sulle terre rare ci sono i chip di Taiwan”
di Filippo Santelli , -Alicia Garcia-Herrero è senior fellow di Bruegel e capo economista per l'Asia e il Pacifico della banca di investimento Natixis
ROMA - «La mossa della Cina sulle terre rare è stata molto più dura delle precedenti, davvero stupefacente a pochi giorni dall’incontro tra Xi e Trump», dice Alicia García-Herrero, economista, senior fellow del think tank Bruegel e grande esperta di Cina. «Tornare ad alzare la tensione ora sembrerebbe un grosso errore, e potrebbe anche esserlo davvero. Ma dietro questa decisione potrebbe esserci qualcosa che non sappiamo».
Si sente di fare delle ipotesi?
«Mettendosi nei panni di Pechino, l’unico tema che mi sembra giustifichi una reazione del genere è Taiwan».
Ma pur di ammorbidire Xi, Trump ha fatto delle concessioni anche su Taiwan, bloccando una vendita di armi americane.
«Vero. Nel frattempo però gli Stati Uniti continuano a trattare con …
ROMA - «La mossa della Cina sulle terre rare è stata molto più dura delle precedenti, davvero stupefacente a pochi giorni dall’incontro tra Xi e Trump», dice Alicia García-Herrero, economista, senior fellow del think tank Bruegel e grande esperta di Cina. «Tornare ad alzare la tensione ora sembrerebbe un grosso errore, e potrebbe anche esserlo davvero. Ma dietro questa decisione potrebbe esserci qualcosa che non sappiamo».
Si sente di fare delle ipotesi?
«Mettendosi nei panni di Pechino, l’unico tema che mi sembra giustifichi una reazione del genere è Taiwan».
Ma pur di ammorbidire Xi, Trump ha fatto delle concessioni anche su Taiwan, bloccando una vendita di armi americane.
«Vero. Nel frattempo però gli Stati Uniti continuano a trattare con i taiwanesi per portare la produzione di chip più avanzati sul territorio americano, ed è possibile che un accordo sia vicino. Un accordo che a Pechino non piace per nulla».
Di certo la scelta di alzare la posta mostra che la Cina si sente forte. Lo è davvero?
«Ha molte più leve in questa sfida, basta vedere tutto quello che ha ottenuto. L’accordo su TikTok non è un vero trasferimento del controllo della società in mani americane, e ciò nonostante gli Stati Uniti sembrano in cambio disposti a riaprire il loro mercato agli investimenti cinesi, almeno nei settori non strategici. Trump ha anche autorizzato l’esportazione dei chip H20 di Nvidia. Certo, la Cina sa anche che l’arma delle terre rare si depotenzierà, visto che gli Stati Uniti lavorano per rendersi autonomi».
È possibile che Xi sia consapevole di questo e quindi stia tentando di forzare la mano ora, per ottenere ancora di più?
«Ma farlo adesso, prima dell’incontro in Corea, è comunque sciocco. Avrebbe potuto rilanciare dopo, se non avesse ottenuto ciò che voleva. A meno che, ripeto, non ci sia un motivo diverso e centrale agli occhi della Cina».
Chi aveva più bisogno dell’incontro, Trump o Xi?
«Decisamente Trump, che ha promesso più volte che avrebbe trovato una soluzione con la Cina. Gli agricoltori, una delle sue basi elettorali, sono in grande difficoltà da quando Pechino ha smesso di importare i loro prodotti».
A questo punto si aspetta una nuova escalation tariffaria? La tregua tra le superpotenze è finita?
«Vediamo, per il momento Trump si è limitato a gridare. Se dovesse agire il vertice con Xi salterà e l’escalation potrebbe ripartire. Ma è anche possibile che il presidente decida comunque di andare in Corea, visto quanto tiene all’incontro».
Significherebbe consegnarsi nelle mani dell’avversario?
«Se le dai un dito, la Cina si prende tutto il braccio».