Stessa paga ma diverso potere d’acquisto. Vivere a Milano costa fino al 70% in più
di Osservatorio Conti Pubblici ItalianiDi tanto in tanto, in Italia riemerge la proposta di differenziare le retribuzioni pubbliche su base territoriale. Il motivo è semplice: il costo della vita non è uniforme lungo tutta la penisola, ma varia (e di molto) tra le regioni e tra città grandi e città piccole. Basti pensare che vivere nei piccoli comuni lombardi costa oltre il 43% in più che vivere nei piccoli comuni della Basilicata, mentre spostandosi verso le città la differenza cresce fino a toccare il 50% nel caso di Milano e Napoli. In media, infatti, il costo della vita nelle aree metropolitane supera dell’11% quello dei piccoli comuni. Tra i due estremi (area metropolitana lombarda e piccolo comune lucano) la differenza raggiunge picchi del 70%.
Uguaglianza o equità?
Non sorprende allora la …
Di tanto in tanto, in Italia riemerge la proposta di differenziare le retribuzioni pubbliche su base territoriale. Il motivo è semplice: il costo della vita non è uniforme lungo tutta la penisola, ma varia (e di molto) tra le regioni e tra città grandi e città piccole. Basti pensare che vivere nei piccoli comuni lombardi costa oltre il 43% in più che vivere nei piccoli comuni della Basilicata, mentre spostandosi verso le città la differenza cresce fino a toccare il 50% nel caso di Milano e Napoli. In media, infatti, il costo della vita nelle aree metropolitane supera dell’11% quello dei piccoli comuni. Tra i due estremi (area metropolitana lombarda e piccolo comune lucano) la differenza raggiunge picchi del 70%.
Uguaglianza o equità?
Non sorprende allora la scarsa partecipazione ai concorsi pubblici nelle regioni del Nord, dove il costo della vita è più elevato: se le retribuzioni sono le stesse in termini di euro, chi vive in aree più care riceve, di fatto, una retribuzione inferiore in termini di potere d’acquisto. L’argomento principale contro queste proposte è che “a uguale lavoro occorre dare uguale retribuzione”. La vera uguaglianza a parità di prestazione si avrebbe se la retribuzione fosse adeguata al costo della vita a livello locale.
Come misurare il diverso costo della vita
L’Istat pubblica i dati sull’inflazione dei diversi territori, ma non fa la stessa cosa per il livello dei prezzi. Per stimare le differenze nel costo della vita si possono però considerare le informazioni dell’istituto sulle soglie di povertà assoluta, che misurano la spesa necessaria per acquistare un paniere di beni e servizi considerati essenziali per mantenere uno stile di vita accettabile. Tali soglie sono calcolate differenziando per età e numero dei componenti della famiglia, regione di residenza e dimensione del comune: area metropolitana, comune non area metropolitana ma sopra i 50.000 abitanti (grandi comuni) e comune sotto i 50.000 abitanti (piccoli comuni).
Il costo della vita nei comuni italiani
Per semplicità, ci focalizziamo su una famiglia di due componenti tra 30 e 59 anni (i risultati sono simili nel caso di una famiglia con figli). Nel 2023, il costo della vita nell’area più costosa d’Italia (un’area metropolitana lombarda, vale a dire Milano) superava del 70% quello dell’area meno costosa (un piccolo comune della Basilicata, Figura 1).
Dall’analisi emergono divari nel costo della vita tra le diverse aree:
- Le aree metropolitane sono in genere le più costose: in cima alla classifica compaiono infatti cinque aree metropolitane (in rosso nella Figura 1). Il costo della vita nelle aree metropolitane eccede quello dei piccoli comuni in media dell’11%. La differenza è positiva in tutte le regioni (tranne la Liguria), sebbene l’intensità vari: in Lombardia, la soglia di povertà a Milano è maggiore del 19% rispetto a quella di un piccolo comune lombardo. Similmente, a Roma la soglia è del 20% più alta che nei piccoli comuni del Lazio. In Piemonte, Campania e Sicilia la differenza è invece inferiore al 5% (in Campania è del 2%, Figura 2).
- La differenza di costo della vita tra grandi e piccoli comuni è invece minima, intorno al 2%, tranne in Basilicata, dove supera il 15%.
- All’interno della stessa macroregione (Nord, Centro e Sud) le differenze nel costo della vita tra comuni dello stesso tipo sono contenute, con poche eccezioni (Piemonte al Nord e Sardegna nel Sud). Tra le aree metropolitane del Nord, tuttavia, le differenze sono rilevanti: il costo della vita a Milano supera dell’11% quello di Venezia e di oltre il 25% quello di Genova e Torino (serie rossa in Figura 3)
- Le differenze maggiori si osservano però tra le macroregioni. In un piccolo comune del Lazio il costo della vita supera quello di un piccolo comune della Basilicata del 28% (serie blu in Figura 3). Tra regioni del Nord e del Sud il divario è enorme: in un piccolo comune lombardo, la vita costa il 43% in più che in un piccolo comune della Basilicata. Un discorso simile vale per i grandi comuni (serie gialla): in un grande comune del Lazio la vita costa il 15% in più che in uno della Basilicata, mentre tra uno lombardo e uno lucano la differenza sale al 28%. Infine, tra le aree metropolitane, il costo della vita a Milano è maggiore del 10% rispetto a quello di Roma e Firenze, mentre rispetto a Palermo e Napoli la differenza supera il 50%.