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Manovra, il vertice delle scelte. Si tratta su cartelle e banche

(agf)

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Riunione tra Meloni, Tajani, Salvini e Lupi per chiudere. Orsini in pressing sul governo per le imprese: “Non si fa ricchezza con l’Irpef e le pensioni, serve un intervento poderoso”
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ROMA - Le agende dei leader hanno iniziato a definirsi ieri pomeriggio. “Vertice sulla manovra” è il titolo dello slot che i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, hanno tenuto libero per oggi. I programmi possono cambiare fino all’ultimo minuto, perché la concentrazione di Giorgia Meloni, in queste ore, è tutta sul viaggio di lunedì in Egitto per la firma del cessate il fuoco a Gaza.

Ma se la pianificazione della premier non subirà modifiche, è tutto pronto per il vertice sulla legge di bilancio. Il secondo dopo quello di mercoledì scorso a Palazzo Chigi che ha messo in fila tutte le ipotesi. Ora è il momento delle scelte. I tempi stringono. Il governo deve inviare il …

ROMA - Le agende dei leader hanno iniziato a definirsi ieri pomeriggio. “Vertice sulla manovra” è il titolo dello slot che i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, hanno tenuto libero per oggi. I programmi possono cambiare fino all’ultimo minuto, perché la concentrazione di Giorgia Meloni, in queste ore, è tutta sul viaggio di lunedì in Egitto per la firma del cessate il fuoco a Gaza.

Ma se la pianificazione della premier non subirà modifiche, è tutto pronto per il vertice sulla legge di bilancio. Il secondo dopo quello di mercoledì scorso a Palazzo Chigi che ha messo in fila tutte le ipotesi. Ora è il momento delle scelte. I tempi stringono. Il governo deve inviare il Documento programmatico di bilancio (Dpb) a Bruxelles entro il 15 ottobre: sul tavolo del consiglio dei ministri - atteso per il giorno prima - ci sarà anche la manovra.

Le quantificazioni dei tecnici sulle misure candidate a entrare nel menù della finanziaria da 16 miliardi sono ancora in corso. Ma uno schema dei costi è stato già abbozzato e, stando all’esito della riunione di quattro giorni fa, quella di oggi partirà proprio da qui per provare a costruire una sintesi.

Nelle intenzioni di Forza Italia e Lega ci sono margini per dare più spazio alle proprie misure-bandiera. Gli azzurri sperano ancora in uno sforzo in più sul taglio dell’Irpef per il ceto medio: l’obiettivo è portare l’asticella a 60mila euro di reddito, invece che a 50mila. Ma così servirebbero più di 5 miliardi invece dei 2,7-2,8 che sono necessari per intervenire sullo scaglione attuale, da 28mila appunto fino a 50mila, riducendo l’aliquota dal 35% al 33%.

Salvini invece dovrà battagliare per evitare che la nuova rottamazione delle cartelle si riduca a una possibilità per pochissimi contribuenti che hanno debiti con il fisco. Oltre a decidere se e chi includere tra i recidivi - chi ha aderito alle sanatorie precedenti e poi non ha pagato - bisognerà sciogliere il nodo dell’anticipo obbligatorio.

Nelle ultime ore a spingere per un acconto del 5% è ancora Fratelli d’Italia: la fee di ingresso - spiegano i meloniani - garantirebbe un incasso sicuro e immediato allo Stato. Ma per i leghisti è solo un modo per scoraggiare le adesioni dato che i contribuenti, con debiti elevati, si ritroverebbero a pagare subito somme ingenti.

Le tensioni nella maggioranza attraversano anche un altro tema caro a Salvini: la previdenza. I Fratelli frenano. "Rispetto alla possibilità di andare in pensione prima occorre fare bene i conti”, dice Walter Rizzetto. Ma il vicesegretario del Carroccio, Claudio Durigon, tiene il punto: “La Lega convincerà Rizzetto e gli alleati a onorare il patto con gli elettori”. Escluso un blocco generalizzato dell’aumento dei requisiti per andare in pensione dal primo gennaio 2027. Giorgetti ha annunciato una “sterilizzazione selettiva”. E Salvini proverà a limitare al massimo i danni.

Il vertice dovrà anche decidere quante risorse destinare alle imprese. Dal palco del meeting dei giovani imprenditori, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha chiesto al governo una manovra “poderosa”, aggiungendo: “La ricchezza dell’Italia non la fai con l’Irpef o le pensioni, ma generando lavoro e rendendo questo paese competitivo”.

Sul tavolo ci sono l’Ires premiale strutturale, la proroga del credito d’imposta Zes e un nuovo incentivo. Ma i soldi sono pochi. L’incognita è il contributo a carico delle banche, da cui si punta a recuperare circa 3 miliardi. Ma la trattativa con l’Abi è ancora aperta. Un altro accordo da costruire.

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