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Cina, crolla ancora l’export verso gli Usa e Pechino guarda altrove: +14,2% verso la Ue

(afp)
Balzo delle vendite all’estero dell’8,3% su base annua, giù del 27% quelle verso gli Stati Uniti. Ridotto di un terzo l’export di terre rare
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PECHINO - Battute tutte le aspettative. L’export cinese cresce al ritmo più veloce degli ultimi sei mesi, nonostante le tensioni con gli Stati Uniti: + 8,3% a settembre su base annua. Sorprendono positivamente anche le importazioni, che registrano un aumento del 7,4%. Numeri che mostrano la resilienza della macchina cinese e che potrebbero dare a Pechino una buona dose di fiducia in più nelle trattative commerciali con Washington.

Secondo i dati diffusi dall'Amministrazione generale delle dogane, le esportazioni sono aumentate dell'8,3% a settembre rispetto all'anno precedente, accelerando rispetto al 4,4% registrato ad agosto e superando la crescita stimata attorno al 6% dagli economisti.

Il crollo verso gli Usa prosegue

Continuano col segno negativo le esportazioni verso gli Stati Uniti, scese del 27% (dopo una flessione del 33% ad agosto). Continuano a registrare aumenti a doppia cifra, invece, le esportazioni verso gli altri partner commerciali della Cina, che vanno così a compensare il calo dell’export verso gli Usa: quelle verso l'Unione europea sono aumentate del 14,2%, il ritmo più sostenuto in oltre tre anni; quelle verso il blocco dell’Asean hanno registrato un +15,6% su base annua. E ancora: le esportazioni verso l'Africa sono aumentate del 56% il mese scorso, il dato più alto dal febbraio 2021, mentre quelle verso l'America Latina hanno registrato un rimbalzo del 15,2% rispetto al calo di giugno e agosto. La seconda economia mondiale ha diversificato molto i propri mercati di esportazione quest'anno per proteggersi dall'aumento dei dazi trumpiani.

La forte domanda proveniente da mercati diversi dagli Stati Uniti significa che le aziende cinesi dovrebbero essere meno colpite dall'ulteriore aumento dei dazi minacciato dal presidente americano Donald Trump, sostengono gli analisti. I buoni risultati danno fiducia alla leadership comunista nelle trattative con Washington, nel mezzo di nuove minacce di guerra commerciale. “La Cina ha dimostrato che, pur non desiderando una guerra commerciale, è disposta a reagire alle escalation, se necessario”, afferma Lynn Song, capo economista presso Ing Bank. “La resilienza delle esportazioni rafforzerà probabilmente la fiducia in questo approccio in vista dei colloqui previsti per la fine del mese”.



Ridotto di un terzo l'export di terre rare

Pechino ha annunciato la scorsa settimana nuovi controlli sulle esportazioni, comprese restrizioni sulle terre rare (le esportazioni cinesi di terre rare, al centro delle ultime tensioni commerciali, sono diminuite di quasi il 31% su base mensile a settembre in termini di volume). In risposta, il presidente degli Stati Uniti Trump ha minacciato di annullare un incontro programmato con il leader cinese Xi Jinping previsto a fine mese in Corea del Sud e di imporre un dazio aggiuntivo del 100% sui prodotti cinesi. Trump ha successivamente cercato di smorzare i toni mostrando disponibilità a raggiungere un accordo con la Cina, anche se l’amministrazione Usa ha tuttavia avvertito che i recenti controlli sulle esportazioni annunciati da Pechino costituiscono un ostacolo significativo ai negoziati.

Da Pechino il portavoce del ministero degli Esteri risponde che gli Stati Uniti devono correggere le proprie “pratiche errate”. “Se gli Stati Uniti sono determinati a seguire la propria strada, la Cina adotterà con risolutezza le misure necessarie per salvaguardare i propri diritti e interessi legittimi”. Per gli analisti di Nomura “entrambe le parti, dopo aver testato i limiti dell'altra, probabilmente faranno nuovamente delle concessioni, e vediamo ancora buone possibilità che Xi e Trump si incontrino di persona durante il prossimo vertice dell’Apec in Corea del Sud alla fine di ottobre”.

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