Datacenter, nel decreto Energia regole per accelerare. Ma ora si rischia l’ingorgo di norme
di Alessandro LongoL’Italia prova a fare ordine sui datacenter. Un settore in forte espansione, grazie a fenomeni come l'intelligenza artificiale e lo streaming. Ma dimenticato dalle norme italiane. Così adesso non una sola norma ma (almeno) due – con innumerevoli possibili decreti attuativi – si sono affacciati all’orizzonte in poco tempo.
La svolta più immediata sembra essere quella contenuta nel decreto Energia (del Mase) che sta per arrivare al Consiglio dei Ministri, “entro ottobre sicuro”, come detto dal ministro Gilberto Picchetto Fratin (in un evento recente del Sole24Ore).
La norma (articolo tre del decreto, un paio di pagine) semplifica e velocizza l’iter autorizzativo per costruire e ampliare i datacenter.
A quanto si legge nella bozza di decreto, “l…
L’Italia prova a fare ordine sui datacenter. Un settore in forte espansione, grazie a fenomeni come l'intelligenza artificiale e lo streaming. Ma dimenticato dalle norme italiane. Così adesso non una sola norma ma (almeno) due – con innumerevoli possibili decreti attuativi – si sono affacciati all’orizzonte in poco tempo.
La svolta più immediata sembra essere quella contenuta nel decreto Energia (del Mase) che sta per arrivare al Consiglio dei Ministri, “entro ottobre sicuro”, come detto dal ministro Gilberto Picchetto Fratin (in un evento recente del Sole24Ore).
La norma (articolo tre del decreto, un paio di pagine) semplifica e velocizza l’iter autorizzativo per costruire e ampliare i datacenter.
A quanto si legge nella bozza di decreto, “l’autorizzazione per la realizzazione e l’ampliamento dei centri dati è rilasciata, nell’ambito di un procedimento unico, dall’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale”. La funzione di autorità competente non può essere delegata o attribuita a enti di livello sub provinciale. Quindi stop al caos delle autorizzazioni che devono passare da competenze multiple territoriali.
Iter autorizzativo in dieci mesi
Ci sono poi dettagli su come procedere con l’iter autorizzativo, in vari casi. “Il procedimento unico ha una durata non superiore a dieci mesi, decorrente dalla data di verifica della completezza della documentazione. I termini per le valutazioni di impatto ambientale sono dimezzati”, si legge. “Il termine di dieci mesi di cui al primo periodo non è prorogabile se non per circostanze eccezionali, e comunque per un massimo di tre mesi, in ragione della natura, della complessità, dell’ubicazione ovvero della portata del progetto”.
I tempi lunghi e incerti (fino a cinque anni) sono stato un forte ostacolo finora all’arrivo di datacenter in Italia, scoraggiando gli investimenti internazionali (di big tech) e di attori locali. Sono questi i motivi che hanno spinto la Camera a occuparsene.
La norma bipartisan alla Camera
Da un anno infatti avanzano cinque proposte di legge alla Camera, poi unificate in una sola, bipartisan (firmatari Pastorella, Centemero, Amich, Ascani e Iaria). La legge – che ora è in attesa di emendamenti alla Commissione Trasporti alla Camera - è molto più ampia di quanto indicato dal decreto Energia. Stabilisce alcuni primi principi per la regolazione del datacenter e delega il Governo a fare decreti attuativi in merito. Ad esempio, prevede procedure amministrative semplificate e con tempi certi, un codice Ateco dedicato; l’attribuzione di priorità ai progetti localizzati in aree industriali dismesse o che adottino soluzioni energetiche pulite, sistemi innovativi di raffreddamento, di riutilizzo del calore e l’autoproduzione dell’energia; di riduzione dei consumi idrici.
Non è finita perché “è in corso una consultazione al Mimit, da cui potrebbe uscire un altro decreto, complementare a quello del Mase”, ha detto Giulia Pastorella (Azione). La parlamentare è critica verso questo profluvio di decreti, che arriverebbero prima della legge quadro delega della Camera. Un modo disordinato di affrontare la questione datacenter; un paradosso, per di più, visto che l’obiettivo di queste leggi dovrebbe essere fare ordine, semplificare.
Gli investimenti in pista
In ballo ci sono miliardi di investimenti. Ma anche il rispetto dei territori e dell’ambiente dove insistono queste strutture.
Secondo i più recenti dati dell'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel 2024 la potenza informatica nominale installata sul territorio nazionale ha raggiunto 513 megawatt (+17 per cento rispetto al 2023). Ora i datacenter occupano una superficie complessiva di 333.341 metri quadrati, con un incremento del 15 per cento rispetto al 2023. Il mercato della colocation, ovvero l'offerta in affitto di spazi e infrastrutture per l'allocazione di server da parte di terzi, ha raggiunto nel 2024 la quota di 765 milioni di euro, un incremento su base annua pari al 17 per cento. Gli analisti prevedono una crescita nel 2025 e negli anni successivi, anche per il boom dell’intelligenza artificiale, che si regge sui datacenter.
A livello territoriale, la Lombardia, e in particolare l'area metropolitana di Milano, si conferma il principale polo nazionale per capacità installata, con circa 238 megawatt attivi 8in crescita del 26 per cento anno su anno) e ulteriori sviluppi in fase progettuale. Roma si configura quale secondo centro di rilevanza nazionale, in rapida espansione sebbene con volumi inferiori. L'Italia risulta ancora distante da hub consolidati come Londra (oltre 1.000 megawatt) e Francoforte (circa 860 megawatt), ma supera altri mercati in fase di consolidamento quali Madrid (172?MW) e Varsavia (144?MW).
Al tempo stesso, “il crescente sviluppo dell'ecosistema digitale comporta un sensibile incremento della domanda energetica e delle risorse idriche, necessarie per il funzionamento e il raffreddamento delle infrastrutture come i data center”, si legge nel dossier di presentazione dalla proposta di legge alla Camera.
La fame di energia
A livello globale, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), anche in virtù dello sviluppo dell'IA, che richiede ingenti capacità di calcolo, il consumo di elettricità dei data center raddoppierà entro il 2033: se nel 2024 queste infrastrutture rappresentavano circa 1,5 per cento del consumo mondiale di energia elettrica, con consumi annuali stimati in circa 485 terawatt-ora (TWh), si stima che nel 2030 consumeranno poco meno del 3 per cento dell'energia mondiale.
Di qui la necessità di leggi che, normando per la prima volta il settore, semplifichino la burocrazia per favorire gli investimenti e al tempo stesso li dirigano nel modo più sostenibile possibile. Nel rispetto di tutte le esigenze di un territorio, non solo quelle economiche ma anche quelle ambientali.
Il Governo ora ha voluto accelerare, scavalcando il Parlamento, con un primo decreto. Bisognerà vedere quanto la fretta stavolta sarà corretta consigliera.