Con la lentezza di un pachiderma, quanto di più lontano possa servire ai mercati, forse a novembre, esattamente quattro mesi dopo il ritiro dell’offerta di Unicredit su Banco Bpm, arriverà la decisione dell’Unione europea contro il Golden power.
Si potrebbe dire meglio tardi che mai. Ma sul mercato non funziona così. Perché di fatto le carte in tavola sono cambiate. Mentre l’offerta di Unicredit su Banco Bpm si spegneva lentamente sotto le restrizioni imposte dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, i francesi di Credit Agricole hanno avuto il tempo di costruire le proprie posizioni arrivando ad avere attraverso i derivati quasi il 25% della ex popolare. Oggi Banco Bpm non è più scalabile.
Una partita ad armi pari
Va subito detto che non siamo contro l’acquisto o il controll…
Con la lentezza di un pachiderma, quanto di più lontano possa servire ai mercati, forse a novembre, esattamente quattro mesi dopo il ritiro dell’offerta di Unicredit su Banco Bpm, arriverà la decisione dell’Unione europea contro il Golden power.
Si potrebbe dire meglio tardi che mai. Ma sul mercato non funziona così. Perché di fatto le carte in tavola sono cambiate. Mentre l’offerta di Unicredit su Banco Bpm si spegneva lentamente sotto le restrizioni imposte dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, i francesi di Credit Agricole hanno avuto il tempo di costruire le proprie posizioni arrivando ad avere attraverso i derivati quasi il 25% della ex popolare. Oggi Banco Bpm non è più scalabile.
Una partita ad armi pari
Va subito detto che non siamo contro l’acquisto o il controllo della banca guidata da Giuseppe Castagna da parte di Credit Agricole, perché pensiamo che non si debbano porre vincoli alla crescita degli istituti di credito all’interno dell’Europa, un mercato dove si usa la stessa moneta, ma che purtroppo non è unico. Avremmo voluto, invece, che la partita si giocasse - non certo per colpa dei francesi - ad armi pari. Che si fossero affrontate sul mercato due offerte, quella di Unicredit e quella di Credit Agricole, e che gli azionisti della preda avessero avuto la libertà di aderire all’una o all’altra oppure di non aderire, perché anche il piano alternativo stand alone proposto da Castagna incentrato sulle Pmi e il credito ai territori, è altrettanto valido.
L’irruzione del Golden power che ha di fatto vincolato l’offerta di Unicredit ad alcuni parametri patrimoniali considerati dalla banca contrari alla sana e prudente gestione ha falsato lo scontro e ha convinto Orcel a desistere anche per l’incertezza creatasi e per la lentezza della procedura avviata da Bruxelles.
Il precedente che cambia le regole
L’annullamento del Golden power italiano dovrebbe però diventare un precedente che consenta a chi da qui in avanti vorrà lanciare un’offerta su una banca, sia all’interno del proprio Paese che all’estero, di procedere secondo le regole di mercato senza nessuna restrizione. La decisione dovrebbe ora debellare i tentativi del governo tedesco di fermare la scalata di Unicredit su Commerz oppure i paletti che quello spagnolo sta mettendo tra Bbva e Sabadel.
Inutile ridire, come ha sottolineato Draghi, che avere grandi banche in grado di competere con i colossi statunitensi o asiatici favorirebbe l’Europa, ma soprattutto i Paesi che ne fanno parte. Frenare le aggregazioni obbedisce solo a logiche di potere che penalizzano imprese e risparmiatori. Un mercato unico e aperto, per esempio, permetterebbe alle banche non solo di crescere con acquisizioni, ma anche di allocare meglio il capitale e di concedere offerte migliori ai propri clienti. E in tempi di tassi non zero, anche qualche punto base fa la differenza.