ROMA - Metti la manovra a cena a casa Meloni. Alle otto e mezza di sera, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi si ritrovano nell’abitazione romana della premier per discutere della legge di bilancio. Con loro ci sono anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e il suo vice, Maurizio Leo. È il vertice della verità per la “piccola” Finanziaria da 16 miliardi. Dentro o fuori: le misure care ai commensali avranno destini differenti.
In ogni caso servono soldi. Ecco perché la conversazione a tavola arriva presto al nodo delle coperture. ll convitato di pietra è la richiesta di un contributo alle banche. La presidente del Consiglio chiede al titolare del Tesoro di illustrare le proposte. Al plurale perché la questione politica - dice uno dei partecipanti - è “quanto si vuole fare male” agli istituti di credito.
ROMA - Metti la manovra a cena a casa Meloni. Alle otto e mezza di sera, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi si ritrovano nell’abitazione romana della premier per discutere della legge di bilancio. Con loro ci sono anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e il suo vice, Maurizio Leo. È il vertice della verità per la “piccola” Finanziaria da 16 miliardi. Dentro o fuori: le misure care ai commensali avranno destini differenti.
In ogni caso servono soldi. Ecco perché la conversazione a tavola arriva presto al nodo delle coperture. ll convitato di pietra è la richiesta di un contributo alle banche. La presidente del Consiglio chiede al titolare del Tesoro di illustrare le proposte. Al plurale perché la questione politica - dice uno dei partecipanti - è “quanto si vuole fare male” agli istituti di credito.
Tra le ipotesi spunta la revisione della tassa che le banche devono pagare se vogliono distribuire la riserva speciale maturata dal 2023 in poi. Due anni fa fu proprio il governo a permettere agli istituti di creare l’accantonamento in alternativa al pagamento della tassa sugli extraprofitti. Ma il “tesoretto” fu blindato con il lucchetto del "non distribuibile”. Con un’eccezione per il futuro: pagare una tassa del 40% per sbloccarlo. Ora l’idea è abbassare l’aliquota per invogliare le banche ad aprire i forzieri e distribuire i dividendi. Il meccanismo garantirebbe gettito allo Stato e allo stesso tempo non risulterebbe invasivo dato che la scelta in capo alle banche resterebbe volontaria.
Si passano in rassegna anche le altre ipotesi per capire come conciliare il metodo dell’accordo con la necessità dell’incasso. L’intesa di massima – riferiscono fonti della Lega – è recuperare fino a 5 miliardi. A spingere è soprattutto Salvini.
Ma anche così le risorse non bastano per accontentare le richieste dei leader della maggioranza. Anche perché i leader della maggioranza insistono per provare a portare a casa qualche soldo in più per le rispettive misure-bandiera.
Il più attivo al tavolo è il leader del Carroccio. Sa che deve giocare in recupero. Il rischio, infatti, è portare a casa misure “mutilate” perché la nuova rottamazione delle cartelle fiscali, che Tajani e Meloni fanno fatica a digerire, rischia di trasformarsi in un mini beneficio per pochi. E lo stesso pericolo riguarda l’aumento dei requisiti per andare in pensione. Ecco perché rilancia l’esclusione della prima casa dall’Isee. Parte la discussione tra i leader. Il punto di caduta: l’intervento calibrato su un valore catastale fino a 100mila euro (300-400mila di valore reale).
Le richieste di Salvini non finiscono qui. Nessun acconto del 5% dei debiti da spalmare poi in più rate, fino a 108 (9 anni) per quelli con importo elevato. La fee d’ingresso la vuole Fratelli d’Italia per assicurare un incasso alle casse pubbliche, ma per i leghisti è una mannaia. Di fatto un disincentivo ad aderire alla maxi-rateizzazione senza il pagamento di interessi e sanzioni.
La terza richiesta riguarda le pensioni. Il leader del Carroccio presenta una proposta a cui nelle scorse ore ha lavorato insieme al fedelissimo sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon: l’idea è rendere meno selettiva la sterilizzazione del blocco dell’aumento dei requisiti per andare in pensione che scatteranno dal primo gennaio 2027. Quindi maglie più larghe per le categorie dei lavoratori, l’età anagrafica e i contributi maturati.
Anche Tajani ha il suo menù. Dentro c’è il tentativo di portare l’asticella del taglio dell’Irpef da 50 a 60mila euro, ma i margini sono stretti. Si discute anche della soglia per lo sconto massimo di 440 euro. Alle dieci e mezza di sera, la premier ricorda ai presenti che "i soldi non sono infiniti”. L’invito è “chiudere” il prima possibile. Ma Tajani e Salvini dibattono ancora della rottamazione. A due giorni dal Consiglio dei ministri per il via libera, la manovra attraversa la notte tormentata delle scelte.