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Cnel, un italiano su dieci ha rinunciato alle cure. Il 25% della spesa sanitaria va ai privati

A destra, il presidente del Cnel Renato Brunetta, con l'amministratore delegato di Webuild Pietro Salini 

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Migliora l’economia circolare, e sale il tasso di laureati, anche se quello di occupazione a tre anni dalla laurea è al 74%, 8 punti in meno rispetto alla media europea. Forti squilibri territoriali e a volte a una maggiore spesa corrispondono servizi peggiori
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ROMA – Nel 2024 quasi il 10% dei residenti ha rinunciato a visite o esami specialistici, dato in aumento non rispetto al 2023 (+2,4 punti percentuali) e anche rispetto al periodo pre-pandemico (+3,6 punti percentuali). Le principali motivazioni sono state la lunghezza delle liste di attesa (6,8%, +2,3 rispetto al 2023) e la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie (5,3%, +1,1 rispetto al 2023). Il 23,9% (+4 rispetto al 2023) si è fatto carico dell’intero costo dell’ultima prestazione specialistica, senza alcun rimborso da assicurazioni. I dati emergono dalla Relazione annuale sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini, predisposta dal Cnel e presentata stamane nella sede del Consiglio, in via Lubin, con il presidente Renato Brunetta, la Ragioniera dello Stato Daria Perrotta e il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.

Sempre più spesa nella sanità privata

Gli italiani si rivolgono se…

ROMA – Nel 2024 quasi il 10% dei residenti ha rinunciato a visite o esami specialistici, dato in aumento non rispetto al 2023 (+2,4 punti percentuali) e anche rispetto al periodo pre-pandemico (+3,6 punti percentuali). Le principali motivazioni sono state la lunghezza delle liste di attesa (6,8%, +2,3 rispetto al 2023) e la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie (5,3%, +1,1 rispetto al 2023). Il 23,9% (+4 rispetto al 2023) si è fatto carico dell’intero costo dell’ultima prestazione specialistica, senza alcun rimborso da assicurazioni. I dati emergono dalla Relazione annuale sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini, predisposta dal Cnel e presentata stamane nella sede del Consiglio, in via Lubin, con il presidente Renato Brunetta, la Ragioniera dello Stato Daria Perrotta e il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.

Sempre più spesa nella sanità privata

Gli italiani si rivolgono sempre più alla sanità privata spendendo 42,6 miliardi annui, circa il 25% del totale della spesa sanitaria nazionale, con un aumento del 2% nell'ultimo anno. Un andamento che si riscontra "da molti anni e in particolare dal 2015", si legge nel rapporto. Nell'ultimo decennio il fabbisogno sanitario nazionale è "cresciuto di circa 24 miliardi, con un incremento medio annuo in termini nominali del 2%, equivalente in termini reali al +0,2%". Per il finanziamento pubblico "nel 2023 l'Italia registra una quota di spese sanitarie al 74%, contro una media europea pari al 77,3%".

La relazione mostra anche considerevoli passi in avanti nel Paese. In particolare, prosegue il ciclo virtuoso dell’economia circolare, e aumenta il numero dei laureati, anche se poi quando si va alla collocazione nel mondo del lavoro si hanno maggiori difficoltà rispetto alla media degli altri Paesi Ue: il tasso di occupazione dei laureati italiani a tre anni dal titolo è del 74% contro una media UE dell’82%. Forti gli squilbri territoriali, e non sempre a una maggiore spesa corrispondono migliori servizi. E’ per esempio il caso dei servizi della raccolta dei rifiuti, al Sud spesso più costosi, ma meno efficienti.

Aumenta la raccolta differenziata

Migliorano i servizi dell’economia circolare, dagli appalti pubblici verdi, alla gestione integrata dei rifiuti, alla creazione di green jobs. In aumento la percentuale di raccolta differenziata, che nel 2023 è stata pari al 66,6% della produzione nazionale, con una crescita di 1,4 punti percentuali rispetto al 2022. Sul piano dell’efficienza nell’uso delle risorse, l’Italia presenta dati superiori alla media europea. Nel 2022 sono stati generati 3,7 euro di prodotto interno lordo per ogni chilogrammo di materiale consumato, rispetto ai 2,5 euro/kg della media UE.

Più laureati, ma non tutti occupati

Negli ultimi cinque anni il Fondo di finanziamento ordinario (FFO) per l’istruzione è cresciuto del 6,3%. La spesa per l’istruzione terziaria è pari allo 0,4% del PIL, contro lo 0,8% della media UE. La dispersione scolastica scende per la prima volta sotto il 10%. Nel quinquennio 2019-2023 i laureati sono aumentati del 14,5% (393mila nel 2023). Nel 2023 più di un laureato su tre (36,4%) ha conseguito un titolo in area economica, giuridica e sociale e poco più di uno su quattro (26,1%) in area STEM (ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico), ma con un divario di genere, quasi due terzi dei laureati sono uomini. Sul fronte della ricerca, il numero di dottorandi è salito a 41mila, con un incremento del 30% in due anni, anche grazie al Pnrr. Da segnalare una vera e propria esplosione delle università telematiche, i cui iscritti sono triplicati dal 2018 al 2024, raggiungendo quota 250 mila (20% del totale). Il tasso di occupazione a tre anni dei laureati italiani rimane però al 74% contro una media europea dell’82%.

Più servizi alle imprese, ma meno fondi ricerca e sviluppo

L’Italia è al terzo posto in Europa per entità di aiuti alle imprese, con un impatto importante soprattutto in relazione alle transizioni ecologica e tecnologica. Nel 2023 il nostro Paese ha destinato risorse pari a circa 22 miliardi di euro (12% del totale della spesa complessiva per gli aiuti di Stato nell'UE). Inoltre, grazie al Pnrr è stato possibile destinare 57 miliardi di euro a interventi per la competitività e la digitalizzazione del sistema produttivo. L’internazionalizzazione delle imprese e il supporto all’export hanno fatto passi avanti rilevanti, come pure l’impegno per la parità di genere, l’inclusione sociale e la valutazione di impatto. Ma dal report emerge anche una contrazione dei fondi destinati a ricerca e sviluppo, che nel 2022 costituiscono l’1,37% del Pil a fronte dell’1,43% dell’anno precedente. La media UE è al 2,27%.

Comuni, forti distanze tra Nord e Sud

Le analisi sulle performance dei servizi comunali mostrano un quadro variegato, segnato da progressi e al tempo stesso da persistenti divari territoriali. Positivo è l’incremento della spesa complessiva, ma non sempre corrisponde a un aumento dei livelli di servizio. In particolare, i servizi di raccolta e gestione dei rifiuti evidenziano ampie differenze tra Nord e Sud, con migliori performance in termini di efficienza e qualità nelle regioni settentrionali. Anche per i servizi sociali e per la prima infanzia le disparità restano significative: l’offerta di nidi comunali è più diffusa e accessibile al Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno si registra ancora una forte carenza.

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