ROMA – Lampo, il cane ferroviere, il cane viaggiatore, torna a commuovere un pezzo d’Italia. Nella stazione di Campiglia Marittima (vicino Follonica e Piombino, nel livornese) è di nuovo visibile la statua che lo ricorda, restaurata. Il delizioso meticcio è sepolto poco lontano, sotto un’acacia, dal 1961.
Se il cane Hachiko ha toccato il cuore dei giapponesi per la fedeltà al suo padrone morto, Lampo cumulava abilità stupefacenti.
Riconosceva i treni su cui viaggiare. Ed era devoto alla figlia del vice capostazione di Campiglia Marittima (Mirna Barlettani).
Quasi ogni mattina il cane viaggiava in treno da Campiglia e fino a Piombino (per accompagnare la piccola all’asilo infantile). Quindi tornava a Campiglia (in treno). Di nuovo andava a Piombino, per accogliere la bimba all’uscita dall’asilo. E di nuovo rientrava a Campiglia: in treno.
Passeggero non pagante
Lampo sbarca al porto di Livorno da una nave in arrivo dagli Stati Uniti. Nell’agosto del 1953, compare nella stazione di Campiglia Marittima dove trova un rifugio sicuro nell’ufficio del vice capostazione, Elvio Barlettani, che si affeziona all’animale per la sua unicità.
Ma la carriera di Lampo come passeggero non pagante dei treni è tormentata.
Molti ferrovieri lo amano; altri lo considerano un intralcio al loro lavoro per i continui viaggi che il meticcio vuole fare. Un giorno il capostazione – attentissimo alla pulizia e ai regolamenti – ordina al suo vice Barlettani di liberarsi di Lampo.
L’animale viene così sistemato su un merci diretto a Napoli; quindi “spedito” a Barletta, dove un contadino vorrebbe farne il suo cane da guardia.
Denutrito e stanco
Lampo scappa e – denutrito, stanco – si materializza di nuovo a Campiglia Marittima. Sopravvive a una grave infezione intestinale, effetto dei mesi vissuti in esilio. E finalmente diventa la mascotte della stazione, intoccabile per l’attaccamento e il coraggio dimostrati. Ha impiegato 5 mesi per raggiungere lo scalo di Campiglia da Barletta, sempre in treno.
La Rai si accorge del cane. Parlano di lui alla radio. Poi, nel novembre 1958, Giramondo (Cinegiornale dei ragazzi) gli dedica un servizio tv; mentre la rivista inglese Look and Learn lo mette in copertina. Gli articoli della stampa italiana e internazionale non si contano più.
Purtroppo, il 22 luglio 1961 un treno merci in manovra uccide Lampo, che viene seppellito nei giardini della stazione, sotto un albero di acacia.
La pellicola
La stampa estera non dimentica il prodigioso meticcio. La rivista statunitense This Week lancia una sottoscrizione che permette di realizzare la statua commemorativa, anche grazie al generoso contributo di decine di ferrovieri. Sulla base di marmo, il cappello e la paletta da capostazione.
Nel 1962 Elvio Barlettani (vice capostazione e miglior amico dell’animale, se ancora si può chiamare così) pubblica Lampo, il cane viaggiatore (Garzanti), libro tradotto in inglese, francese, tedesco e giapponese. Altri editori lo proporranno negli anni: anche “La Bancarella Editrice”, che ha ancora in catalogo un bel volume con foto d’epoca e illustrazioni.
Nel 1967 lo scrittore polacco Roman Pisarski ne romanza la storia nel racconto “Sul cane che viaggiava in treno”, lettura obbligatoria nelle classi di terza elementare nel Paese.
Non è un caso se la Polonia gli dedichi un film, nel 2023. Alcuni critici sostengono infine che Ivano Fossati abbia tratto ispirazione anche dalla storia di Lampo per il suo disco del 2003 (“Lampo viaggiatore”).
La cerimonia
Ora, in questo 2025, la statua di Lampo torna sul prato della stazione ferroviaria di Campiglia Marittima, dopo un anno di assenza.
Il restauro viene realizzato da Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), proprietaria dell'opera e dell'area in cui è collocata.
All’inaugurazione partecipano, insieme a decine di bambine e bambini delle scuole primarie, sia Mirna Barlettani, figlia di Elvio Barlettani; sia la sindaca di Campiglia Marittima, Alberta Ticciati.