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L’Europa è assente nel digitale ma può ancora riprendere la via dell’innovazione perduta

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Il Vecchio Continente è stato all’avanguardia. Oggi la scala è molto più grande e la frammentazione uno dei principali ostacoli
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Quali sono le determinanti economiche e sociali dell’innovazione tecnologica? L’importanza di questa domanda è sotto gli occhi di tutti. Giustamente, l’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha premiato tre economisti che hanno dato un contributo essenziale per rispondervi. Joel Mokyr ha concentrato i suoi studi sulla rivoluzione industriale. È da lì infatti che scaturisce il nostro attuale benessere economico.

Come si è arrivati alla rivoluzione industriale in Europa

Prima della rivoluzione industriale, in tutto il mondo la crescita economica era assente o del tutto marginale. Come si è arrivati alla rivoluzione industriale, e perché in Europa e non altrove? La risposta convenzionale, prima dei lavori di Mokyr, era molto circoscritta. Perché l’aumento dei sala…

Quali sono le determinanti economiche e sociali dell’innovazione tecnologica? L’importanza di questa domanda è sotto gli occhi di tutti. Giustamente, l’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha premiato tre economisti che hanno dato un contributo essenziale per rispondervi. Joel Mokyr ha concentrato i suoi studi sulla rivoluzione industriale. È da lì infatti che scaturisce il nostro attuale benessere economico.

Come si è arrivati alla rivoluzione industriale in Europa

Prima della rivoluzione industriale, in tutto il mondo la crescita economica era assente o del tutto marginale. Come si è arrivati alla rivoluzione industriale, e perché in Europa e non altrove? La risposta convenzionale, prima dei lavori di Mokyr, era molto circoscritta. Perché l’aumento dei salari ha spinto le imprese a introdurre tecnologie che risparmiano lavoro, o perché in Europa vi era abbondanza di carbone. Mokyr è stato il primo storico economico a dare una risposta lungimirante e convincente.

La rivoluzione industriale è frutto di un processo sistematico di accumulazione delle conoscenze, in campo scientifico e pratico, e di interazione tra questi due ambiti: del clima intellettuale che ha portato all’illuminismo, alle scoperte matematiche di Newton, ma anche alla miriade di piccole innovazioni che hanno applicato i progressi scientifici alla tecnologia produttiva. Tutto ciò è avvenuto in Europa, e non altrove, perché l’Europa era una società più libera e aperta, in cui gli Stati avevano un ruolo secondario nell’accumulazione della conoscenza, e dove scienziati e intellettuali interagivano tra loro in modo critico ma costruttivo.

Gli incentivi economici alla base dell’innovazione

Philippe Aghion e Peter Howitt, invece, hanno studiato gli incentivi economici alla base dell’innovazione. Cosa spinge un’impresa a innovare? Quali sono le conseguenze dell’innovazione? E cosa può fare la politica economica per stimolarla? Per rispondere, Aghion e Howitt sono partiti da un’idea di Schumpeter negli anni ’40. Chi innova per primo può sfruttare delle rendite di posizione, rispetto a chi è indietro. La conquista di queste rendite è ciò che spinge un’impresa a innovare. Ma le rendite spariscono se qualcun altro innova ulteriormente e passa davanti. Cioè, l’innovazione ha anche una componente distruttiva, perché distrugge i profitti e i posti di lavoro associati alle tecnologie rese obsolete da chi innova. Per questo l’innovazione è ostacolata dagli interessi dei produttori già esistenti, tanto di più quanto più radicale e dirompente è l’innovazione.

Questa idea è ricca di implicazioni per la politica economica e industriale. Ad esempio, la tutela della concorrenza è un’arma a doppio taglio. Se vi è troppa concorrenza, vi è meno innovazione, perché la concorrenza erode le rendite di chi innova. Ma se ve ne è troppo poca, i monopolisti non innovano, perché le loro rendite sono comunque assicurate. La ricerca alla base di questo premio ha oggi una rilevanza particolare.

Perché l’Europa è in ritardo sulla rivoluzione digitale

L’Europa, dove è nata la rivoluzione industriale, è quasi del tutto assente dalla rivoluzione digitale che sta trasformando l’economia mondiale. Perché? E cosa fare per recuperare la spinta a innovare? Paradossalmente, uno dei punti di forza nella storia dell’Europa è oggi una sua debolezza. In passato, l’Europa è stata all’avanguardia dell’innovazione grazie alla sua frammentazione politica, che ha stimolato la diversità dei punti di vista e ha protetto gli innovatori dalla censura e dalle persecuzioni politiche. Oggi, tuttavia, l’innovazione è su una scala molto più grande, necessita di risorse ingenti e di un mercato pienamente integrato. La frammentazione dell’Europa è uno dei principali ostacoli da superare, per essere di nuovo capaci di innovare.

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