Economia

Titoli di Stato, argento, valute forti: ecco gli asset rifugio alternativi all’oro

Titoli di Stato, argento, valute forti: ecco gli asset rifugio alternativi all’oro
(reuters)

Le quotazioni stellari raggiunte dal metallo giallo suggeriscono di diversificare gli investimenti. Ma attenzione ai rischi connessi

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La corsa a perdifiato dell’oro negli ultimi mesi fa sorgere più di un dubbio sulla sostenibilità di questa tendenza. Il che suggerisce, quanto meno in un’ottica di diversificazione, di prendere in considerazione anche altri asset class classificabili come asset rifugio. Vediamo quali sono, con relativi pro e contro.

Tra le materie prime spazio all’argento, ma è più volatile

Restando nell’ambito delle commodity, Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia, segnala le potenzialità dell’argento, che nelle fasi positive delle commodity tende a performare meglio dell’oro (+70% circa da inizio anno). “La sua doppia natura - monetaria e industriale - offre una diversificazione che l’oro non ha: la domanda da fotovoltaico, elettronica e auto elettrica crea un supporto strutturale ai prezzi”, spiega. “Aggiungendo una quota di argento all’oro, si riduce la dipendenza da un solo asset. Di contro, è tendenzialmente più volatile del metallo giallo”. Inoltre, aggiunge Diodovich, “spesso i cicli ribassisti dell’argento sono lunghi, il che mette alla prova la disciplina dell’investitore rispetto al più resiliente oro”.

Titoli di Stato core: elevata liquidità, ma occhio al rischio tassi

I Treasury Usa e i Bund tedeschi sono tradizionalmente considerati asset sicuri, in quanto esprimono la solidità degli emittenti, che sono rispettivamente la prima economia mondiale e dell’area euro. Negli ultimi mesi i rendimenti hanno seguito solo in parte le dinamiche dei tassi ufficiali, dato che è cresciuta l’esposizione debitoria dei due Stati, che comunque conservano la massima affidabilità presso gli investitori. Questo spiega l’elevata liquidità che li caratterizza. Di contro, le tensioni commerciali potrebbero favorire un’accelerazione dell’inflazione, rendendo volatili soprattutto i titoli a lunga scadenza.

Valute forti, ma non solo dollaro

Tradizionalmente il dollaro è stato la valuta rifugio per eccellenza, attirando investimenti soprattutto nelle fasi di tensione dei mercati finanziari, ma negli ultimi tempi ha perso forza a causa tensioni politiche, tariffe e politiche fiscali Usa, oltre alle pressioni dell’Amministrazione Trump che mettono in forse l’indipendenza della Fed. “Non ci aspettiamo che lo status di valuta di riserva del dollaro venga messo in discussione a breve. Tuttavia, preoccupazioni più ampie sul potere d’acquisto delle valute fiat potrebbero alimentare la domanda per gli asset reali”, spiegano da Lombard Odier.

In parallelo sta crescendo l’attenzione verso lo yen giapponese, l'euro e soprattutto il franco svizzero. “La valuta elvetica è apprezzata per la stabilità politica, la neutralità, la bassa inflazione storica e i conti pubblici solidi del Paese”, racconta Diodovich. “Durante le crisi globali, tende ad apprezzarsi contro euro e dollaro grazie ai flussi di capitali verso la Svizzera”. Il quale sottolinea, come fattore critico, la dipendenza dalle decisioni della Banca centrale, “che può intervenire ad esempio in caso di rivalutazione della divisa ritenuta eccessiva”.

Azioni dei settori difensivi, con attenzione alla rotazione

Tradizionalmente le azioni sono considerate asset rischiosi rispetto – ad esempio – al reddito fisso. Una certezza che negli ultimi anni è stata scalfita dalla profonda dispersione settoriale in termini di volatilità e rendimenti. I titoli di settori come utility e pharma sono rimasti indietro nelle fasi di particolare euforia delle Borse, ma nel medio periodo hanno dimostrato una crescita più equilibrata, difendendo i portafogli nelle fasi di correzione.

Da Lombard Odier segnalano anche gli asset infrastrutturali, che “possono svolgere un ruolo stabilizzante in portafogli ben diversificati, in quanto tendono a generare flussi di cassa relativamente stabili, una caratteristica interessante in un contesto di bassi tassi di interesse”.

Bitcoin, “oro digitale”, ma fino a un certo punto

Spesso il Bitcoin viene definito “oro digitale” per la sua natura decentralizzata, la quantità limitata disponibile e la liquidità elevata (transazioni rapide, con costi contenuti). Offre infatti un'alternativa tecnologica alla conservazione del valore e alla protezione dal rischio di riscatto monetario. Persino il presidente della Fed, Jerome Powell, nei mesi scorsi ha detto che “Bitcoin è un competitor per l’oro fisico”. Tuttavia, le criptovalute (compreso il Bitcoin) evidenziano un'elevata volatilità, con oscillazioni di prezzo significative, non propriamente una caratteristica tipica degli asset rifugio.

Investimenti alternativi per orizzonti lunghi

Arte, vini pregiati, quote azionarie o di debito delle aziende non quotate. Sono tutti investimenti alternativi spesso utilizzati dai detentori di grandi patrimoni in ottica di diversificazione. Si tratta di soluzioni d’investimento non esposte a variazione di valore su base quotidiana, ma spesso sono illiquide. Pertanto risultano ideali solo per la parte di patrimonio di cui non si ritiene di poter aver bisogno nel breve o medio periodo.

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