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“Rischi dalle tensioni Usa-Cina”, allarme dell’Fmi su crescita e IA

 Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista dell'Fmi

 (reuters)

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Per il capo economista Gourinchas la Ue si deve dare una mossa e “attuare le raccomandazioni del rapporto Draghi”
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WASHINGTON – I dazi americani hanno avuto un impatto minore del previsto sull’economia globale, ma i primi effetti negativi si iniziano a sentire e i rischi restano elevati, soprattutto per le tensioni tra Usa e Cina e il pericolo che scoppi la bolla dell’intelligenza artificiale. Quanto all’Unione Europea, dovrebbe darsi una mossa, attuando «le raccomandazioni del rapporto pubblicato un anno fa dall’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi». Sono le conclusioni del World Economic Outlook pubblicato ieri dal Fondo Monetario Internazionale, e le esortazioni del suo capo economista Pierre-Olivier Gourinchas, che si sommano agli avvertimenti lanciati ieri dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti Bessent a Pechino: «Vuole trascinare tutti giù con sé».

WASHINGTON – I dazi americani hanno avuto un impatto minore del previsto sull’economia globale, ma i primi effetti negativi si iniziano a sentire e i rischi restano elevati, soprattutto per le tensioni tra Usa e Cina e il pericolo che scoppi la bolla dell’intelligenza artificiale. Quanto all’Unione Europea, dovrebbe darsi una mossa, attuando «le raccomandazioni del rapporto pubblicato un anno fa dall’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi». Sono le conclusioni del World Economic Outlook pubblicato ieri dal Fondo Monetario Internazionale, e le esortazioni del suo capo economista Pierre-Olivier Gourinchas, che si sommano agli avvertimenti lanciati ieri dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti Bessent a Pechino: «Vuole trascinare tutti giù con sé».

L’Fmi ha ritoccato al rialzo le stime di crescita di Stati Uniti e Unione europea. L’economia Usa segnerà un +2,0% quest’anno, 0,1 punti in più rispetto alle previsioni di luglio, mentre nel 2026 il pil salirà del 2,1% (+0,1 punti). Per la Ue, il Fondo prevede una crescita dell’1,2% nel 2025 (+0,2 punti). Per il 2026 il pil crescerà dell’1,1% (-0,1 punti). L’Fmi conferma le stime per l’Italia nel 2025 e nel 2026. Quest’anno il pil crescerà dello 0,5% e il prossimo dello 0,8%.

Presentando l’Outlook, Gourinchas ha avvertito che «l’incertezza resta elevata, anche se i dazi hanno avuto un impatto inferiore alle attese», bilanciati in alcuni casi dagli accordi commerciali e le esenzioni, e in altri dall’indebolimento del dollaro. I rischi sono legati soprattutto a Pechino e all’intelligenza artificiale: «Un’escalation delle tensioni fra Stati Uniti e Cina può avere un impatto negativo sulla crescita mondiale», ha detto Gourinchas.

Proprio ieri, parlando col Financial Times, Bessent ha accusato la Repubblica popolare di puntare troppo sulle esportazioni per bilanciare i problemi della propria economia, e di voler trascinare gli altri verso il basso con le limitazioni imposte alla vendita di beni chiave come le terre rare. Washington ha risposto iniziando ad imporre tasse ai cargo cinesi che arrivano nei porti americani e il presidente americano ha nuovamente avvertito Pechino: «Ritengo che il fatto che la Cina non acquisti deliberatamente la nostra soia, causando difficoltà a coltivatori, sia un atto economicamente ostile. Stiamo valutando la possibilità di interrompere i rapporti commerciali con la Cina ad esempio per l’olio da cucina e ad altri beni come forma di ritorsione». L’incontro tra i presidenti Trump e Xi, a margine del vertice Apec a fine mese, resta dunque appeso ad un filo.

Gourinchas ha riconosciuto che Pechino dovrebbe fare di più per stimolare il mercato interno, anche per mettere la propria economia al riparo dalle turbolenze geopolitiche. Il capo economista del Fondo ha sottolineato i rischi delle «aspettative di crescita eccessivamente ottimistiche sull’intelligenza artificiale», perché si vedono comportamenti simili a quelli avvenuti prima dello scoppio della bolla dot-com del 2000-2001.

«Nessuno può prevedere un potenziale flop del boom dell’IA, ma potrebbe risultare grave e il nostro compito è prevenirlo». Anche per questo «l’Ue deve fare di più in termini di integrazione se vuole rilanciare la propria economia». Parlando con l’Afp ha spiegato come: attuando le riforme suggerite dal rapporto Draghi per il mercato unico ed eliminando le barriere interne: «C’è molto lavoro da fare e i progressi sono, a nostro avviso, insufficienti. Le proposte avanzate non sono nuove; vanno messe in pratica».

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